Pompe (Valvole)

14 Dic

Per uno come me, con uno scarso senso pratico nelle faccende domestiche, occorrono formule chiare, concetti elementari ma molto ben espressi, possibilmente accompagnati da disegni.
Tipo la tabella della frutta e verdura di stagione, appesa diligentemente dentro la credenza in un momento di efferato salutismo. Credo sia di Eataly, e credo che sia stata consultata solo una volta.

Quando lo scaldabagno si è rotto non c’era nessuna comoda tabella da consultare. Di fondo, anche la comprensione dei guasti di uno scaldabagno è abbastanza semplice. Esce acqua calda. Non esce acqua calda.

È nella diagnosi del guasto che cado. Sono rimasto una ventina di minuti a osservare la scatola di acciaio bianca, toccando con timore reverenziale l’unico tasto. Avrei voluto avere la stessa sicurezza che ha mio padre in queste situazioni. È un uomo pragmatico, di grande e comprovata fede cattolica, e come se non bastasse tecnico elettronico. Lui ne sarebbe uscito con una chiara diagnosi, una prognosi e anche un preventivo. Una cosa tipo:

– Mi sembra chiaro che la Provvidenza chiede uno sforzo in più alla famiglia. L’ossidatura delle serpentine, insieme al felice periodo dell’Avvento rende questo momento perfetto per ringraziare Dio dell’opportunitá di passare un Natale frugale, dando al laborioso artigiano un compenso adeguato che verrà sottratto dalle casse famigliari.

Io, invece, mi sono limitato, non prima di aver appunto passato venti minuti ad osservare il bianco della vernice, a dire:

– è rotto, cristo santo.

I due tizi che abbiamo chiamato sono arrivati puntuali alle otto del mattino. Hanno tolto la copertura, hanno osservato lo scheletro di tubi e valvole, hanno sapientemente toccato due rubinetti e si sono girati, contemporaneamente verso di me.

– è rotto.
– immaginavo. Esce acqua congelata
– difatti.
– bene.

Non si è trattato di un imbarazzante silenzio. È che non c’era niente da dire. Semplicemente.

– vuole cambiarlo?

Ho osservato a fondo il tarchiato, pelato, tatuato, tizio. Domande che non prevedono molteplici risposte. Odio questo genere di domande.
Il dentista che ti chiede se vuoi l’anestesia, il tecnico dello scaldabagno che ti mette di fronte a un grande problema esistenziale. Vuoi andare avanti a fare la doccia con filamenti di ghiaccio che cadono sulla testa, oppure prediligi il progresso e il conseguente utilizzo di acqua calda?

La scoperta dell’acqua calda, per dovere di cronaca, avviene quasi contemporaneamente a quella dei numeri irrazionali e dei tappeti.
L’uomo, grazie a Aristotele, usava già la logica. È provato che sapesse anche costruire ponti. Ma non usava riscaldare l’acqua.
Sempre per dovere di cronaca, le due scoperte seguenti furono l’ostracismo e l’anatomia rudimentale.
Forse, seguendo un certo filo logico, gli uomini addolciti dall’uso dell’acqua calda, trovarono gusto nel cacciarsi dalle città e nello scoprire la locazione di alcuni organi.
Dalle semplici pentole fino al moderno scaldabagno il percorso è stato lungo e tortuoso, a riprova che il progresso impiega sempre parecchio tempo a rendere le sue scoperte comprensibili agli uomini.

In ogni caso io, come voi, appartengo a quella generazione di esseri umani che può vantare di avere l’acqua calda, a gennaio, in meno di trenta secondi, direttamente dallo stesso rubinetto di quella fredda.
Traguardo che mi sono sudato e che vorrei mantenere.

Rispondo educatamente che si, vorrei uno scaldabagno funzionante.

Ma, essendo io un malfidente e supponente cittadino, vorrei una generica spiegazione di quanto accaduto.

Volendo, so rendermi odioso. Ho avuto buoni maestri.

I due, probabilmente molto allenati, sfoderano un commuovente pezzo sull’usura di componenti di cui non riesco a ricordare il nome e di cui non saprei descrivere l’utilità.

Accetto, a malincuore e dopo due sigarette, di rimpiazzare lo scaldabagno.

Per chi non sapesse quanto vale uno scaldabagno, al cambio corrente, posso solo dire che, dopo deliranti ricerche avevo trovato una splendida PK 50, verniciata di nero, funzionante, pronta per diventare il mio personale regalo di Natale.
Adoro farmi i regali. Conosco i miei gusti, ma so anche sorprendermi.
Forse sono schizofrenico.
Comunque, la piccola Vespa era pronta a raggiungere il mio garage. Si trattava di andarla a ritirare, magari in incognito, per farmi una sorpresa.
L’anno scorso ho fatto la stessa cosa con una deliziosa Guzzi Cross 50. Avreste dovuto vedere la sorpresa sulla mia faccia, quando mi sono dato il regalo!

Ecco, uno scaldabagno, di buona qualità, costa esattamente come una Vespa 50 dei primi anni 80.

O anche come una borsa di Gucci, o come una escort a Dubai, o anche come una buona bottiglia di Champagne, un biglietto aereo per Hong Kong, due notti in un castello in Austria, un trattamento di depilazione definitiva.

Tutte cose che non ho comunque intenzione di regalarmi.

La mia cazzo di Vespa nera si.

Comprensibilmente non sono felice. Nonostante mio padre, lo fa incessantemente da quando sono nato, cerchi di farmi trovare il lato biblico della cosa. Le strade del Signore passano anche dal mio scaldabagno.

Davanti alla vecchia carcassa di acciaio mi sono chiesto se fosse poi giusto che un cazzo si scaldabagno durasse così poco.

Quantifica.

Quanto?

Dieci anni.

Non è poco. Mi sono documentato. La vita media di uno scaldabagno è di circa dieci anni. Quindici su alcuni forum di grandi ottimisti, o di gente che si lava poco.
Ho anche scoperto che non può per legge essere installato in camera da letto.
Che è un peccato, perché potrebbe comunque essere un particolare molto sensuale e di chiaro richiamo.

Non c’è, di contro, una legge che vieti di dormire in cucina. Pertanto se proprio volete dormire accanto al vostro scaldabagno, potete mettervi sotto al tavolo. Magari insieme al cane.

Il fatto di aver scoperto che lo scaldabagno ha dieci anni mi ha fatto sentire enormemente vecchio.

È passata una quantità enorme di tempo. Dieci anni. Un terzo della mia vita.
Si potrebbe anche dire che la mia storia con lo scaldabagno è stata la più longeva.

È stato inevitabile ritrovarsi, con il giornale sotto braccio, a camminare senza una direzione, cercando di ricordare i dettagli di questi dieci anni.

Mi sono trovato su un aereo per Parigi, sospeso tra il sobrio profumo da puttana della mia vicina e l’odore di chiuso dell’aereo, a ripensare a tutto questo tempo.

Lo scaldabagno nuovo è brutto uguale, e non assomiglia per niente a una Vespa 50. E non ho trovato nulla di biblicamente riconducibile alla Provvidenza nel fatto di aver dovuto cambiare uno scaldabagno in pieno inverno.

Però l’aver ricordato questi dieci anni mi ha fatto pensare a tutti quei momenti in cui ti sembra che un problema sia insormontabile. E poi magari ti ritrovi davanti a un rottame di uno scaldabagno e ti rendi conto di due cose:

– hai superato tutti quei problemi insormontabili, quelle notti insonni e quelle paure gigantesche.

– quei due bastardi non mi hanno fatto la fattura.

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