Moto (andare)

Argomento profondamente scacciapassera. Nel senso che le puntuali e puntigliose lettrici di questo blog, troveranno questo post inadeguato, sotto tono, fastidioso. Solo perchè parleremo di moto. Eppure, molte di loro provano un atavica attrazione per il disordine umano che le moto, come oggetti, si portano dietro, ovverosia i loro piloti. 

Essere motociclista è un buon punto di partenza per farsi una vita sentimentale. 

Se mio figlio mi dovesse chiedere mai:

– Papà, per avere una donna bellissima che mi ama, cosa mi consigli di fare: compiere imprese epiche come scoprire un nuovo vaccino oppure circumnavigare uno dei poli oppure guidare una moto? 

– Mio caro, non pago i tuoi studi, tra l’altro salatamente, perchè tu possa abusare del termine “circumnavigare”, ma perchè tu possa trovarti un lavoro in poco tempo e mantenermi. In ogni caso, rispondendo alla tua domanda, e partendo dal fatto che dipende da che tipo di donna tu voglia trovare, diciamo che scoprendo vaccini e circumnavigando i poli tu attirerai una pletora di adoranti fans, tra le quali anche qualcheduna bella. Ma possedendo una moto, sicuramente, con molta meno fatica otterrai molti più risultati. Ricordati, però, di arrivare vergine al matrimonio e di mettere la canottiera dentro le mutande che se no mi prendi freddo al pancino. Lo so che hai ventiquattro anni, ma le congestioni non guardano in faccia a nessuno. E chiama mammata quando arrivi. 

Io possiedo moto da prima che iniziassi a possedere donne. E solo ultimamente ho collegato le due cose. Ovvero che con un mezzo rispettoso si acchiappa.

In ogni caso. 

Parliamo di moto.

Uno dei miei vicini di casa, proprio mentre tentavo di insegnare l’arte dello skate al Piccolo all’ombra di un nespolo in cortile, è comparso dal portone armato del seguente kit:

– Maglietta verde nera semi fluorescente con scritta Kawasaki 

– Marsupio Ducati, rosso e piccolo, stile testicolo con varicocele (da operare con urgenza)

– Cappellino con visiera piegata recante sigla: Vale 46. 

Io, dal canto mio, uomini del genere li butterei tra il bidone verde e quello marrone della differenziata. 

Eppure ci salutiamo.

Le nostre mogli sono amiche. I nostri figli sono amici. Lui ha provato ad invitarmi a vedere la MotoGp a casa. 

– Preferisco guardare un documentario sui virus intestinali. 

Ho risposto. 

E lui ha riso.

Ma io non ridevo. 

Dicevo sul serio.

 

– Vado al Mugello. 

– Bene. Bravo

– Tu non passi?

– Dove?

– Al Mugello?

– Direi di no

– Dai cazzo. Sembra davvero che sarà un week end epico

– mah

– ho capito. Problema a convincere la moglie. Se vuoi ci penso io a farlo. 

– con mia moglie?

– coglione. Davvero. E’ imperdibile

– mah. Devo insegnare al Piccolo ad andare in skate e domani vorrei godere dei frutti del mio insegnamento. 

Non risponde. E’ abituato ai miei no. 

Deluso, procede verso il suv parcheggiato davanti a casa. Si vede che è gasato. Lo si può sentire. 

E’ uno di quelli che stanno contro le cancellate urlando a squarciagola mentre gli passano davanti bolidi a duecentoquaranta all’ora. 

Non vedi quello per cui tifi, ma vai a sensazione. 

Ora, io sono estremamente ecumenico, in termini motociclistici. 

Scherzando dico sempre che sarebbe meglio la moglie sul marciapiede che una moto giapponese. 

(mica tanto scherzando)

Ma poi, in fondo, amo la moto in tutte le sue forme. 

Ascolto pazientemente tutte le opinioni. Mi faccio asciugare dai biemvuisti, montati a mille dalla sensazione di schiacciante superiorità dei loro mezzi, armati per una missione nel deserto. Ascolto i ducatisti del quartiere, che partono in quattro e tornano sempre in tre, per qualche maledetta batteria, qualche maledetto contatto, qualche maledetta saldatura. Ascolto, ovviamente, gli harleisti. Ma anche i bonnisti, gli englisti, quelli della Victory e quelli della Suzuki. 

Non solo. Leggo e mi aggiorno su praticamente tutto. E condivido gioie e dolori. Ad esempio Ducati ha da poco presentato in un box giallo dentro il suo stabilimento, con ombrelloni e longboard skate, quella che sarà l’erede della Scrambler. 

Notizia che, a dirla tutta, non cambierà molto la mia vita. Però si è creato un piccolo caso nel pubblico ducatista. Perchè dicono che la vera presentazione al pubblico avverrà in autunno. Probabilmente a Colonia più che a Milano. Offesa immorale! Sui social è venuto fuori un casino molto più grosso di quello relativo alle tangenti del Mose. 

(Ha ragione Grillo, quando si dispera pensando a voi). 

Ora, a parte che Ducati è di Audi, elemento che legittimerebbe di molto la presentazione di una moto nuova in quel della Germania, ma il problema è davvero minore.

Eppure partecipo alle discussioni. 

Condivido le gioie e i dolori. 

Non giudico mai un giro dal numero di kilometri e nemmeno dalle foto che pubblicate.

Non giudico mai un uomo dalla sua moto. 

Sarebbe come giudicare un uomo dalla sua donna. 

Anche i migliori possono sbagliarsi.

E poi redimersi. 

Però questa fretta di andare a vedere ragazzi che sfrecciano a trecento all’ora girando su una pista d’asfalto. 

Però questo bisogno viscerale di imitarli e di buttarsi a pesce sulle statali facendo i peli ai cordoli. 

Questo non è andare in moto.

Questo è usare un elettrodomestico. 

Volevo dire solo questo.

Avevo un quarto d’ora buco tra una riunione e l’altra e ho pensato bene di spenderlo al bar per bere un caffè. E mi è toccato subire un incontro ravvicinato con un altro pasionario di questa cazzo di disciplina del correre di fretta. 

Mah. 

 

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