Micia

26 Ago

 

 

Ho chiesto a Micia di aspettarmi nel solito posto. Il parcheggio del supermercato. La prima volta ha fatto un po’ di storie. Capricciose, le bionde sono capricciose. Diceva che il posto è squallido. A me i parcheggi dei supermercati non sono mai sembrati posti squallidi. C’è di peggio in questa città, da quando governa la sinistra. Molto di peggio. E poi con quella bestia di fidanzato che si ritrova, anche lei rischia parecchio a scegliere posti diversi. Ma forse non ci arriva.

Micia è la mia valvola di sfogo. Una deliziosa valvola di sfogo di un metro e sessanta, con tutte le giunture al loro posto, non so se capite cosa intendo. Micia è il nome che le ho dato la prima volta, in Motel, quasi tre anni fa. Non le piace tanto. La storia del motel, ed essere chiamata Micia. Non le piace nemmeno quando le dico che è la mia valvola di sfogo. In effetti ho smesso di dirlo, per non farla arrabbiare. Se si arrabbia anche la mia valvola di sfogo, capirete che il gioco smette di funzionare. E che cazzo.

Ho diritto a uno sfogo. Lavoro sei su sette, fino a quando ho gli occhi rossi. Fare l’imprenditore è tutt’altro che semplice. In Italia poi. Altro che le cazzate che mi hanno insegnato in Bocconi. Coltello tra i denti e andare. Pago le tasse. Ne pago talmente tante che mi rimane poco o niente, colpa anche di quell’idiota di Besenzoni, il mio commercialista. Che Micia, poi, è la sua segretaria.

Se lavorassi come scegli le segretarie, gli dico sempre, saresti il migliore.

Sei giorni a lavorare, e non mi rimane niente. E la domenica mica mi riposo. A star dietro ai figli. Che la famiglia vuole i suoi spazi. Ed è giusto così. La messa, l’aperitivo, il pranzo e poi la passeggiata in centro. Capisco che sia giusto, ma arrivo al lunedì che son contento di andare al capannone e accendere il generale della luce. Una moglie e due figli è un impegno gigantesco, altro che palle. Chiunque nella mia situazione avrebbe bisogno della sua valvola di sfogo.

Ricordo che Micia al Motel non ci voleva venire. Ma ci vuol poco a convincere una donna, se sai come fare. Ho tutte le carte in regola per farlo, e lo so. Non è certo la prima a cadere nella ragnatela di una bella cena al lago, un giro sulla Mercedes e una serie di muscoli che, nonostante l’età, il lavoro e la famiglia, riesco a tenere al posto giusto.

La prima volta che le ho visto il culo, impacchettato in un perizoma nero, mi è quasi mancato il respiro. E mica è una professionista, la mia Micia. Mica è una di quelle che lo fanno di lavoro. Dio, due nocciole perfette.

Micia perchè si muove come una gatta, a letto. Quasi da far perdere la logica. Fossi un uomo di pochi valori, avrei messo in gioco molte cose per questo suo saper graffiare, non so se capite cosa intendo. Una brava Micia non morde, le dico sempre. E una brava Micia sta sempre al suo posto, le dico sempre.

Che lei ci rimane male, è ovvio. Capisco il fascino, il mio fascino, e capisco anche i desiderio. Ma io ho una famiglia e una reputazione. Cristo, una segretaria. Cosa direbbero in Confindustria?

Lei sembra non capire. Una volta non si è fatta trovare per due giorni. Una cattiva idea la fuga, le ho detto, quando sono andato dal Besenzoni per un paio di operazioni bancarie in Svizzera. Le Micie non scappano mai dai loro padroni, le ho detto.

Poi, poco prima dell’estate, ho avuto quell’idea di far due giorni insieme sul mare. Mi sembrava romantico. E un bel regalo. Dopotutto sono tre anni che stiamo insieme io e Micia.

Allora ho messo insieme due rigori a porta vuota. Portofino e un bel giro in Mercedes. Roba che funziona per forza, il Top. Beh, forse il top sarebbe una Sardegna a luglio, o anche un Formentera a giugno, ma ho famiglia, non posso star fuori troppo. E poi ho l’azienda da mandare avanti.

Due giorni a Portofino, in settimana, mi sembrava più che corretto. L’albergo è lo stesso dove ho portato mia moglie a un paio di anniversari, li conosco e so che sono gente che si sa fare i cazzi propri. Micia da nell’occhio, quando è tirata da sera. Mica risparmia, su quei tubini neri e su quelle scarpe alte. Ma so di poter contare sulla discrezione e sulle mance.

Due giorni bellissimi, per lei. Me lo sentivo. Quando non hai accesso alla vita vera, il buffet a letto per colazione, l’idromassaggio, il servizio in camera, tutte queste cose ti sembrano straordinarie.

Niente che una banconota viola non possa comprare è straordinario, le dico sempre.

E io ne sono pieno, bellezza. Aggiungo.

La sera, avevamo bevuto qualcosa di troppo, le ho chiesto di mettersi quelle scarpe che le ho fatto comprare. Quelle che assomiglia a una delle ragazze della lapdance di Lugano, le dicevo. Perchè Micia, messa alla pecora con le scarpe, non la batte nessuno. Anche mia moglie, prima dei figli, non la batteva nessuno. Ma i figli cambiano molte cose. Poveretta, si difende, dico sempre al tennis, ma ormai è una lotta contro il tempo.

E le ho detto, Micia, facciamolo cabriolet. Che io di questi cazzo di goldoni mi sono rotto le palle, cristo. Roba da comunisti checche ammalate i goldoni. Roba da gente che non ha valori e che si ammala. I goldoni.

Lei ha detto no. Mi piace quando dice no. Così posso farlo, e vederla lamentarsi. Una brava Micia non si lamenta. Le dico sempre.

E insomma, abbiamo fatto un giro cabriolet. Io sono sano e robusto, mica ho bisogno di queste cose qui. E che cazzo.

Solo che avevamo bevuto qualcosa di troppo. Soprattutto lei, che quando senti che sto per venire dovresti toglierti, puttana.

Ma le donne come Micia non sanno reggere l’alcool.

E abbiamo combinato il danno.

Che sono tornato a casa domenica e ci ho pensato tutto il giorno.

E poi la ho chiamata. Micia, senti, ieri a messa ho pensato che non devi far cazzate e per sicurezza vai a prendere la pillola del giorno dopo.

E lei stava zitta, che credevo che ascoltasse.

Ma poi, per fare questi cristo di figli ci ho messo quattro anni, che mia moglie mi inseguiva per casa, a dirmi quali erano i giorni migliori. Figurarsi se una botta cabriolet funziona.

Insomma, mi sono messo tranquillo. Ho una azienda da mandare avanti, io. Non ho tempo da perdere in cazzate.

Che poi continuiamo con la nostra routine.

E io mica mi accorgo di niente.

Una sera, al parcheggio che la stavo riportando dal Motel, mi dice

senti, io sono incinta di te e sono felicissima.

Sono un uomo di polso. Mica uno scemo. Ho una azienda di sessanta persone e fatturo più di molti altri in Confindustria, anche se do meno nell’occhio che la Finanza non vede l’ora. E non ho detto niente.

Ma poi ci ho pensato.

E ho deciso di non vederci più.

E le stavo per scrivere una mail per dirle che, a conti fatti, era finita.

Ma poi, mi son detto, guarda che le mail restano. Allora ho detto, vediamoci.

Micia è finito tutto, kaput, le ho detto. Basta, it’s finished.

Lei piangeva ma non ha detto niente.

Credevo avesse capito.

Invece un mese dopo mi scrive una mail. Che io ignoro. Ho altro da fare che star dietro alle bizze di una donna. Che quando sono incinte hanno gli ormoni che ballano.

E una seconda. Che ignoro. E’ chiusura d’anno fiscale, son pieno di lavoro.

E una terza.

La quarta l’ha scritta sulla carta. Spedendo il tutto a mia moglie.

Una brutta idea.

Secondo me.

Un gesto codardo, cazzo.

Mia moglie non aspettava altro. L’ho anche detto all’avvocato: questa deficente sono anni che non aspetta altro che fottermi i soldi. Per niente, tra l’altro.

Mia moglie è diventata stronza. I figli cambiano molte cose.

E mi ha fatto scrivere dall’avvocato, mentre stava a dormire da sua sorella, con i bimbi.

Codarda pure lei.

Mica capace di affrontare la vita.

Infatti oggi pomeriggio eravamo d’accordo che sarebbe passata da casa a prendere le cose.

E io, che sono un uomo con le palle, ho deciso di aspettarla, per chiarire.

Che nella vita può succedere a tutti. Che abbiamo una famiglia, che cazzo di valori vuoi che insegniamo ai nostri figli se ci separiamo?

Ma lei non ha voluto sentire ragioni.

Stronza. Con i figli diventano stronze.

La prima sberla era un gesto correttivo. A volte le sberle sono educative.

La seconda, lo ammetto, era di rabbia. Chi non si sarebbe incazzato, nei miei panni?

Poi è scivolata sul mobile della cucina e ha sbattuto la testa.

Ingrassando un po’, ha perso la sua flessibilità. Era bravina, mi ricordo, a ballare e a ginnastica, al liceo. Ma si vede che i figli…

Insomma, cade e sbatte la testa. E tutto quel sangue. E lei che non risponde.

Mi spiace, ma te la sei cercata. Mi son detto. E poi, scivolare è proprio sfiga.

Poi mi è venuto in mente di precisare alcune cose anche con Micia.

Questa cosa della lettera mica mi è andata giù.

Le ho detto di aspettarmi al solito posto. Al telefono.

Mi sono tolto il sangue dalle mani, che si asciuga e secca sulla pelle, e sono andato con calma al parcheggio.

Micia, così non si fa, le ho detto.

Lei piangeva.

Che cazzo piangi? le ho detto.

Odio le donne che piangono delle loro debolezze. Anche alcune mie operaie lo fanno.

Quello che mi fa paura della democrazia, una volta ho detto a una cena di lavoro in Confindustria, è che i deboli hanno gli stessi diritti dei forti. Quando c’era lui, so che sembra scontato da dire, ma le cose andavano ben diversamente. E che cazzo.

Le ho tirato una sberla bella forte. Per farla riprendere.

E lei si è girata per scappare.

Dove scappi, Micia? Le ho detto.

Che ci manca solo da far casino al parcheggio, che è l’unico posto che ci rimane per incontrarci.

Ma lei niente. E’ corsa fin dietro agli alberi sull’altro lato della strada.

Verso un campo di zingari.

Rincorrendola ho sentito l’incazzatura salirmi.

Mi tocca far ragionare tutti sempre io. E che cazzo.

Ho cercato di fermarla, ma siamo scivolati per terra.

Ha iniziato ad urlare.

Le donne fanno così.

Come le galline.

Allora, per farla smettere le ho messo una mano sulla bocca e ho stretto.

Che ci manca solo che ci trovino qui per terra con te che urli, le ho detto.

Cazzo, hai un fidanzato, io ho una famiglia. Ma che cazzo ti passa per la testa?

Ma non rispondeva più.

Donne deboli. Dico io.

Tornando al capannone mi sono deciso a bere una cosa, che giornate così di merda speri sempre che non ne capitino poi tante. Ma poi succede.

E sono arrivato al capannone che c’erano due volanti dei Carabinieri.

O Cristo, ho pensato. Per fortuna non è la Guardia di Finanza.

Ma anche i Carabinieri, con la storia della Magistratura di Sinistra, son diventati pericolosi, con buona pace di Nonno Attilio, che è stato un bravo maresciallo.

E mi dicono che son qua per chiarimenti su cosa è successo a casa mia. Che la donna delle pulizie dice di averli chiamati in lacrime.

Meno male, penso.

Se fossero venuti perchè qualche operaio li ha chiamati per qualche storia sulla sicurezza.

Quelli son casini veri, che finisce che hanno sempre ragione loro. Bastardi.

Niente, vi seguo volentieri, ho detto.

Sarà facile spiegare, vedrete.

Mi guardavano strano.

Ma poi capiranno, mi son detto

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