Le cose che ho imparato nuotando

Sapevi che non sono per nulla portato per ballare?
Ho proprio una mancanza genetica per il ritmo e le sue connessioni con gambe e mani. Vai tu a spiegarlo alle ragazze, quando hai diciotto anni, la discoteca esplode di gente, tutti vogliono limonare, tutti, per farlo, devono ballare. Almeno un po’.
Forse per quello ho imparato a bere e guardare.
Comunque, ballo male.
Inutile dirti che quindi quando senti dire

– ho proprio bisogno di staccare e farmi una serata a ballare

puoi facilmente intuire che non sia il mio caso.

Di contro nuoto. Cristo se nuoto. Potrei farlo per ore.
Per due ragioni. Mi piace sentirmi piccolissimo nel mare grandissimo.
E mi svuota la mente. Completamente,

Comprensibilmente, mi occorre di essere al mare, per fare la cosa, nuotare, alla grandissima.
Dal campanile al vecchio hotel sono 560 metri, andando dritti in linea d’aria paralleli alla spiaggia.
Come nella vita, zigzagando ci metti qualcosa di più. Dipende da come ti perdi e da quanto ti vuoi sentire perso. Il campanile e il vecchio hotel rimangono sempre lì.
Come nella vita.

Le cose che ho imparato nuotando sono molte.

In primis, viene difficile pisciare e nuotare contemporaneamente. Anche ai più esperti. Conviene fermarsi. Non so le donne. Ma le grandi nuotatrici che ho conosciuto nella mia vita, davano l’idea di donne che pisciano in piedi.
Poi che davvero importa poco la distanza. Conta il passo.
La bracciata. Avere braccia forti nell’acqua è tutto. Prendere il proprio ritmo, e andare.
Poi che il silenzio svuota, ma non riempie. Alla faccia del cazzo, diresti.
Adoro le donne dirette. Hanno un vantaggio enorme sugli uomini.
E sono sempre bellissime. Perchè sanno come esserlo senza girarci troppo intorno. Quando c’è da mettere il cuore mettono il cuore, quando c’è da mettere la vita mettono la vita, quando c’è da mettere la lingua mettono la lingua.
Inutile, comunque, nuotare per aspettarsi di uscire pieni zeppi di risposte. Non funziona. Ci ho provato per anni.
Poi ho imparato che le meduse pungono, le anguille ti osservano sospettose, i branzini hanno la stessa espressione che aveva il mio professore di latino durante i compiti in classe, le orate sembrano disorientate, e se stai fermo i polipi vengono sempre fuori.
Poi ho imparato che le cose quando ne sei fuori sembrano sempre più facili.
Prova tu, baby, a tenere il ritmo per tutto quel tempo, fino al vecchio hotel.
È tanta strada.
Come sempre.
Insomma, prima di parlare della nuotata di qualcun altro, fatti la tua.
Poi che indipendentemente dalla compagnia che ti scegli, le braccia sono le tue.
E solo le tue.
Ma, lasciami mettere un ma in una frase che stava bene anche senza, tirar su la faccia e vedere qualcuno che nuota con te, fa un gran piacere.
Ti senti meno solo, perchè il mare è grosso vero.
Le persone che ho scelto accanto nella vita sono più o meno dei gran nuotatori. Qualcuno galleggia meglio degli altri.
I più stronzi galleggiano sempre meglio.
Io galleggio che è un piacere, baby.

Poi che nuotare fa venire fame. Tu entri pieno di pensieri e esci pieno di pensieri, ma affamato come una iena.
E tu dirai, perchè nuoti, bambinone?
Perchè è il mio modo di giungere a delle conclusioni.
Aiuta il processo.
Io ho il grande pregio di non prendere troppo sul serio le minacce della vita. E il grande difetto di esserne fatalmente attratto.
Allora nuoto, circola il sangue, mi prende la stanchezza, sento la fatica, riprendo il contatto con il mondo.

Oggi faceva, ad esempio, un brutto mare di Libeccio.
Acqua sporca, correnti, disordine. E di arrivare al vecchio hotel non se ne parlava nemmeno. Una bracciata ti spostava di qualche centimetro, poi ti ritrovavi insaccato tra due onde e tornavi dov’eri.

Questo ho imparato oggi: che magari basta fare a tappe.
Che se il mare è mosso davvero, una tappa intermedia va bene uguale.

Questo voglio fare. Adesso.
Tappe intermedie.
La corrente è troppo forte.

Postilla vocale. Dialogo tra un pescatore e un nuotatore.

– belin sembri sempre sul punto di scoppiare
– sembra, ma poi rientra
– non farlo troppo spesso.
– cosa?
– di rientrare
– in che senso?
– nel senso che poi si capisce che era meglio quando stavi fuori.
– rientra sempre
– adesso. Sempre non si può dire mai. Adesso.
– ok. Adesso rientra

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