Mi Dilungo

27 Apr

Preparazione. Ci vuole preparazione. Organizzazione, calma, preparazione. Visualizzare il viaggio, immaginarne i problemi, preparare le soluzioni.

Preparare un viaggio è come preparare una vita.

Ci sono quelli convinti che si possa fare davvero. E si siedono sul divano, televisione spenta, quaderno, e scrivono le cose da mettere in valigia. Immaginando tutta una storia che potrebbe, tranquillamente, andare da tutt’altra parte.

Mi piace la cieca ostinazione degli uomini a prepararsi per qualcosa. Passano il presente a preparare il futuro.

Conoscevo una donna che prima di ogni viaggio scriveva su un foglio, piccolo, a quadretti, la lista delle cose da mettere in valigia.

Dovessi fare liste di cose da portarmi per ogni viaggio, passerei la vita piegato su piccoli fogli a quadretti.

Ho imparato, viaggiando perennemente, a ponderare l’indispensabile.

Le cose che devi, per forza, portare. Indipendentemente da cosa ti aspetta.

Sto preparando quattro lunghi viaggi, diversi per destinazione, impegno e durata.

Mi serve solo una valigia.

Con le cose di cui non so fare a meno.

Qualcosa per quando piove, qualcosa per quando l’anima brucia, qualcosa da leggere per dormire, uno spazzolino da denti, dei calzini puliti. Basta.

Come ogni anno, adorabile ordine delle tradizioni, partiamo qualche giorno prima del mio compleanno, per un viaggio in moto tra i più belli che si possano pensare.

Lavanda, rosmarino, tornanti, sabbia, mare, dighe, fiumi, pini marittimi, sigarette spente sotto le suole, silenzio, volpi, birra, musica assordante, odore di pesce, freddo di montagna e caldo delle sere di maggio.

La strada è parecchio impegnativa. La scegliamo apposta così. Allungando, in verità quasi raddoppiando il viaggio. Passiamo da dove la neve non si è ancora sciolta, salendo su tornanti non adatti alle moto, su strade umide, scivolose, viscide e bastarde. Scendiamo attraversando valli di segherie, magazzini, chiese sperdute, pessimi caffè che sanno di bruciato, iniziando a sentire il caldo, a intravedere il mare tra gli oleandri. Roba perfetta. Adorabile tradizione.

Sto organizzando un viaggio che spero, a tutti gli effetti, duri una vita. Non credo ci sia bisogno di nessuna valigia. Ma per sicurezza, ho fatto una borsa con un paio di cose.

Mi dilungo a osservarmi fare cose che pesano pochissimo nel bilancio di una vita.

Piccoli gesti perfetti, come rimettere in ordine di colore, ordine cromatico dal rosso al verde, passando per il giallo e il blu, i libri sul comodino.

Accarezzo con uno straccio il serbatoio di Hernest, senza volerlo pulire.

Raccolgo margherite insieme al Piccolo, che ha un progetto grandioso per tutti questi fiori.

Inseguo con gli occhi una nutria, che corre sul bordo di una roggia.

Mi dilungo.

Preparazione, cazzo, nella vita ci vuole preparazione.

Per quelli che hanno paura.

Oppure,

più semplicemente,

partire.

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