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Uno strano modo di vedere le cose. 

Davvero. 

Seduto in mezzo alla stanza, apparentemente vuota se non per un tavolo di cristallo e un mobile d’appoggio di finto mogano. 

Aspetto. 

Passo molto tempo ad aspettare. 

Lo posso dire con certezza. Tengo precisi diari della mia vita da quando ho scoperto quanto male possa fare rileggersi, quanto bene possa fare rileggersi. In ogni caso, quanto serva rileggersi. 

Sorrido, qualche volta, rileggendo tutta la vita che butto in situazioni che poi si rivelano marginali se non inutili. 

E la poca vita che metto, invece, in questioni che lentamente diventano di fondamentale importanza. 

Parte del mio lavoro è anche questo. Stare seduti, cercando la posizione meno ebete possibile, procedendo nella selezione delle cose che si possono e non si possono fare. 

Mi viene servita dell’acqua. Pressochè congelata. Una giovanissima assistente. Le si intravede il reggicalze nero, di pizzo. Le si intravede anche tutta la stanchezza di servire bicchieri d’acqua e caffè a ignobili guardoni. Le si intravede anche una abbronzatura fugace. Non sorride. E’ più forte di me. 

Quella sensazione, ripida come una discesa su un costone di montagna, veloce come un’onda, quella botta di adrenalina, quella droga precisa, di prendere il controllo. 

– Dice che ci sarà molto da aspettare?

– La dottoressa le chiede scusa, ma è impegnata in una conference call

– Posso chiederle di rendermi l’attesa più piacevole? 

Detto con calma, scandendo le parole, lasciando che gli occhi, volutamente, si appoggino su quelle piccole tracce di abbronzatura che fanno da sfondo a una collana con una perla. Finta. 

Il potere di giocare con le parole. Che sono la cosa più innocente. Che sono la lama più affilata. Che sono l’elemento che distingue la potenza dal potere. 

E’ qui che lei sente, improvvisamente, la vita scivolarle addosso. Tutta in un secondo. Troppe informazioni non corrispondono. 

E’ una frase da porco. E’ un porco. Come tutti quei bastardi che mi guardano le tette mentre servo il caffè. 

Eppure, parla con calma e mi guarda fisso. Allora non è un porco. 

Forse non è una frase da porco. Sono confusa. Mi guarda. Sento gli occhi. Eppure è sicuro di quello che dice. Cosa ha detto esattamente? Non riesco a ricordarlo…

Lo so. 

Quasi ti cade il vassoio. E poi resti, poveretta, sospesa a guardarmi. Perchè non capisci. 

E io ti posso giurare che questo è meglio dell’adrenalina per me. 

Ora, questione di istanti, è necessario rientrare immediatamente in un canone da lei conosciuto. In modo che possa riprendersi. 

– intendevo, se sia possibile abbassare l’aria condizionata. Rischio di morire congelato. Forse sono vecchio, ma non reggo questo clima

Sorride. 

Rilassata. Allora non è un maniaco. Allora mi sono sbagliata. Sorride e riprende il controllo del vassoio. 

Nessun grande cacciatore uccide la preda in un solo colpo. 

La sensazione di recuperare la vita, riporta sangue al cervello, riequilibra i valori ormonali, fa rientrare il senso di pericolo che ha prodotto piccoli incidenti tra ghiandole sudoripare, globuli bianchi, adrenalina e un’altra ottantina di componenti chimiche. 

Insomma, il sudore e il rossore rientrano. 

Dominare un uomo indossando un reggicalze, una scollatura con una perla, finta, sull’incavo delle tette, è una di quelle cose che ti hanno insegnato in televisione. Gestire un uomo che spinge semplici parole fuori dal contesto è un altro livello. Non potremmo mai stare insieme. Nemmeno per una notte. Io brucerei tutte le tue certezze e tutta la mia noia.

Si gira per armeggiare con il telecomando appoggiato sul mobile in finto mogano. 

 

E’ il momento di uccidere. 

– Normalmente non mi piacciono le donne con gli occhiali. Ma devo ammettere che questa montatura le sta molto bene. Ha qualcosa di sexy anche se resta molto professionale. 

E’ panico. Puro.

Un fottuto porco. Che mi sta guardando il culo. Maledetti bastardi. Tutti gli uomini.  Bastardo porco. 

Beh, a dire il vero, niente di quello che ho detto è vero. Mi piacciono le donne con gli occhiali. E anche quelle senza. Insomma non è un fattore determinante. Gli occhiali, a differenza dei ricordi, si possono togliere dagli occhi e appoggiare su un comodino. Si possono anche dimenticare. Elemento di contorno inutile. 

Inoltre quella montatura è quasi ridicola. Rubata sicuramente a qualche serie televisiva. Gonfia l’ovale del viso rendendolo comicamente gonfio.

Ma tant’è. 

– Grazie

Lo dice quasi sottovoce. 

Cerca di guadagnare la porta. 

Imbarazzo. 

Pungente imbarazzo. 

– posso chiederle…?

Lascio sospesa la frase. Perchè lei possa arrivare in fondo, rovistare nei luoghi comuni che l’hanno portata fino a qui. Il cellulare? facebook? il nome? 

Pensaci bene, piccola. Dove credi che porti una cosa del genere?

Si gira.

Controvoglia.

E’ rossa. 

Paonazza.

Adesso non si distingue più l’abbronzatura dal resto. 

Incollo gli occhi ai suoi. Tengo lo sguardo. Come se volessi davvero chiederle… 

– se avete una connessione wifi. Così posso mandare un paio di mail nel frattempo.

– si. 

– si ricorda la password per caso?

Non ce la fa più. 

Riprendo 

– sa, le password sono come le donne. Le più belle sono quelle più difficili. Le più facili sono anche le più stupide e semplici da dimenticare. 

Che poi, leggetela così, è davvero una metafora del cazzo. Robaccia per intestini semplici. Elementari delle emozioni passate a pieni voti e poi bocciatura alle medie del sentimento. 

 Sorride.

Esce. 

Mi sono divertito. 

Lei meno. Credo. 

Io non avrei voluto, oggettivamente, portare la nostra storia di perfetti sconosciuti oltre al semplice constatare che da assistente di una direttrice di linea ti permetti di indossare dei reggicalze. E che tendi generosamente a mostrare gli stessi a tutti, indossando gonne troppo corte. 

E’ che quel genere di particolari stimola, nei miei simili, la concentrazione di sangue al cazzo. Comunemente chiamata erezione.

A me, disfunzione, il sangue arriva al cervello. 

Scusa.

A nome mio e di tutti quelli che ti hanno infastidita. 

Inganno l’attesa. 

 

PS: la password è 1a2b3c4d5e0000. Che non è una bella password. Ricordatevi di creare password belle, se dovete darle agli sconosciuti. 

PS2: scrivete un diario. Serve sempre. E lasciatelo senza password. Perchè chiunque possa leggervi dentro. Non create inutili copertine, lasciate che tutti possano leggere in voi le cose che poi potrebbero trovare in loro.

Amen

PS3: il reggicalze, se non accompagnato da un intraprendente spirito da ragazza di facili costumi è un inutile drappello estetico. 

 

Life is Short Fritz, write your memories before your memories will kill you

 

 

4 pensieri su “Password

  1. Signori e signore,
    In vendita in tutti gli autogrill accanto all’uscita, e nelle peggiori librerie, potrete prossimamente trovare il nuovo libro (?) di Francesco intitolato “Metodi d’approccio per maschi intellettualmente superiori” con l’inserto “Speciale! Cuccare con la PNL” . L’offerta è a prezzo libero. L’autore si offre disponibile a scrivere una dedica romantica, unica e meravigliosa (secondo lui, non secondo voi).

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