Gran Torino!

24 Lug

Prevalentemente ho scelto la mia macchina seguendo il solito criterio con cui scelgo le macchine. Non francese, dove si possa fare comodamente l’amore, anche se a me l’amore in macchina mi fa tristezza, con uno spaventoso sistema audio che posso mettere Frank Turner a un volume impossibile, sufficientemente capiente da accogliere la mia tavola da surf.

La mia macchina è finita in una carrozzeria ai confini con la civiltà, in quel limbo di non città dove in loschi capannoni, loschi individui fanno cose losche. Ci sono gli zingari, i topi e le lontre, ci vanno i ragazzini a provare le prime canne, le prime pistole, le prime siringhe, le prime sconfitte. Quel limbo di città che nessuno vuole vedere, difatti ci costruiscono i cavalcavia così la gente ci passa sopra e non vede. Lì c’è la carrozzeria. Lì c’è la mia macchina, da tempo ormai immemore.

Mi hanno consegnato una vettura sostitutiva. Bianca, quadrata, piena di pulsanti divertenti. Non ci sta il surf, non ci sta l’amore, e Frank Turner suona una merda. Però pazienza, mi dicevo. E’ una macchina sostitutiva. La parola mi da conforto. Prima o poi mi arriverà la telefonata. Tornerà la mia macchina. Ascolterò ancora Frank Turner.

Ho conosciuto una donna. Una volta.

Abituata al surf, a Frank Turner e a far l’amore in macchina, a quanto ho capito.

La bellezza di una donna si misura in respiri e passi. La sua bellezza è infinita, passi infiniti e respiri infiniti.

Questa cosa, per altro, non dipende ne da me ne dal suo comico modo di muovere il naso.

La sua bellezza, in fondo, è scritta in molte poesie. Ha avuto questa fortuna, questa maledizione, dell’amore fatto di poesie e vino.

Essere scritta in parole di desiderio, disperazione, amore e sogno è una fortuna maledetta.

Ho ritenuto prematuro dirle che, a spanne, quel suo modo spinto e cinico di vedere le cose assomiglia drammaticamente al mio. Una maturità sorda al compromesso della realtà, con la capacità di trovare sempre un compromesso per i suoi sogni.

E quel suo modo di sorridere illuminando la notte buia, poteva essere facilmente scambiato per una rivoluzione nella vita di molti uomini. Non gliel’ho detto, che mi sembrava già abbastanza sicura di se.

Abbiamo avuto la fortuna di scrivere. Abbiamo scritto molto. Leggendoci, un uomo qualsiasi avrebbe potuto pensare che venisse da una sola mano, talmente la storia teneva botta al ritmo.

Lei poi diceva, sconsolata, ragazzone tu non hai ritmo. E mi faceva ridere. Perchè io il ritmo non ce l’ho mai avuto, tranne che a letto. E noi a letto non ci siamo mai stati. Tipo per dimostrarglielo.

Mi sentivo basso, barbuto e grasso davanti alle sue gambe lunghe, dritte e perfette. Sentivo la pancia gonfia, davanti alla sua schiena disegnata con cura. Sentivo le mani sudaticcie, toccando le sue dita affusolate. Per questo ho ritenuto opportuno glissare, camminare, aspettare.

Camminando insieme abbiamo parlato d’amore, di figli, di uomini, di donne. Abbiamo riso. Che quando ride, sembra possa tornare il sole da un momento all’altro.

Fortunato è l’uomo che ti porterà per mano sulle panchine di questa città, a far gli innamorati. Questo non riuscivo a dirglielo, perchè dopo tutto sono un uomo anche io. Ma lo pensavo guardandola. Fortunato quest’uomo.

Scopami, avrebbe risposto lei. Che diretta, per carità, sapeva esserlo.

Vorrei essere io.

Quell’uomo fortunato? Non puoi, ragazzone, non hai senso del ritmo.

No, vorrei essere io a dirti scopami e tu a pensarmi fortunato.

Non si capisce mai quando parli.

A proposito, sembrerà assurdo, ma questo ritmo, questo qui, non l’ho mica scelto io.

In effetti è assurdo, ragazzone.

Ma è vero.

Ok, me ne vado.

Ok.

Addio.

Addio.

Così più o meno è andata. Più o meno. Perchè una donna scritta nelle poesie parla molto più delicatamente. Ovviamente.

Ho avuto la strana percezione, per un secondo, che si stesse sbagliando.

Andandosene.

Io non sbaglio mai.

Mai.

Non avrò il senso del ritmo. Ma non sbaglio mai.

Riconosco nelle donne la bellezza e la paura. E le ho trovate tutte e due, sospese a litigarsi la libertà di una panchina.

 

A bordo della mia Gran Torino, sotto i cavalcavia che la gente supera leggera per non guardare sotto, ho pensato di fermarmi e chiamarla.

Ma non si chiama mai una donna per dirle: hai sbagliato.

 

 

 

 

 

2 Risposte to “Gran Torino!”

  1. ET 24 luglio 2014 a 14:52 #

    Fu lungo il mio cammino fino a te,
    e ci ha unito per un incontro breve.
    Sapendolo… di nuovo sceglierei
    questo lungo cammino fino a te.

    (Blaga Dimitrova)

    • Il Franz 24 luglio 2014 a 16:14 #

      Impossibile pensare che tu,
      diamante nascosto dietro a mani sporche di carbone,
      possa solo pensare che il nostro
      incontro
      sia breve.
      Quando invece è tutta una vita.
      Tutta una vita

      (Fsarach Inesca)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: