Le cose che mi piacciono (autunno, mezz’età, edition)

13 Ott

Sono stato a pranzo con un tizio che ambiva a sottolineare l’incredibile fascino del gilet sotto la giacca. Il panciotto. Ho portato un paio di gadget, per quello che posso lo faccio sempre, ma lavoro in una azienda industriale. Credo che la questione gadget sia tangibilmente diversa in base all’azienda, al settore, al mercato e ai clienti.

Insomma non credo che la Disney e nemmeno Victoria’s Secret, diano come gadget delle anonime usb stick da 8Gb, industriali e USB 3.0. E’ quel genere di gadget che ti fa capire che lavori in un mercato che non è divertente da raccontare.

Si, magari succederà qualcosa di divertente, ma sarà divertente solo per te e per i tuoi colleghi. Roba da birra fuori dall’ufficio. Mica come al lancio di una nuova moto o di una nuova linea di giacche da uomo.

Anche il Piccolo, quando viene in ufficio, mosso dalla curiosità tipica degli esseri umani ancora buoni, ancora intelligenti, ancora semplicemente curiosi, cerca tra le scrivanie qualcosa di divertente.

Niente, solo fottutissime penne usb.

Mi sono portato dei gadget, una presentazione dell’azienda, un discreto mal di testa e mi sono seduto a un tavolo grande. I ristoranti dei ricchi si vedono dalle dimensioni dei tavoli. Dal peso delle posate, dall’uso spropositato di tovaglioli di cotone e piatti e dal numero di bicchieri.

Ho bevuto brindando, un sorso di Prosecco ghiacciato. Credo di aver fatto una smorfia di disgusto.

Poi la conversazione è scivolata su argomenti controllabili da una scimmia, una di quelle nemmeno troppo intelligenti.

Sorvolando sull’interessantissimo punto di vista del mio interlocutore sulla guerra dei prezzi nel tecnologico alla borsa di New York, mi chiedevo come un uomo con il panciotto potesse avere una vita sessuale normale.

Così, per curiosità.

Ovviamente, confermando il mio profondo interesse per i suoi preziosi appunti sulle inedite opportunità nel nord Africa, dove il succedersi di rivoluzioni e guerre fratricide può essere visto come un’emergenza umanitaria da Gino Strada e dai polemici. Dagli uomini intraprendenti come il mio commensale è visto come un quadro politico che offre numerose opportunità.

Sono quelli che poi trovi nei video dei sequestri, lacrime agli occhi, prima che un cazzo di sballato arabo gli punti un AK-47 alla tempia.

Un giorno, quando ancora credevo che questo genere di persone potessero ascoltare, ribattevo animato dalla mia vena cattocomunista e da tutto l’orgoglio di chi crede che la guerra sia sempre una merda.

I soldi hanno una forte connotazione fonoassorbente. Riducono il rumore di fondo. Insomma, quando parli senti la tua voce, ma non senti le risposte.

Scivolando con gli occhi ho notato anche una catenella sul panciotto. E mi son chiesto se fosse una cipolla. Un orologio molto cool.

Mi sto annoiando, pensavo. A morte, riflettevo.

Ed è solo lunedì.

Pare che il tizio con il panciotto sia in grado di sbloccare alcune delicate situazioni.

Pare. In Italia pare che questo genere di persone siano molto in voga. Niente di stupefacente. Il lobbista è un lavoro come un altro. Che richiede una dignità come un’altra. Un po’ meno del panettiere o dell’edicolante, ma anche il lobbista richiede dignità. Un po’ meno del piastrellista e del bagarino, ma anche il lobbista richiede intelligenza, come lavoro.

E’ che in Italia, maliziosamente, lo associamo sempre a robe tipo: corruzione, inciucio, mazzette, e robacce anni 80.

Il potere di venti anni di frenetico populismo fascistoide è stato quello di aver legalizzato il lobbista all’italiana. Ovvero una via di mezzo tra un corruttore e un lobbista, con regolare partita iva, in grado di erogare limpide consulenze costosissime.

Un professionista. Con il panciotto.

Tra il primo e il secondo io sono ancora a farmi due domande:

– sul menù c’era scritto Gran Lume di Tortelli e Salumi, e mi è arrivato un piattino con una fetta trasparente di prosciutto crudo e tre tortelli. Ora io non so cosa cazzo sia il Gran Lume, ma ho fame.

– ma il panciotto è così sdoganabile in pubblico? Non è forse terribilmente vecchio e pericoloso se appoggiato sulla bilancia dell’eleganza?

Il mio commensale tira fuori le carte. Il tavolo si riempie di fogli.

Guardandoci da fuori, il quadro è abbastanza facile da interpretare. In una trattativa immaginaria, tra due negoziatori, mister A e mister B, uno con una posizione X uno con una posizione Y, è necessario trovare un compromesso che stia nel mezzo della linea tesa tra X e Y.

Una fottuta via di mezzo tra i soldi che lui vuole e quelli che io potrei dargli.

A e B, sui libri, di solito escono contenti e soddisfatti di aver trovato un punto Z, in mezzo tra X e Y.

Nella vita, A e B, sanno che Z non esiste. E’ sempre o troppo vicino a X o troppo vicino a Y.

Io sono B. E voglio Y. E ho mal di testa. E forse anche una piccola, ma erosiva, sindrome da lunedì di pioggia.

Seppur l’autunno sia una stagione niente male.

Declino il secondo brindisi, anche perchè brindare a Prosecco è davvero poco invitante.

Mi scusino tutti i produttori veneti.

Io adoro bere, leccare, respirare champagne.

Mica per altro. Ma lo champagne mi ha sempre portato a interessanti brindisi.

Una vecchia volpe. Con il panciotto.

Potremmo andare avanti per ore.

Perchè queste cose portano allo sfinimento.

Ordino frutta fresca e un the verde.

Lui un amaro e un caffè.

Ci salutiamo sulla porta del ristorante, sotto una pioggia incessante, davanti a un lago grigio e immobile come il cielo.

Roba da ammazzare l’umore di qualsiasi essere umano.

– Mi permetta di farle i complimenti, prendere l’iniziativa è sempre un gesto coraggioso

Non sono coraggioso, stronzo. Sono obbligato.

– Mi permetta di contro di complimentarmi per l’orologio. Intuisco dalla catenella che lei sia un estimatore del valore del tempo.

Ogni tanto mi escono frasi che nemmeno Balzac avrebbe scritto in uno dei suoi cazzo di romanzi.

– Acuto osservatore.

– Più che altro colpito dal gilet

– E’ un panciotto all’antica. L’autunno tollera queste deviazioni di look.

Mah, nelle stagioni del buongusto, poco prima di un freddo e mortale inverno, l’autunno accetterà anche i panciotti.

– Interessante, quindi è stagionale

– Assolutamente. L’autunno permette cose che non si possono fare ne d’inverno ne in primavera.

Piove che fa rumore, nessuno dei due ha voglia di muoversi.

Ma anche restare qui a parlare come due commessi viaggiatori di fine ottocento non credo possa migliorare la situazione.

Mi muovo per primo, salutando.

Mi chiudo in macchina e aspetto.

In effetti l’autunno è una stagione davvero piacevole. Lo dico guardando agli ultimi otto autunni. Fai anche dieci.

L’autunno non ha aspettative.

E io sono sempre carico. Credo sia una questione di ormoni.

Molto carico.

I danni migliori li ho fatti proprio in autunno. Al confine con l’inverno, che è un periodo perfetto per provare a metterci delle pezze o a peggiorare le cose.

E l’autunno ha anche un prezioso elenco di cose che mi piacciono fare, che non si possono fare, per dire, d’estate.

– Adoro andare dal parrucchiere. Non so perchè.

– Adoro comprare i golf. Tra l’altro sempre gli stessi. E sempre nello stesso posto. Ha qualcosa di ancestrale, ma il cachemire e lo champagne mi fanno moltissimo effetto. Adoro i golf, la pelle nuda, lo champagne. Il caldo, e il freddo.

– Adoro i cachi. Frutta sublime. Mi ricordano mia nonna. E le elementari. Adoro mangiare cachi.

– Adoro limonare in macchina, sotto la pioggia battente, dentro la città, parcheggiato, nudo, con i vetri che si appannano. Questo, ad esempio, odio farlo in tutte le altre stagioni.

– Adoro andare al mare. Che fa freddo. Ma è un freddo umano.

D’autunno, come se il resto dell’anno non contasse nulla, faccio cose strane.

Mi perdo quasi tutti gli inizi di riunioni. Magari resto a guardare le foglie gialle per terra.

Ascolto pochissimo, perchè leggo tantissimo. Di conseguenza sto meglio.

D’autunno mi piacciono le bionde. Più che nel resto dell’anno.

Mi piacciono i tacchi. Quando tutti mettono gli stivali.

Mi piacciono le chiacchierate appoggiati alla città, quando tutti si chiudono dentro i bar.

Mi piacciono le zingarate, quando tutti sono depressi a ricordare l’estate.

Mi piace prendere la moto, quando per tutti fa freddo.

Di fondo, l’autunno mi piace. Lo dimostrano efficacemente i miei otto ultimi autunni.

I panciotti no. Quelli proprio no.

Nemmeno i lobbisti.

Ma poi, lentamente, ti ribelli sempre meno, e finisce che i panciotti e i lobbisti te li fai andare bene.

Per ora

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