Op scio nal

30 Mag

Dicono che poi parli sempre di sesso, tra le altre cose in modo decisamente scurrile e non adatto alla sopraffina narrativa che mi contraddistingue. 

Forse, penso io, perchè nulla succede, che possa perlomeno essere raccontato. 

Ma non lo dico, che poi la gente ci rimane sempre male quando ha la percezione che la sua quotidianità, che da dentro sembra un compressore pieno di pressione, emozioni e rivoluzioni pronto a sparare, da fuori non è altro che un preciso cliché di un b movie francese. 

Tra l’altro ho anche ricevuto una mail di protesta per il post precedente. Questo blog ha l’indirizzo mail pubblico da 10 anni, e questa è la settima mail che ricevo. Perlomeno pertinente a quanto scritto o detto e non per vendermi cialis oppure per farmi ereditare grandi somme da zii in Nigeria prematuramente scomparsi. 

La mail è firmata Tania. Intuisco si tratti di una donna. Che mi accusa di essere, oltre che volgare tra le righe, “ossessionato dalla donna sessualmente parlando, e sicuramente pronto a un percorso riabilitativo psicologico”. 

Vedi cosa succede a far studiare le donne? 

Che poi divengono coscienti dell’incredibile potere del percorso riabilitativo psicologico. 

Che poi ne avrei bisogno davvero. Non per questa questione di ossessione per le donne, sessualmente parlando, ma per gli schiaffoni che la vita mi ha tirato negli ultimi quattro anni. 

Un bel percorso riabilitativo psicologico, con sedute di approfondita analisi e ipnosi. E poi se ci scappa, anche un pompino.

Così. 

Insomma, rivedo i miei fratelli, quasi tutti insieme.

Usiamo il giovedì sera per metterci in pari con la vita, per leccarci le ferite, per far finta di essere capaci di non pensare al resto, per ridere, per fare quello che tutti gli uomini fanno da sempre, semplicemente lasciarci il segno a vicenda. 

Ora, a livello puramente biografico, nessuno dei suddetti amici, me compreso, ha una storia sentimentale lineare, semplice e soprattutto facilmente spiegabile. 

Alcuni hanno fame. Altri hanno sete.

Gli uomini sono così. 

Arrivano tutti in ritardo. E’ una abitudine consolidata. Inizia anche a piovere. 

L’abbordaggio delle povere vittime avviene con disinvoltura. 

La zona, per noi, è zona conosciuta, palmo a palmo. E’ lo stesso bar da anni. Le stesse serrande, lo stesso casino. 

Le povere vittime sono due tipiche utenti del posto. Radical Chic, non milanesi, carine, particolari. Il genere di donne che bisognerebbe frequentare.

Non che la caccia sia lo sport tipico. Il branco si trova all’ombra di questa oasi per leccarsi le ferite inferte da altre femmine e da altri maschi. Solitamente è un branco chiuso. 

Ma si sa, la stagione degli accoppiamenti e la sensazione che essere senza figli a 35 anni genera nel maschio una psicosi spastica che erutta nel disordinato approccio di femmine coetanee. Come se bevendo insieme a trentacinque anni potessimo ancora credere di avere tempo. Dal canto loro, le trentacinquenni hanno una fretta imperiale di chiudere il discorso ovuli fecondati e foto di famiglia, sentendo il rimbalzante richiamo biologico. Quindi cercano, più o meno inconsciamente, un padre biologico. 

Esistesse la sincerità sarebbe:

– ciao, sei carina, coetanea, e dalla scollatura intuisco anche pronta per un eventuale accoppiamento

– ciao, ho bisogno di essere protetta, curata, messa incinta, e poi tenuta in alto nelle tue priorità.

– ah. Beh, anche io voglio un figlio. Maschio che gli insegno la moto, il surf, lo skate e tutte quelle cazzate a cui mi attacco per sentirmi ancora ragazzo. Solo che poi vedo quelli che hanno un figlio, e insomma mi sembrano cazzi amari. 

– Sei il tipico irresponsabile del cazzo, che fa surf e va in moto e che si veste in modo tremendamente originale. Provo attrazione sessuale nei tuoi confronti, ma so che mi ferirai fino alla morte. Forse ti amo. Anzi si. Però tira almeno giù la tavoletta dopo aver pisciato. 

– Beh, io vorrei scopare con te. Ovviamente con una cena prima, che abbiamo trentacinque anni se no sembra che ti tratto da puttana. Ma per il dopo, non saprei dirti. Iniziamo con lo scopare e con il fatto che tu mi lasci il martedì per il corso di yoga, il mercoledì il calcetto, il giovedì il corso di tastiere heavy metal, il venerdì per gli amici, il sabato per lo skate e la domenica il surf. 

– Ok. Sedotta e abbandonata. E’ un copione che conosco bene. Mi va bene. Anzi perfettamente. Mi ricordi Luca. Il mio ex. e Giulio, il mio ex ex. E Carlo. il mio ex ex ex. Lunedì ti presento i miei

– no. Il lunedì vado in moto con gli amici. Pompino veloce dietro la macchina e la facciamo finita? 

– E’ squallidissimo

– In effetti si. Ma volendo riassumere… 

 

Invece

Invece la conversazione piacevolmente cade su alcuni luoghi comuni riguardanti le origini, le vacanze, il sole, il mare, quanto piove a Milano. Occhi che scivolano veloci, saltando la scollatura per rispetto. Mani che cercano un contatto. Lei scava nella memoria per capire a chi assomigli, a cosa è dovuta tutta quell’abbronzatura e perchè sente forte il bisogno di fare un bambino con te. 

Io sono spettatore privilegiato. Posizione eccellente. Mi resta, sporco lavoro, l’intrattenimento dell’amica. 

Appoggio fraterno. 

Adoro la sensazione di illuminante dominio provvisorio che scintilla negli occhi del mio fratello cacciatore. 

Quell’inebriante potere, estremamente temporaneo e volubile, che si attiva quando credi di avere una donna in pugno. 

La serata scivola sotto la pioggia fino all’abbandono del tavolo da parte delle giocatrici. Siamo abituati. Siamo abituee. Nel senso che alla fine, mogli, amanti, amiche, conoscenti, rimaniamo sempre qui. A chiedere l’ultimo giro pensando al mal di testa del venerdì. 

Voglio bene a questi uomini. Un bene enorme. 

So che loro me ne vogliono. 

Vogliamo bene a questa piccola abitudine. Questo show, che sta in piedi da solo, nel quale ogni nuova donna si sente protagonista. 

Cacciatori che diventano prede. Un confine labile con copione conosciuto. 

Finisce sempre così.

Ma io, fossi donna, uno di noi lo sposerei subito. Uno qualsiasi di questi quattro cani scappati dal guinzaglio. 

Perchè sono sicuro che uomini così capaci di amare non ne esistono molti. 

E anche di uomini così capaci di nascondere questo amore enorme sotto una folta pelliccia di difetti e luoghi comuni. 

Abbiamo bisogno di donne pazienti. Abbiamo bisogno di donne pronte a sedersi sulla folta pelliccia e scavare con le mani. 

Abbiamo delle donne pazienti. Bellissime. Perchè le loro pellicce di difetti sono ancora più folte delle nostre. 

Uno si sposa a luglio. Mese inopportuno per sposarsi, se la prendi dal punto di vista dell’invitato che vuole ubriacarsi e non sudare come uno svedese dentro una sauna. Credo sia pronto per farlo. Perchè esplode d’amore. 

E’ il momento giusto per farlo. 

Uno vuole un figlio. 

E’ il momento perfetto per farlo.

Anche un’altro vuole un figlio.

Sarebbe perfetto farlo. Ma da soli risulta difficile. 

Un’altro vorrebbe solo essere amato. 

Tutti lo vorrebbero.

Insomma, le solite cose. Per questo ogni tanto mi dimentico di raccontarle. 

Non potete nemmeno immaginare quanto io ami queste solite cose. Solo perchè sono le solite cose nostre. 

 

PS: l’unico accenno sessuale di tutto il pezzo è semplicemente dovuto al fatto che è la verità. L’inossidabile verità. 

Poi, potete anche darmi del buzzurro. Ma nessun uomo con due Negroni in corpo, cercherebbe una donna al solo scopo di sposarla. E’ scritto. Come è inevitabile che l’immediato paragone con la lista di ex (conviventi, mariti o amanti) porti il candidato a un incredibile percorso ad ostacoli atto al raggiungimento dell’atto. Basta solo avere lo stesso profumo di Carlo o lo stesso lavoro di Nicola per essere egoisti come Carlo o stronzi come Nicola. Quanto è misero il mondo della memoria d’amore. 

Che poi è il motivo per il quale lei si è allontanata ieri sera, fratello. Impara ad osservare. Era uscita per una lunga serata “memorial di xxx” nella quale confidarsi con la prode amica su quanto fosse stronzo Carlo o Nicola o Paolo. Un libro aperto di memoria.

Impara ad origliare le conversazioni prima di buttarti a pesce con quel tono da Brad Pitt di Ostuni e quell’accattivante sorriso perfetto che fa capire che, in fondo, sei molto peggio di Carlo/Nicola/Paolo messi insieme. Ma sei molto più bello. 

A giovedì.

 

4 Risposte to “Op scio nal”

  1. Tania 8 giugno 2014 a 13:49 #

    Caro Francesco,

    ti spetta un bel percorso riabilitativo, tutto gratis.

    Con tanto di diritto al pompino.

    Non dicevi sempre che é piu’ bello dare che ricevere?

    • Il Franz 9 giugno 2014 a 07:15 #

      accolgo l’invito

      • Tania 9 giugno 2014 a 19:49 #

        …ed é per questo che non riesco a smettere di pensare a te.

      • Il Franz 10 giugno 2014 a 12:25 #

        per la mia capacità di accettare inviti impossibili o per il semplice fatto che io sono l’uomo della tua vita.
        In entrambi i casi, accettalo.

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