Un altro, adorabile, giorno di primavera

3 Apr

Ricordo come fosse ieri la prima volta in cui mi sono innamorato. Era primavera. Viene più facile, innamorarsi, in primavera.

Ricordo di essermi messo il mio gilet husky, di due taglie in più, ereditato da qualche amico di mia madre, con un orrido gusto nel vestirsi. Di aver indossato il mio cappello, con la visiera piegata a becco, e di essere uscito come tutte le mattine. Un po’ prima del solito, per poter camminare con calma verso la metro.

Di aver visto lei.

Passare sul marciapiede di fronte.

E di non aver capito più niente.

Sono sparite tutte le comode regole che mi ero messo per condurre una vita serena. Tutti gli orari, tutte le certezze, tutti i canoni con cui pensavo di aver finalmente ingabbiato la mia vita. A sedici anni. Partivo comodo. Pensavo di aver quasi finito.

Camminava a piccoli passi, sommersa da una borsa gigantesca, piena di libri, con quei capelli lunghi, castani, dolci nel colore, morbidi. Con una camicia a quadri, aperta su una scollatura che per un paio d’anni mi è sembrata la discesa più pericolosa del mondo.

La prima volta che ti innamori è la migliore. Non sai quanto farà male. Non sai un cazzo. Senti solo, tutto intorno a te, il mondo sgretolarsi. E ti ritrovi da solo, con il tuo discreto mal di stomaco, quella fame incredibile, quella voglia di correre fino a non sentire più le gambe, a osservare la primavera esplodere.

Per questo innamorarsi in primavera è meglio.

Il mondo si sta innamorando di se stesso, ancora una volta, come tutti gli anni.

Tu fai lo stesso.

Esplodere insieme.

Mi ci sono voluti due mesi, che il tempo non passava mai, per dichiarare il mio amore.

Una cosa leggera, in pieno mio stile.

Ti amo, voglio sposarti, fare dei bambini, stare sempre con te, proteggerti, renderti felice, regalarti dei fiori, lavorare per te, vivere per te, respirare per te.

Ho ricevuto, come premio, un bacio.

Labbra che ancora oggi ritengo tra le più adatte a incastrarsi con le mie.

In primavera, a sedici anni, un bacio può durare anche un paio d’ore.

Salivazione azzerata, arrossamento guance, lieve carenza d’ossigeno.

La lingua che prende il comando, che vorrebbe dire cose, fare cose, proclamare editti, rivedere certezze, cancellare dubbi.

Limonare, durissimo, tutto il pomeriggio.

Sostituendo la vita con un bacio.

A sedici anni si può fare, eccome.

Anche a trentatrè, a dirla tutta.

Ma dura meno.

Fanculo, a saperlo che era una cosa che faceva malissimo, l’avrei fatta lo stesso però godendomi di più quei momenti di beatitudine.

Tornavo a casa per cena. Che poi non mangiavo nemmeno.

Per poi uscire, appena finita la cena.

Scappando, con una fretta terribile, sotto il suo portone.

Vederla aspettarmi attraverso la finestra.

Scendeva, camminavamo fino a quella panchina, per poi ricominciare.

Tutto il mondo, in fondo, girava attorno a quel bacio.

Era quasi estate.

Le magnolie coloravano tutto il viale.

Conviene davvero innamorarsi a primavera.

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