Condom Inio (umanità in fervore)

17 Set

Vivo in questo appartamento da quasi dieci anni. Con ogni probabilità ci resterò ancora per qualche anno. Solitamente quando ci troviamo ad affrontare questa conversazione con conoscenti, vicini e parenti, inseriamo un “nonostante”.

Nonostante me ne voglia andare.

Nonostante la zona stia peggiorando.

Nonostante ci sono moltissimi problemi.

Milano è una città molto piccola, rispetto alle grandi metropoli europee. Eppure, con grande destrezza italiana, è riuscita a condensare tutti i problemi delle grandi metropoli in pochissimo spazio e, tutto sommato, pochi cittadini.

Quelli che pagano il prezzo più alto sono quelli che abitano nella cintura esterna. Fa brutto parlare di periferia, allora si parla di cintura esterna. Immigrazione, criminalità, traffico, smog, carenza di trasporti. Spuntiamo tutta la lista dei contro del vivere in città, a fronte di un solo pro: sono a Milano.

Molti se ne vanno, pochissimi a star meglio. Si infilano nei quartieri dormitorio della periferia, che hanno una classe energetica molto superiore, siamo d’accordo, ma una classe umana molto inferiore.

Io resto dove sono per una mera questione economica. Vorrei spostarmi, verso il centro e verso la vita, ma è decisamente impossibile per via dei soldi. Niente di straordinario. Non ho padri ricchi, madri ricche, nonni ricchi, zii ricchi.

L’unica è che diventi ricco io.

Tutto sommato, il nostro compromesso regge bene. E’ una casa abbastanza grande, in una zona abbastanza verde, abbastanza servita e abbastanza tranquilla.

Abbastanza e nonostante.

In questi quasi dieci anni ho socializzato il giusto con la fauna locale. Prevalentemente si tratta di arzilli settantenni, i primi proprietari, o di grassi quarantenni, i figli dei primi proprietari.

Un quartiere come un altro, pieno di gente.

Per uno strano progetto di deriva sovietica, negli anni 60 tutto il quartiere è stato messo sotto una singola amministrazione.

Doveva essere, allora, una cosa molto figa. Un progetto innovativo.

Sono circa 900 appartamenti. Tutti sotto lo stesso amministratore, con lo stesso gestore del riscaldamento, con le stesse spese da dividere, le stesse discussioni da affrontare.

Insomma, l’idiota che ha disegnato questo super condominio doveva avere una sfrontata fiducia nella democrazia e nella gente.

Entrambe, se messe a contatto, falliscono e si annientano.

La democrazia non può convivere con la gente.

E’ evidente.

Ieri sono andato alla mia prima riunione di condominio.

Ero curioso di capire che cazzo stesse succedendo in zona. Ultimamente stanno bucando tutte le strade del quartiere.

Pensavo avessimo trovato il petrolio.

Pensavo alle votazioni in quartiere per chiedere l’indipendenza, come la Scozia.

Invece no.

Una sera ho parcheggiato la macchina al solito posto, di traverso sul marciapiede davanti a casa. E’ una evidente infrazione del codice della strada. Ma è evidente che l’unico vantaggio dell’abitare in periferia non può essere infranto da una massa di vecchi idioti che per parcheggiare le loro utilitarie occupano due posti auto. Insomma, parcheggio dove cazzo mi pare.

Avevamo anche i vigili di quartiere una volta. Una pattuglia in bicicletta. Una tenerezza incredibile, dal punto di vista umano.

Ma non passano più da ormai sei legislature. Quindi niente multa.

La mattina dopo ho trovato la macchina impacchettata in una serie di transenne, cordoni, divisori di acciaio.

Pensavo a uno scherzo.

Invece era tutto vero.

Ho intravisto un tizio, vestito di blu, con uno strano carrello al seguito.

– Scusi

– ….

– scusi

– si?

– Mi sa dire come faccio ad uscire con la macchina?

– Eh, sembri di incastrat

– difatti

– eh si

– cosa facciamo?

– eh, cosa fasciamo. Io ti aiuta a spostari transeni e cancelo

– ok

– ma cosa succede?

– stani fascendi lavori

– questo lo intuivo

– si tuti quartieri

– ah

– ano chiuso di via davanti, tu no pasa

– e come esco dal quartiere?

– io lasciat machina fuori divanti a slunga

– bene, e io come esco?

– boh

– ma che cazzo.

– si, ma che cazu

– eh no, lo dico io. Che lavori sono? Insomma ci sarà un responsabile dei lavori, un capo commessa, un interprete, un qualcuno con una fottuta laurea in ingegneria, un rassicurante casco antinfortunistico e dei baffi?

– non so

– cioè tu non sai nulla? Insomma, non ti vuoi prendere le responsabilità di questa cazzo di idiozia!

– io consigno i volantini di carefur. Si vuoi ti aiuti a spostari machina.

Il cantiere, iniziato quasi due anni fa, ha previsto diverse fasi di sviluppo. C’è anche il progetto online. Sono due anni che provo a capire che cazzo stanno facendo, ma mi mancano, evidentemente, le basi culturali per capirlo.

Ho chiesto al bar tabacchi e in tintoria.

Abbiamo la nuova metropolitana. Il teleriscaldamento. La viabilità. Il mantenimento del manto stradale.

Tutto insieme.

Fico.

La nuova metro viene pronta nel 2021. Un tempo in cui, sperando nella mia ricchezza, sarò in una nuova zona della città, più centrale, dove probabilmente inizieranno il cantiere della metropolitana. Così da poter prendere la metropolitana nuova e andare in gita nella vecchia zona.

Ma una cosa mi ha incuriosito.

Il teleriscaldamento.

Il te le ris cal da men to.

Tu digiti teleriscaldamento su google e succede il finimondo.

Ammetto la mia ignoranza.

Forum, siti, blog, pagine solitarie.

Gente pro, e gente contro.

483.000 pagine su Google.

Ora, ieri sera si decideva il teleriscaldamento.

La logica del teleriscaldamento è abbastanza semplice. Ieri ti vendevano il gasolio per la tua caldaia. E tu pagavi anche i tecnici che riparavano la caldaia. Quelli tutti sporchi di kerosene che guardavano di traverso il culo di tua moglie.

Oggi ti vendono il calore. Una roba fighissima. Fanno tutto loro. Il kerosene, il metano, i tecnici, lo sporco, il fumo, a te arriva il calore. Io lo trovo fichissimo.

Ovviamente ci sono moltissimi contro, a soppesare il pro di comprare calore. Il primo, così per dire, è che nel costo del calore loro decidono quanto farti pagare per tutto il resto. Che magari in Finlandia è una cosa trasparente, una serena discussione tra biondissimi ingegneri. Qui puzza di maialata lontano un kilometro.

Insomma, una spinosa questione amministrativa.

Su cui nei ritagli di tempo mi sono preparato a dovere.

So tenere una conversazione sui Kilowatt ora, sulla dispersione termica e sugli scambi di calore.

Arrivo alla riunione in orario, capendo subito due cose:

– l’outifit previsto è: tuta da ginnastica e sandalo. Meglio se con borsello in cui ci sono tutti i verbali delle settantasei riunioni precedenti. Sembra un dettaglio, ma servirà molto.

– non si tratta di una riunione di condominio, ma di una cosa importante a cui la gente arriva preparata e agguerrita.

Il teatro del quartiere è pieno zeppo. Sul palco ci sono i due amministratori. Padre e figlio. E un Presidente d’Assemblea. E un Segretario. E due assistenti. Cristo. Questa è roba seria.

Io sono uno dei quattro presenti ad essere sotto i settant’anni.

Le altre tre sono donne incinte.

Sento chiaramente il pericolo dell’insieme anziani – donne incinte. E’ una bomba esplosiva.

Una cosa molto democratica è che tutti possono parlare. Bello in un condominio di sei persone. Carino in un condominio di trenta. Noi siamo novecento. Presenti all’appello 312.

Trecento dodici vecchietti con moltissimo bisogno di parlare. Con una storia da raccontare, con un passato da rivivere.

E con tutti, dico tutti, i verbali delle precedenti riunioni.

Inforcano gli occhiali, avvicinandosi al microfono talmente tanto che si sente chiaro il rantolino dell’enfisema, sfoderano la cartelletta con tutti i verbali e citano con interesse una delibera del 2001.

Ci eravamo detti. Mi sembra fosse stato deliberato. Ricordo che avevamo deciso.

Io non riesco a stare in coda per più di cinque minuti al bancone del bar.

In quaranta minuti sentivo forte l’impulso di alzarmi, dare fuoco a una poltroncina e scappare.

Decido che si può fare. Tutto tranne dar fuoco alla poltroncina.

Sulla porta mi ferma una donna obesa e sudata.

– Va via?

– Si

– Delega?

– Si

– A chi?

– Scarpozzi, civico 3 scala H

– ecco il modulo

– eccolo compilato

– mancano le motivazioni della delega

– delego lui per delegarlo

– eh, lo scriva

– ok

-…

– ecco il modulo

– ha votato la delibera sulle altalene?

– no

– ne stanno discutendo adesso

– bene

– ma la sua delega non vale per questa delibera

– okkei

– no. mica ok. deve votare

– per le altalene?

– si

– voto si.

– a cosa?

– per le altalene. Evviva le altalene. Lunga vita alle altalene

– non ha capito

– dica

– deve votare la delibera sulla manutenzione delle altalene

– okkei. Cosa si vota?

– in che senso?

– si vota tipo Si/No/Astenuto?

– esatto.

– perfetto, voto Si!

– non può

– perchè?

– perchè la votazione inizia adesso ed è nominale

– in che senso?

– chiamano il suo nome e lei dice: o si o no

– chiamano trecento persone uno alla volta?

– si

– invecchieremo qui

– in ogni caso non può andare

La questione sulle altalene la seguo in piedi in ultima fila. Sono pronto a urlare il mio si, ma il mio nome è molto avanti nella lista.

Chiamato in causa urlo: Si!

Mi giro verso l’uscita.

La cicciona mi ferma

– ora vado a casa

– non può

– ho votato le altalene

– non è finita

– devo sentire tutti che dicono o si o no?

– no, nella stessa delibera ci sono le strisce delle aree gioco.

– un’altra votazione?

– si

– E non si poteva fare una cosa sola tipo: Scaccabarrozzi, Altalene e Strisce, dica?

– no

– ok

– le conviene sedersi

– durerà tanto?

– dipende

– da cosa?

– dagli interventi

– gente che parla delle strisce?

– si

– okkei, deve essere una questione importante

– non ha letto il verbale?

– no

– discuteranno se è meglio farle blu o bianche. Le aree giochi sono blu, ma le strisce blu sono assimilabili ai parcheggi a pagamento, pertanto creano confusione all’utenza. Sicchè è stata vagliata l’ipotesi delle strisce bianche, che aprirebbero poi la questione sullo stato estetico della cosa.

– mi dica che non è vero

– verissimo

– moriremo qui, non è vero?

– non prima di aver finito tutte e sei le votazioni

Verso mezzanotte e mezza ho capito che questo genere di posti non fanno per me. Io non ho senso civico. O perlomeno, non ho interesse a esprimere la mia opinione sul colore delle strisce. E nemmeno sulle altalene. Se ci sono bene, se no inforco la bici e trovo un parco.

Verso l’una ho capito anche che la questione del teleriscaldamento è molto secondaria nella mia vita. Ho preso un abbaglio. Io non ho nessun interesse per questo genere di cose.

All’una e un quarto hanno dichiarato chiusa la riunione.

E tutti si sono spostati fuori a discutere.

All’una e un quarto.

A discutere.

Delle strisce.

Allora ho capito che non è il senso civico o il teleriscaldamento. A me non interessa la gente.

Nella maggior parte dei casi.

E ho anche capito che la prossima casa la voglio in un condominio molto piccolo, con pochi appartamenti, senza altalene, e possibilmente con meno vicini possibili.

Get rich, or die trying…

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