Born To Run (Correndo, sanguinando, mai barcollando)

30 Mar

Colonna sonora qui. (un inedito Frank Turner in sedia a rotelle, con tanto di mamma che lo annuncia…) 

C’è gente che è nata per pascolare la vita, brucando il prato della speranza, e fottendosene. Questo penso. C’è gente che è nata per morire in modi curiosi, e non fare nulla nel mezzo. C’è gente che è nata per correre. Questo penso di alcune persone. Me compreso. 

Ho la vita contro, spesso. Ho il destino che mi rema contro, e ha i remi grossi, la falcata da cannottiere, l’esperienza di chi conosce il fiume e le correnti. 

Ma io ho un grandissimo vantaggio competitivo. Come i pugili che sanno incassare. Non mi arrendo. Mai. Sono trentacinque anni che non mi arrendo. Incasso, male a volte, ma non mi arrendo. 

Niente, è così. Sputo, mi rialzo, quantifico i danni. 

Per questo mi danno cinque anni più di quelli che ho. Lo fanno da quando ne ho venti. Lo faranno anche quando ne avrò sessanta. 

Per questo stupisce la mia capacità di mettere in discussione anche le cose più semplici. 

Per questo, a volte, ho bisogno di staccare. Quel tempo, apparentemente morto, tra una ripresa e l’altra. Controllare i danni, appunto, quantificare, rialzarsi, procedere. 

Che poi, in momenti come questi, penso sempre a mia madre. Che forse si aspettava altro dalla mia vita. Non sperava forse, di avere un testardo pugile incassatore come figlio. I sogni delle madri si appoggiano sulle notti dei figli come coperte, ma i piedi dei figli scalciano, a volte. Non so che futuro sognassi per me, ma sono qui a metterlo in piedi ogni giorno. Con round di cui saresti fiera, e round in cui ho avuto paura anche io. 

Tra una ripresa e l’altra prendo fiato. A modo mio. Ci ho provato, a trovarmi un buon allenatore. Non è così facile. 

Allora faccio da me. 

Ci ho provato a trovare un posto sicuro e comodo. Niente da fare. 

Allora prendo la moto. E mangio statali. 

Ottanta all’ora. Ogni tanto, qualcosa di più, se fumo qualcosa di meno. 

Che quando mi chiedono: quanto fa la tua moto? Io non lo so mica. Ma so per certo che a ottanta mi porta fino a quando mi fanno male le braccia, mi si svuota la testa, fino a quando mi sento pronto a rimettermi sulle mie gambe. Serve a questo, a me, la moto. 

C’è un modo preciso, metodico, per farlo. C’è l’incrocio davanti a casa mia che è l’inizio. A sinistra, cinque minuti, dritto, sei in centro. A destra, dieci minuti, dritto, sei sulle statali che fanno la corte alla città, come vecchie malandate, ma ancora molto sexy. 

Sono strade che hanno una storia. Lunga, bellissima, tortuosa. Che pochi conoscono ancora. Sempre meno. 

Sono strade disegnate dai romani.  Solchi nella campagna della Bassa, fino alle colline, fino al mare. Un serpente, un dedalo di serpenti, che pigri si srotolano fino al mare. Tra campi, paesi diventati enormi quartieri dormitorio, vecchie cascine, nuovi cantieri, ponti pericolanti. Sembrano noiose, se le fai veloce, passando gli enormi disastri fatti dal noioso progresso urbano. Cazzo, ci sono più BricoCenter in provincia che nelle grandi cittá. L’enorme bisogno di viti che gli uomini hanno quando vivono nelle moderne caserme termoindipendenti classe A. 

Ci sono i paesi con le tracce della storia, magari nascoste da un Bar Tabacchi con le slot machines. 

Ci sono i vecchi che ti fermeresti a parlare, immaginando una saggezza ormai dimenticata in città. Ma che poi non hanno un cazzo da dire, perchè sono piegati dai bianchini e dalle briscole. Anni di pessimo vino cancellano la saggezza e il sorriso. 

Ci sono i campi, con l’odore di carogna, l’odore di concime, le nutrie che nuotano veloci nei canali. Le rane che gracchiano, le libellule. 

È una cosa di tatto. con il vento che picchia sulla faccia, le vibrazioni sulle mani, la sensazione di perdere il controllo a ogni buca, a ogni colata di terra che invade la strada. 

È una cosa di olfatto, con gli odori della campagna che riempiono il naso fino in fondo ai pensieri. 

È una cosa di vista, con il lento passare delle cose sotto gli occhialoni. 

È una questione di sete e di fame.

Ci sono le puttane sugli svincoli, che sorridono quando passi. 

Non ho capito perchè. 

Ci sono i cacciatori. Che si incazzano quando passi. 

Rovinare la caccia è anche molto animalista, e fa pari con tutti i moscerini che mangi. 

Puoi anche partire senza colonna sonora, anche se una adeguata preparazione prevede una delicata playlist. 

Stare in movimento per fermarsi. 

Ossimoro.

La mia vita ha dei modi di riprendersi che sono un ossimoro. 

Per amare, ho dovuto odiare. 

Per vivere sono morto molte volte. 

Per fermarmi ho bisogno di partire. 

Fa figo da dire. Ma cazzo mettiti nei mei panni. 

Nei panni di un grande incassatore. 

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