Il Baia di Lesmo (rivisitazioni d’autore)

1 Ago

Kundera, Pennac, Garcia Marquez, Hornby, Tropper, Haddon,  Millar, Carver, Bukowski, Fante, Miller, Calvino, Baricco, Benni, De Luca, Vargas, Pinketts, Scerbanenco, Dazieri, Winslow. La prima mensola è a posto. Sono molto fiero di me, sudato, e sinceramente compiaciuto di tutto il mio passato da lettore. 

Ho questo fastidioso problema, con gli scrittori in vita e in attività, che non puoi mai prevedere quanto spazio ci voglia sulla tua mensola. Così è stato per Winslow, Sedaris che ormai occupa un bel pezzo di mensola. Me lo sarei aspettato da Tusset, che con un esordio bellissimo, prometteva di essere un grande e prolisso scrittore. Invece un cazzo. 

Mi da l’idea, questa cosa di mettere a posto la libreria, di un lavoro eterno, che non finirà mai. 

Qualche libro l’ho messo nella grossa valigia verde che riposa aperta da una settimana in attesa di essere riempita. Ho messo tutti i libri che vorrei leggere o che mi basta solo portare con me questa estate. Uno skate, due paia di Vans identiche, due buste di tabacco. 

Dimenticherò qualcosa sicuramente, pensavo gironzolando per casa. 

Io sono un eroe del bagaglio da un giorno. Il mio trolley nero, dimensione standard, colore standard, è pronto. Camicia bianca, mutanda, calza, dentifricio, lucido nero scarpe, un libro di riserva, due pacchi di tabacco, profumo. Quest’anno abbiamo, io e il mio trolley nero, fatto settantanove volte un viaggio insieme. Siamo una bella coppia. E siamo solo a metà dell’anno.

Invece la grossa valigia verde mi fa paura. Gli spazi sconfinati che invitano a infilare l’inutile insieme al dilettevole, dimenticando l’importante e l’indispensabile. 

Un dramma. 

Trovo una bottiglia di Brugal, tutta sola. Ancora sigillata. La metto in valigia. Non dovrebbe mancare più nulla. Ho scaricato Marvin Gaye. Ho messo a posto la scrivania. Diciamo che sono pronto. 

Dicono che al Piccolo stia iniziando a piacere il passeggiare dopo cena. Sono sicuro che sia stato mio padre. Che usa la scusa della passeggiata postprandiale per fumare due sigarette di nascosto. Cammineremo, come vuole il Piccolo. 

Vuole anche una tavola da surf. Credo si riferisca alle tavolette da nuoto. 

Mi fa sempre molto ridere questa cosa dell’esodo estivo. 

Mi fa ridere, da tre anni a questa parte, la mia camaleontica capacità di adattamento al mare di merda. Perchè di questo si tratta. 

Mi fa sempre molto ridere che veniate su questo blog cercando “Il Baia Di Lesmo”. A rileggere i commenti al post che appunto si chiama Il Baia Di Lesmo, credo che il titolare o chi per esso, si sia arrabbiato per la mia recensione. 

Non se ne abbia male. Non sono capace di fare recensioni. Soprattutto ai locali. 

Era appena nato, questo blog. Erano anni ruggenti. Erano serate bollenti. Credo, nel 2004, di essere stato sobrio un paio di mesi. Avevo appena cambiato lavoro, ragazza, casa, pettinatura. 

Mi fa sorridere questa incapacità moderna di andare alla cieca. Metà della bellezza di un viaggio è nel non sapere bene che cosa ti aspetti. Metà della bellezza di una serata è nel vedere l’umanità in calore che da spettacolo. 

L’effetto sorpresa, nella vita, dovrebbe essere tutto. 

Quest’anno parto, in fretta e furia. Lascio molte cose a metà. 

Ma è come se non partissi. 

 

 

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