Fai del tuo meglio Franck

8 Dic

Sausalito, 1978, Dicembre 8, in risposta a un telegramma che recita: “Fai del tuo meglio Franck”

Allora, prima di tutto non mi chiamo Franck. Perlomeno, nessuno fino ad oggi mi aveva mai chiamato Franck. Mi hanno chiamato davvero in tanti modi. Quelli barbuti con le mani sporche di olio mi chiamano Franz. Quelli incravattati e profumati mi chiamano Frenkie. Quelli con i capelli pieni di salsedine e sabbia mi chiamavano Cisco. Non ho preferenze. Storicamente sono Franz. Ma adoro sentire la voce di sconosciuti che pronunciano Francesco, scandendo un nome lungo come una storia.

Nessuno, mi aveva chiamato Franck. A dirla tutta, non riesco nemmeno a immaginare come si pronunci Franck, con quel ck finale.

Tu puoi farlo. Perdio, hai fatto moltissime cose con me. Non sarà certo cambiarmi il nome quella più grave.

Ci sono giorni in cui mi salti in mente, come fossi un ricordo di qualcosa appena successo.

Tu e le acciughe.

Le acciughe le ho viste la prima volta al largo della Punta, dove il fondo si perde nel nero del mare. Basta nuotare qualche minuto verso il largo, appena dopo la tonnara. Nuotavo così, quasi per disperazione, per rimediare ai miei errori, per dimenticare donne e profumi, per lavarmi l’anima. E ho visto un banco di acciughe. E’ uno spettacolo davvero incredibile. Il mare è uno spettacolo davvero incredibile. Credo di aver fatto la stessa faccia inebetita di quando ho visto per la prima volta le tue gambe. Che mi si è bloccato lo stomaco, il respiro, il ghigno e anche l’occhio sinistro.

Questo problema qui dell’occhio sinistro pensavo fosse qualcosa di serio, ma mi succede solo davanti ai grandi spettacoli della natura. Tipo le tue gambe e le acciughe.

Insomma, capisco bene che sia difficile, capire quanto possa essere paralizzante un banco di acciughe.

Vedi, è tutta una questione di come si muovono nel mondo.

Le acciughe.

Le tue gambe.

Ci stavano perfette, appena sotto la tonnara, nel riflesso del sole, ordinate nel disordine del mare, con me davanti paralizzato.

Ci stavano perfette, appena sotto i portici della stazione, nel riflesso del sole, ordinate nel disordine della città, con me davanti paralizzato.

Io ho questa cosa qui. La bellezza mi paralizza.

Mica ci sono abituato, alla bellezza infinita.

Ma ho imparato a cercarla.

Le acciughe, poi, le ho inseguite per quasi cento metri. Hanno un segreto, le acciughe. Per evitare di essere mangiate dai tonni, si mettono vicine, si accavallano, come due gambe, fino a far si che il sole si rifletta su un corpo d’argento, unico, fino a farle sembrare un pesce grosso e pericoloso. E cambiano direzione velocemente. Mi è costato fiato e coraggio, andare a sfiorarle con le mani.

Le tue gambe hanno questo problema qui, che sono vicine alla tua schiena. Che uno su una schiena del genere potrebbe tranquillamente perdere il senso del tempo, la dignità, e il coraggio.

Per questo bevevo vino bianco. Con l’occhio sinistro bloccato. E il fiato corto. E lo stomaco chiuso.

Fidati, è bruttissimo.

Adesso sta arrivando Natale. Anche qui, che fa ancora caldo. E non c’è neve. A Natale ci dovrebbe essere la neve.

Lo champagne, una coperta stesa sul pavimento, il silenzio della città. Quel rumore assordante del silenzio di due che si mangerebbero volentieri. E poi lo fanno.

Non tutto, nella vita, va come dovrebbe andare.

E tu, con le tue gambe, sei ancora lì, ad aspettare che l’uomo sbagliato ti faccia la proposta giusta, sorprendendo la tua noia, svegliando il tuo amore, addormentando il tuo orgoglio.

E io, con il mio occhio sinistro, mangio acciughe, con il burro e il pane nero, bevendo champagne. A ognuno il suo Natale.

Avevi detto che saresti tornata, il tuo telegramma dice di non aspettarti.

Insomma, non si capisce mai un cazzo di quello che vuoi fare di me.

Avevo detto che ti avrei aspettata, ma in fondo so di non potermelo permettere.

Mia amata Tess, fai del tuo meglio, come una acciuga, e scappa nuotando. Il mare dove scappi lo conosci meglio di tutti i pescatori.

Quando sarai stanca, annoiata, fatti pescare.

Io aspetto Natale.

Arriva sempre, anche senza neve. Mangerò acciughe, bevendo champagne.

2 Risposte to “Fai del tuo meglio Franck”

  1. Uccello 10 dicembre 2014 a 23:38 #

    Ti regalo il titolo per il tuo prossimo post:
    “Tu ti sei scopato mia figlia, ma io mi sono scopato tuo figlio. E tua madre.”

  2. Claudio 13 dicembre 2014 a 18:34 #

    Uccello, sei un genio!

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