Sedie Per Fumatori

Ciao

Regna in tutta la sala riunioni un piacevole torpore. Presentazione insopportabile che porta tutti a rivedere la definizione di noia.

Io guardo fuori dalla vetrata Hernest, parcheggiato in bella vista. E’ una bella giornata per perdersi in moto. Lo sarebbe, non fossimo forzatamente seduti a morire di noia.

Mi viene in mente che stavi proprio bene, con quel vestito di parole che ci siamo infilati addosso, appena dopo essersi tolti tutte le paure.

E’ stato bello, scivolarti addosso lasciando che fosse il respiro dell’erba a dirci di tornare a casa.

Mi sembra sia successo cento anni fa.

Forse qualcosa in più.

L’autunno mi fa bene, sai?

Scrivo tanto, tu un autunno con me non lo hai mai fatto. E’ un periodo strano, per i posti dove sto.
Fa già freddo, ma la gente insiste con le magliette. Come si fidassero dell’estate.
Sperando in un ritorno.

Le nuvole, qui, passano veloci, arrivano acquazzoni tremendi, l’acqua è fredda, le strade si inzuppano come pane, la gente corre da una tenda all’altra, fermandosi a guardare le pozzanghere.

La sera, quando cammino solo guardando le vetrine dei negozi, sono l’unico che non corre a casa.

Anche perchè la mia casa sta a mille e passa kilometri.

Non ho fretta, d’autunno.

Dimagrisco, sorrido volentieri, bevo thè verde fresco, che compro al piccolo negozio vicino all’irish Pub, proprio davanti al negozio di tele e cornici con la signora dai capelli color rame.

Ogni tanto mi fermo nella panchina davanti alla chiesa, mi siedo e scrivo.

Ritorno a Milano che è già notte, volo nel buio, è un pessimo periodo l’autunno per scavalcare avanti e indietro le Alpi.

Perchè ci sono delle sere che sei sicuro, te lo giocheresti, che si tratti dell’ultimo volo.

Che ballare così non lo hai mai visto.

Nessuno muore per una turbolenza. Le turbolenze sono come l’amore. Possono incrinare un’ala. Rompere un motore.

Gli aerei arrivano a terra lo stesso.

E’ una vita che faccio questa vita.

Dicono che non ci si stanchi mai.

Mi sento, te lo devo dire, un po’ stanco.

Ma sono felice.

Ecco, io d’autunno sono felice. Generalmente anche d’estate.

Difficilmente d’inverno. Che d’inverno faccio un sacco di cazzate.

Ma lo so già, sono tanti inverni che le faccio.

E mi sono preparato.

Ho scritto tre racconti d’amore.

Uno bello, uno mediocre e uno che è una storia brutta e dolorosa.

Uno dei tre è molto vero.

Gli altri me li sono inventati.

Seduto su dei ridicoli mattoni colorati, alla fine di un binario del treno che prendo per andare in aeroporto.

Che c’è scritto: Sedie per Fumatori.

Ma sono dei cubi ridicoli. E anche scomodi.

E l’amore, come le turbolenze e come le sedie per fumatori, è un po’ scomodo da raccontare.

Ci sta.

Molte cose mi sono più chiare in autunno, è che le parole che molti usano per nascondere, cadono come le foglie.

E allora uno vede meglio.

Guarda che l’autunno è bello, visto da una sedia per fumatori.

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