La Libertà, ovvero un modo molto originale di morire

12 Gen

Negli ultimi giorni un grosso, grasso, caso ha scosso milioni di persone nel mondo.

Riassumo brevemente il fatto. Due cazzoni, mezzi criminali e mezzi terroristi, seguiti da un pezzo dai servizi segreti, con una rocambolesca e insensata operazione hanno ucciso dodici persone per poi scappare a nascondersi in una tipografia, rischiare di ammazzarne un altro paio, prima di essere letteralmente stati traforati da un centinaio di sbirri altamente specializzati in questioni del genere. Nel frattempo un socio, più o meno socio, perchè pare che anche i terroristi abbiano dei problemi di concorrenza interna, dopo aver ucciso una vigilessa si è chiuso in un supermercato kosher, ha fatto un’altra strage prima di seguire i due fratelli e morire pieno zeppo di buchi. Qualcuno, giustamente, ha definito il tutto come l’11 settembre europeo. Qualcuno, profondamente sconvolto dalla questione, ha iniziato a spargere odio e ansia. Qualcuno, come Salvini e Le Pen, ci ha guadagnato un 10% netto di share. Che non è un bene, ne per la democrazia ne per la libertà.

Io ho seguito la cosa come, da troppo tempo, seguo il resto della guerra. Con disprezzo e senso di impotenza. L’Occidente è in guerra più o meno da quando io ho capacità di pensiero. E inizio a essere vecchiotto. Quindi sono proprio tanti anni. Ha iniziato Bush Senior, seguito a ruota dal figlio. Che cercava armi di distruzione di massa che nessuno ha mai trovato. Però hanno trovato tanto, un sacco, di petrolio. Poi Bin Laden, che a confronto di quelli di oggi sembra un buontempone con la passione per i video, ha esagerato calcando la mano sul concetto di facciamogliela pagare. E l’Occidente, giustamente, si è particolarmente incazzato. In mezzo ci sono una decina di sotto questioni internazionali, ambiguità, piccole e vecchie rivalità. Che se avessi voglia di scriverle tutte, farei il giornalista.

In mezzo, cosa più importante, c’è una quantità enorme di gente morta. A dimostrazione del fatto che la guerra è proprio una grande merda. Gente, per lo più, morta come si muore in guerra, senza aver potuto difendersi, codardamente, ingiustamente. Soldati, morti in imboscate, civili, morti nel sonno, gente che non centrava un cazzo. Persone. Uomini, donne, bambini. Noi, l’Occidente civile, quello che è andato in vacanza, a lavorare, a puttane e a bere birra mentre si faceva la guerra, ce ne siamo più o meno sbattuti le palle per anni. Primo perchè metà di noi non sapeva nemmeno dove fossero Afghanistan e Irak, secondo perchè una volta capito dove erano, erano comunque sufficientemente lontani. Ci tornava, ogni tanto, un militare morto.

Ogni morto ha portato la sua storia di dolore e disperazione. Ma le morti urlano le loro storie sottovoce, da sempre. Così chi ti muore vicino sembra faccia più rumore di quelli che, dopotutto, ti muoiono a migliaia di kilometri di distanza.

L’operazione Enduring Freedom, lanciata nel 2001 per dare la caccia a quel coglione di Bin Laden, da sola e con i soli bombardamenti aerei, ha ucciso 3000 civili afgani. Un popolo davvero sfigato, perchè avevano appena finito di morire per la guerra russa e le loro settecento guerre locali. Insomma, nascere in Afghanistan non è una bella idea. Meglio New York , dove la guerra ha fatto 2974 vittime. Già, perchè a oggi, in Afghanistan sono morti, circa, 18000 civili.

Diciottomila, cazzo.

La Coalizione internazionale, mandata a esportare la Libertà, ha perso 3069 soldati.

Un bagno di sangue.

La macabra conta potrebbe durare anni, visto che poi vanno aggiunti i mutilati, gli amputati, quelli che vanno sotto il nome di “scemi di guerra”, da ambo le parti.

Un massacro.

La settimana scorsa sono morte 12 persone nella redazione di un giornale satirico.

Il giorno prima, sempre per dare i numeri, 6 bambini e una maestra.

Solo che queste 12 persone sono morte a Parigi, che è oggettivamente molto vicino.

Il panico, comprensibile, si è espanso come l’isolante per infissi, nei social network europei. E anche americani, che a ben donde, non distinguono tra sensi di colpa e colpe oggettive.

E questo mi sta bene.

La paura è l’arma più potente del marketing. Da sempre.

La paura riesce a cancellare la ragione. Facilmente.

Sempre per dare dei numeri, la gente muore prevalentemente per altre ragioni. L’infarto, prima di tutto. Il cancro. E un sacco di brutte malattie.

La guerra, nonostante ci impegniamo parecchio, è a mezza classifica tra la meningite e la sifilide.

Muoiono più bimbi malnutriti che persone per guerra e terrorismo.

Ma, si sa, i numeri non spiegano tutto.

E un po’ perchè tutto questo è successo a Parigi e non in uno di quei paeselli dell’Afghanistan che non si riescono nemmeno a pronunciare, un po’ perchè sembra tutto troppo brutto quando è in mondovisione, questa strage, brutta come tutte le stragi, bastarda come tutte le morti, inutile come tutte le guerre di religione, ha scosso il nostro mondo da vicino.

Il giornale satirico attaccato due minuti prima era conosciuto da una piccolissima percentuale di italiani, tendenzialmente sinistroidi e molto noiosi. Pochissimi, forse ancora meno di quelli che ancora vanno alle feste del Partito Democratico. Tre minuti dopo la strage era il giornale più famoso d’Europa. Anche questo è giusto.

Io ho amato Cuore. Alla follia. Devo a Serra tantissimi splendidi sabati. Di quando andavo alla scuola dell’Opus Dei, e Cuore era vietato ed era bello il doppio comprarlo.

Non mi piace il Vernacoliere, ma ogni tanto lo leggo. Mi piace poco il Male. Charlie Hebdo lo conoscevo perchè frequento gli aeroporti francesi. E un po’ perchè non capisco il francese, un po’ perchè le vignette non mi facevano ridere, rimango della mia idea che non sia il massimo.

Ecco, Charlie Hebdo è diventato il simbolo di una battaglia, una vera e propria guerra, combattuta a botte di post, hashtag, sharing di foto, tra i paladini della libertà e il resto del mondo.

Un esercito, quello dei paladini della libertà, che non si è mai posto il problema prima di Charlie Hebdo.

Libertà d’espressione. Paladini della libertà d’espressione.

Che forse dimenticano che l’Italia, senza voler indagare sulle cause, è al 49esimo posto, sotto il Niger, per la libertà d’espressione.

Che forse hanno dimenticato, presi dalla ferocia di vedere gente ammazzata per strada, che in Iraq, dall’inizio dell’anno, per la stessa guerra, proprio la stessa, quella dell’Isis e degli americani e anche un po’ nostra, sono morti molti più poveretti. 

Inorridito guardavo il tigì, osservando la morte in diretta. E inorridito guardavo anche i primi sciacalli che additavano i musulmani. Che imploravano di chiudere le moschee. Che imploravano di chiudere le frontiere. Che insomma, da Lampedusa ci passa tutta la feccia. Questa feccia qui.

Sciacallaggio dell’intelligenza.

Perchè, seguendo il ragionamento, bisognerebbe chiudere le sinagoghe e anche Malpensa, che gli israeliani quando si tratta di razzi ci vanno giù belli pesanti. E anche qualche chiesa, se non il Vaticano intero, visto che morigerati cattolici, accompagnati da cappellani militari, servono vassoi di proiettili e pentole di bombe a mano.

Infatti, non seguiamo il ragionamento.

Ma io non vorrei nemmeno seguire il ragionamento di chi si sente di colpo, tutto a un tratto, paladino di una libertà che non vuole cercare e per la quale non vuole lottare.

Perchè questa guerra è una guerra di civiltà. Tutta intestina. Occidente contro Occidente.

L’Occidente che dorme sonni felici, mentre l’altro Occidente bombarda. L’Occidente che urla alla libertà di stampa, criticando però l’altro Occidente, per una foto satirica sul Papa. Che è tanto buono questo Papa qui.

Il gran finale in una manifestazione di piazza in cui 2 milioni di persone hanno sfilato per commemorare, dimenticandosi però di chi era in testa al corteo. Capi di Stato di stati, appunto, dove la libertà d’espressione è un lusso come una fuoriserie.

Esattamente come in Italia.

E se volete iniziare questa guerra io ci sto. E’ da un pezzo che ci sto. E non perdo occasione per dirlo. Questa guerra si inizia da camera vostra, dove in poche mosse potete arruolarvi nel silenzioso esercito di chi combatte. Leggendo, informandosi, mettendo in luce le cose come stanno, studiando la storia, sbattendosi per avere un opinione che stia in piedi.

Fa schifo vero?

Lo so, è una guerra anche questa.

Le guerre fanno tutte schifo.

Io non sono mai stato Charlie. Non lo sono adesso. Ma sono Franz. Il mio cuore ha più stanze di un bordello (cit. Marquez), e molte sono piene di dolore per tutti i morti che mi tocca vedere in nome di una guerra fatta di bugie.

In una stanza ci sono anche gli ultimi poveretti morti in Francia. Schiacciati in fila insieme a tutti quelli morti a migliaia di kilometri di distanza.

Morire in guerra è una sfiga grossa, a stare alle statistiche.

Morire per la libertà ancora di più.

Quando è morto Cucchi, per citare un esempio doloroso, troppo doloroso, vi siete ben guardati dal prendere una posizione.

Per questo, forse, purtroppo, Stefano Cucchi è morto per niente.

Speriamo che questi giornalisti siano morti per qualcosa.

E il prossimo Stefano Cucchi, la prossima vittima di bugie e squallore, non muoiano per niente.

Poi, ma qui cado nel personale, se la smettessero di bombardare, trucidare, violentare, fertilizzare con il fosforo, affamare, distruggere, paesi lontani e un po’ sfigati, si potrebbe sicuramente ragionare meglio.

Non sono Charlie.

Sono Franz.

E combatto da ventidue anni

un Veterano del cazzo.

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