L’amore che uccide quelli che non sanno piangere

2 Mar

Commodoro è un bulldog inglese abbastanza brutto, abbastanza grasso, abbastanza intelligente.

Commodoro è un nome abbastanza brutto, per un bulldog.

Per questo, il miglior modo per definire Commodoro è “abbastanza”. E’ un cane “abbastanza”.

Sandra è la padrona di Commodoro, da quando è andata, prendendo la corriera e il treno FrecciaArgento, a prenderlo nel grande allevamento fuori sulle colline.

Sandra vive sola. Tolto Commodoro.

Da quando il secondo marito l’ha lasciata. Due su due, dice sempre sua madre, quasi a rinfacciarle che il problema, in amore, è lei.

Come se lei non lo sapesse.

Sua madre, in fondo, è sempre stata ridondante, in quello che dice e in quello che fa.

Anche fare quattro figlie, è stato particolarmente ridondante, a vederlo da fuori. Sandra è l’ultima. Cresciuta sotto gli occhi amorevoli del padre, ha potuto vedere le tre sorelle prendere marito, fare figli, stare pimpanti e attente sotto l’ombrellone a co ordinare piccole truppe di mariti e figli, tirando fuori dalla borsa frigo le derrate alimentari ordinatamente preparate la sera prima.

Sandra non sa nemmeno cucinare.

Commodoro mangia cibo in scatola per questo.

Anche Sandra, spesso, mangia cibo in scatola per questo, E per la noia, e per la stanchezza e perchè da soli non c’è tutto questo bisogno di cucinare come diavoli. Non c’è nessun ospite da stupire, in fondo.

L’ultimo uomo della sua vita è stato Franco, idraulico tutto fare, piombato nella sua vita durante una snervante attesa per il prelievo del sangue alla Clinica San Camillo. Aspettavano insieme, si sono trovati un cornetto alla marmellata in mano insieme, si sono trovati seduti a pranzo insieme, si sono trovati sdraiati a letto insieme, si sono trovati annoiati di stare insieme poco dopo.

Franco portava Commodoro a pisciare come fosse un dovere. Sandra cucinava come fosse un dovere.

La madre di Sandra li aspettava per pranzo la domenica come fosse un dovere.

Che due coglioni, pensava Sandra, uscendo di casa.

Che due coglioni, pensava Franco, entrando in ascensore.

Che due coglioni, pensava Commodoro, osservandoli.

Sandra si era ritrovata ancora sola, ancora una volta.

E aveva deciso che basta. Insomma. Era ora di finirla con uomini che entravano nella sua vita, in casa sua, toccavano il suo cane, pisciavano lasciando goccioloni sull’asse del cesso, ruttavano bevendo birra. Basta.

Un giorno, camminando verso l’ufficio, pensava proprio a questo. Basta. Era ora di dire basta. Che si fotta sua madre, e anche le sue sorelle, e anche i loro mariti, e anche le sue amiche, e anche tutto il resto.

Fu allora che un uomo sulla quarantina, abbastanza bello, abbastanza alto, abbastanza barbuto, la fermò.

– E’ normale che lei abbia della saliva, o bava, sui pantaloni?

Sandra, abbassando lo sguardo, ritrovò un denso concentrato di bava di Commodoro, posizionato sulla coscia sinistra. Un gelatinoso ammasso di bava. Niente fuori dall’ordinario. Commodoro sbavava per qualsiasi cosa.

– Credo di si

– E’ normale che lei sia così bella?

A questo genere di domande non ci si abitua mai. E si rischia, quando non si è abituati, di rispondere male. Per difesa.

– Lei abborda sempre così le donne?

Lui era abbastanza calmo. Un uomo “abbastanza”. Come il suo cane. Sembrava, perlomeno, abbastanza calmo.

– No. Sono semplicemente sincero. Voglio offrirle un caffè. Così lei si toglie la bava dai pantaloni e io posso guardarla ancora per qualche minuto.

Che una donna normale dovrebbe rispondere, cortesemente, no grazie, lo sapeva anche Sandra.

Che ha risposto, cortesemente, si okkei.

Lui, seduto, sembrava abbastanza comodo.

Lei, impegnata a togliere la bava dalla coscia, sembrava abbastanza in imbarazzo.

– Che tipo di molossoide è?

Ma che cazzo di domande sono? Pensava.

– Un Bulldog Inglese.

– Adorabile, anche se io preferisco di molto il Dogue de Bordeaux.

– Troppo grosso per me.

– Niente è troppo nella vita. Basta decidere. Se uno decide che il bulldog è il massimo, allora finisce con un bulldog. Se uno punta a un Dogue de Bordeaux, allora si ritrova con un Dogue de Bordeaux. Poi ci sono anche quelli da Bulldog Francese o da Cane Corso. Il mondo è bello perchè è vario.

– Se ne intende di cani.

– Per nulla. Abbordo donne sbavate, e mi sono fatto una cultura. Odio i cani. Ma sono un bel pretesto.

Rideva, finalmente. Aveva pensato proprio questo: finalmente.

Quanto tempo, quanti giorni, quante settimane, quanto cazzo di tempo era che non rideva così?

– E’ molto bella quando ride.

– Non mi capita spesso.

– Allora dovremmo farlo più frequentemente?

– Cosa?

– di vederci e ridere.

– dice?

– beh. E’ gratis, è divertente, e in fondo passa presto. Non vedo nessun grave effetto collaterale.

– Ci sto. Facciamolo tutti i lunedì.

– Lei però deve venire con la bava.

– E lei con questa calma.

– Fatto.

Febbraio, in fondo, di lunedì, ne ha solo quattro. E anche Marzo non era messo bene a lunedì. Per questo avevano convenuto di aggiungere il mercoledì. E a maggio anche il venerdì.

Il tavolino che dava sull’edicola della piccola piazza era diventato il loro, tre giorni su cinque.

A giugno, con il sole che faceva fatica a nascondersi, iniziarono a camminare insieme, la domenica pomeriggio, portando Commodoro a prendere gli spruzzi delle fontane dei giardini del centro.

Lui non aveva mai esagerato. Abbastanza strano, pensava lei.

Lei si era semplicemente arresa alle risate, alla sua faccia calma, a tutto questo.

Luglio li sorprese per mano, alla domenica, con le fontane che davano un po’ di fresco.

Era strano, trovarsi per mano.

Era bello, decisamente. Non abbastanza, decisamente.

– Che cosa facciamo adesso?

– Andiamo a bere un vino fresco?

– Non adesso. Dico adesso per dire nei prossimi mesi

– Non lo so.

– Io ho paura di perderti

– Non dovrebbe succedere. Almeno credo.

– Che cazzo di risposta.

– E’ quello che posso dire.

– Partirai?

– Penso di si

– Tornerai?

– Penso di si.

– Io ho paura di perderti

– Concretamente è quello che molti definirebbero innamoramento

– dici?

– dicono di essere innamorati. Ma vuol dire: ho bisogno di essere amato. Ho paura di perderti.

– tu non hai paura di perdermi

– io no

– non mi ami?

– penso di si

– si o no, cazzo

– penso di amarti come si ama una donna bellissima, che pensa di essere abbastanza bella. Una donna dolcissima, che pensa di essere abbastanza dolce.

– e come si ama una donna così?

– prendendola per mano, ai giardini e aspettando che pianga per amore.

– devo piangere?

– tutti devono piangere per amore. Altrimenti l’amore ti uccide. Come un serpente.

E si ritrovarono abbracciati e persi in un riflesso del sole sull’acqua della fontana, mentre un bambino abbastanza stupido tentava di infilare un rametto dentro la narice sinistra del naso di Commodoro, accaldato, annoiato e in pochi istanti arrabbiato.

L’amore è abbastanza strano. Abbastanza.

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