Ingoio (Quattro motivi per concludere un pompino felicemente)

23 Mag

(Ora, ritrovarsi a scrivere sempre le stesse cose, ne converrete, risulta estremamente noioso per lo scrittore e per il lettore. Restano due varianti: smettere di scrivere, o semplicemente spiegarsi in maniera differente).

 

Insomma, io ingoio. Ingoio da un pezzo. E malvolentieri. Ma tant’è. 

Dicono, quelli che leggono Osho, quelli che fanno yoga, quelli che bevono the verde e tisane drenanti alla sera, che la vita è fatta di alti e bassi, e che ingoiare è solo una fase. Che poi è così, anche se il tempo scorre in modo decisamente diverso, tra quando sei in alto e quando sei in basso. Dev’essere una questione di gravità. In alto scivola veloce,con le giornate che finiscono sempre troppo presto, le stagioni che corrono. In basso le ore sembrano anni, e ti tocca di raddoppiare il rhum per reggere. 

Nel grafico della mia vita, sto scavando con le mani per recuperare, dato che ormai sono uscito dal foglio da parecchio tempo. 

Dicono, quelli che leggono Osho, che vanno ai corsi di Programmazione Neurolinguistica, che pagano l’analista e che fanno sesso senza dire le parolacce, che bisogna contestualizzare. Dividere la vita a compartimenti stagni, e osservare le stanze della propria esistenza, capendo dove si va male e dove si va bene. Insomma non è tutto nero o tutto bianco. Ci sono cinquanta sfumature di grigio. Saper apprezzare il bianco, contestualizzando il nero, dicono.

Che poi, a quelli che leggono Osho, non vale nemmeno la pena di rispondere. E che poi, per esempio, il colore della morte e del lutto, in India, è proprio il bianco. 

In ogni caso, io i compartimenti stagni li osservo da un pezzo. E sono tutti pieni zeppi di merda. 

Non è questione di pessimismo. E’ questione di tempismo. 

Insomma, vi dicevo, ingoio. 

Nulla di male. 

Parte del gioco. 

Cerco di liberarmi con una mossa efficace e antica, fingendo una chiamata sul cellulare, da una chiacchierata noiosa, per trovare un angolo di riposo. Che, in una fiera piena zeppa di gente, non è roba facile. 

Sono sveglio dalle cinque. Sono le quattro. Sono in piedi, fisicamente sui miei piedi, dalle otto. E sono le quattro. Non mangio dalle sette, e sono le quattro. Parlo dalle dieci, e sono le quattro. Sono riuscito a fumare una sigaretta in piedi, mentre pisciavo e mi controllavo la cravatta. Che poi non si potrebbe, fumare e controllarsi la cravatta insieme. Che è un attimo, bruciarsi la faccia. 

Sono stanco. Ma ingoio. Reggendo il gioco. Alle otto faccio colazione con una piccola orda di venditori. Alle otto e mezza mi chiedo quando arriveranno le sei e mezza. Ingoio. Alle dieci faccio una video intervista con un cameramen sovrappeso che sbadiglia mentre gioca con l’inquadratura. I miei video aziendali fanno una media di cinquanta visualizzazioni l’anno. Che è un grande stimolo. 

L’argomento, la Fabbrica del Futuro e gli eventuali sviluppi delle tecnologie cross border, è un’altra stimolante leva. Capisco lo sbadiglio del cameramen. E ingoio. 

Spenta la telecamera e il faretto che mi ha reso un sudario, vengo gentilmente trasportato in una tavola rotonda di amministratori delegati. Tutti abbronzati e sospettosi. Chiedo a una assistente con una camicia di raso trasparente e un culo a se stante, dell’acqua. Forse si dimentica. Forse non conto un cazzo, nella piramide alimentare degli amministratori delegati. Sta di fatto che l’acqua non arriva. Ingoio. 

Mentre mi alzo, vengo raggiunto da un cliente che si ricorda benissimo il mio nome e che vuole parlarmi con urgenza di una cosa molto importante. Mi risiedo. Richiedo dell’acqua. Non mi viene portata. Stacco il cervello e lascio che il cliente parli. Si anima e suda. Fa un cazzo di caldo, penso. Ma l’acqua non mi arriva. Mi arriva un cappuccio. Con la schiuma. 

Io il cappuccio lo odio. Come alimento. Ingoio. 

Mi alzo, viene richiesta la mia presenza per una riunione confidenziale. Tavolino di cristallo, prosciutto di San Daniele tagliato al coltello, Prosecco e frutta fresca. Chiedo dell’acqua. Una assistente con gli occhi incredibilmente azzurri e profondi me la porta. Vorrei sposarla, buttarmi ai suoi piedi e ringraziarla, amarla. Bevo. Mi sembra di essere tornato nel mondo dei vivi. Qualcosa va per il verso sbagliato. La riunione si anima, il tavolino diventa troppo piccolo e scomodo per tutti e quattro. Si allentano cravatte, partono velate minacce, sparisce il Prosecco. Mi pagano per esserlo. Allora lo faccio.

Arrogantemente mi alzo e me ne vado. Mi pagano per essere arrogante. Peccato per il Prosecco. 

Ingoio. 

Cerco di puntare il cesso delle hostess. Non per altro, nessuno può cercarmi qui. 

Incrocio Francesca, che da giovane doveva essere bellissima e felicissima. Che è una donna in carriera e che oggi porta un ridicolo paio di sandali con la zeppa in sughero. Mi prende e mi porta in un angolo. Ci sediamo. Insieme a due individui dalla giacca troppo grossa e dalla cravatta troppo vistosa. 

Il primo mi indica, con una Montblanc evidentemente di plastica, un plico di fogli. Il secondo accenna ad eventi successi e passati. Appoggio la schiena allo schienale di plastica. Cerco con gli occhi un’assistente. I due non hanno una assistente. Non contano un cazzo. Peccato, avrei voluto dell’acqua. 

Bevo troppo, penso. Potrei avere un tumore ai reni. Penso. O forse, solamente una grande sete. Odio la gente che indica con la penna e allude a contenuti che non mi fa vedere. Noto un piccolo callo di postura sul piede di Francesca. Un peccato indossare un sandalo con un callo. Sbuffo, involontariamente. 

Ingoio. 

Ci alziamo, ci stringiamo le mani, mi giro. Sto immobile in mezzo al corridoio della fiera. Osservo una Fender bianca e lucida appoggiata su un divano, e un pianista robot che suona Freddie Mercury. 

Punto la Fender. Mi siedo. La prendo in mano. Hanno un’impugnatura miracolosa, questi oggetti.

Suono qualcosa. 

Samantha, Daniele Silvestri. 

Daniele Silvestri è un poeta, ma pochi lo sanno. Samantha è una grande canzone. Dal vivo è uno spettacolo. Giulia mi aveva fatto scoprire Roma, Daniele Silvestri, una mansarda in Trastevere e il suo modo di limonare strano. Poi è sparita. Lasciandomi Roma e Daniele Silvestri. 

Samantha è divertente da suonare alla chitarra. 

Inizio a respirare. 

Ma c’è una canzone stupenda di Silvestri che mi piace suonare. Eccola. Suono l’inizio. Questa è una di quelle dieci o venti canzoni che hanno un peso specifico nella mia vita. Una di quelle canzoni che mi riattaccano i profumi e i colori di quel preciso momento in cui l’ho sentita per la prima volta. Ricordo i brividi sulla schiena, il filo di sudore sulla sua, il silenzio apparente dell’alba, l’odore di mare e rosmarino, la certezza nel vedere le sue mani tremare davvero, insieme al respiro, insieme al mare. 

Mi si siede di fianco un vecchio con una cravatta rossa. Canta, con precisione millimetrica:

– Così dicevi perchè i miei occhi pieni di balconi e chiese non tornassero più.

 

 Si alza, mi guarda:

– Daniele Silvestri è un poeta

E se ne va. 

Concordo. 

Giulia non mi tornava in mente da vent’anni. Chissà se fa ancora l’amore con il suo amico romano al campo Scout, chissà se beve ancora il vino rosso a canna dalla bottiglia. Chissà se porta ancora i suoi amici per mano dalla stazione alla mansarda in Trastevere e ci fa l’amore tremando come una foglia. Chissà se se li dimentica alla Stazione, lasciandoli con una scatola di ricordi e un sorriso. Chissà se poi quel progetto di rifarsi le tette è andato in porto. Chissà se si ricorda anche lei di aver vissuto cinque minuti che valevano la pena di essere vissuti, sospesi sopra il molo della ferreria, sul mare. 

Mah. 

Vengo recuperato da un venditore, affamato di vendetta e famoso per essere simpatico come un foglio di excel. 

Si siede. Mi tocca appoggiare la chitarra. 

– Hai gli occhi stanchi. 

– Troppe slides.

– eh, la fiera stanca.

– non esattamente

– …

– ingoiare, stanca. 

 

Ora, con sommo dispiacere devo interrompere l’immensa poesia creatasi con l’ascolto di Strade Di Francia (ma davvero non conoscevate Samantha? La versione dal vivo è perfetta. Eccola). 

Orbene. Con una rapida ricerca su Google sarete cascati qui incuriositi sul come convincere la vostra, o il vostro, partner, nel finalizzare la sublimazione del rapporto orale con un gesto di poesia e decisione: ingoiando. Insomma, della mia difficile settimana in fiera, del rotolare della mia vita verso il basso e di tutto il resto non ve ne fotte un cazzo.

Volete un pacco di buone ragioni per convincere la vostra donna e chiudere la questione, perchè poi nei discorsi da bar siete gli unici che non hanno inseminato il cavo orale, e vi sentite inferiori. 

Probabilmente lo siete. 

In rete trovate discussioni estremamente interessanti sulla questione. Come al solito, il sito di riferimento è ForumAlFemminile. Un sano scambio di idee sul gigantesco problema mondiale:

– Se ingoiare o meno

con una piacevole disgressione su:

– baciarsi dopo aver ingoiato

In ogni caso, la questione è chiusa da Ginevra84, che con un forte impulso femminista degno del sessantotto migliore, giustamente fa notare che ” è roba sua, ci mancherebbe”. Tutto il forum le si accoda, infrangendo la regola aurea che ritiene fisicamente impossibile che tre donne messe insieme possano trovarsi d’accordo su qualsiasi argomento. (regola peraltro infranta anche dalle mie ex, che tutte, senza esclusione di colpi, mi definisco un pessimo stronzo). Qui trovate l’accorato appello di Ginevra84.

Per completezza, qui il link al forum famoso a cui accennavo prima (dove peraltro una utente si lamenta del cattivo gusto dello sperma del suo attuale compagno, ma ci tiene a sottolineare che con quelli prima mica era meglio). 

Da una mia breve ricerca quantitativa e qualitativa, eseguita in rete ma anche sul campo, con anni di estenuanti fatiche, posso con certezza da moderno sociologo affermare che: 

– il 40% delle donne non sa eseguire correttamente la manovra, eccedendo goffamente nella meccanica del gesto e trasformando il tutto in un controllo andrologico. Sono solitamente quelle più convinte della loro bravura. E sono anche quelle che te lo fanno pesare. E’ strano pensare che nell’era di YouPorn e Redtube ci siano ancora donne che non si sono documentate, ma è purtroppo vero. L’errore meccanico è chiaro segnale di scarso interesse sull’argomento e di mancanza di banda larga in casa. Offritele un’abbonamento Vodafone, oppure stampatele qualche guida. (qui una delle più dettagliate sulla meccanica).

– un buon 50% delle donne esegue il gesto con due principali intenti: chiudere velocemente la cosa per tornare a casa e lamentarsi su what’s up con le amiche di come sia una merda il mondo degli uomini, oppure semplicemente per evitare una scopata. Si chiama “pompino di ripiego”, e dovrebbe, a rigor di logica, essere vietato dallo Stato. Ma si sa, questa corrotta classe politica non ha interesse a promulgare leggi intelligenti. 

– il restante 10% del mio campione sul campo è indiscutibilmente dotato in materia. Esegue il tutto con desiderio e gioia, colora la questione con la necessaria malizia, sembrando estremamente pronta per un piccolo clip su Redutbe, conosce il ritmo ancestrale delle cose, e non si pone il problema di come chiudere la questione, lasciando al maschio un ventaglio di opportunità sul come e dove che coloriranno per anni i racconti tra amici. Queste sono, a livello statistico, le donne da sposare o da assumere. (Mai, dico mai, fare entrambe le cose con la stessa donna). 

Purtroppo non ci sono modi semplici per riconoscere uno dei tre macro tipi di donna esternamente, anche se un buon campione statistico dice che ci potrebbe essere una certa correlazione tra l’altezza del tacco indossato e la reale capacità di fare pompini. 

Posso anche affermare che il peso (più correttamente la massa grassa) di una donna non incide sulla sua capacità nel gesto. Era una interessante tesi offertami da un collega studioso, che in qualità di ristoratore ha un buon campione di clienti e che ha trovato nel deposito adiposo un tratto caratteriale delle donne ingordamente brave nell’atto. Una mia ricerca ha invece dimostrato il contrario. Le donne magre, e le donne con un difficile rapporto con il cibo, hanno un ottimo rapporto con i genitali maschili. Credo sia una questione di karma. 

In ogni caso, posto che esista una correlazione tra scarpe con tacco alto e felicità (cosa in cui credo fermamente), e che quindi se siete stati degli accorti selezionatori non avrete di questi problemi,  eccovi serviti i quattro validi motivi per i quali la vostra compagna (o il vostro compagno) devono accettare questa cosa.

Partiamo dal presupposto che i due grandi problemi a cui la maggior parte delle donne fa riferimento sono: 

– il sapore

– il sentirsi poco rispettate.

E partiamo anche dal presupposto che, se il mondo non fosse schifosamente maschilista, entrambi sarebbero validi argomenti. 

Voglio vedere voi, a bere un mezzo bicchiere di una roba che, nel migliore dei casi ha la consistenza di un uovo, il sapore di sale e schifo e che lascia anche un senso di pesantezza nello stomaco. 

In ogni caso:

 

1) La storicità del gesto. Prendetela alla larga: citate misteriose edizioni del kamasutra e anche Sting (che alle donne gli piace associarvi a Sting, perchè lui, come conferma ForumAlFemminile, scopa per otto ore di fila, e voi non superate il minuto e mezzo). Tutti gli esseri umani sono più convincibili, se il resto del popolo, in passato, ha fatto la stessa cosa. 

2) La mia ex lo faceva. E anche bene. Anzi, anche meglio. Lo spirito competitivo e l’ossessione per l’abbandono, vi garantiranno l’immediato piacere. Ma sappiate che questa strada è estremamente pericolosa. Perchè “quellatroia” (generalmente così viene chiamata) è una buona leva su cui forzare, ma può essere anche un boomerang. 

3) Ci sono degli evidenti benefici medici e psicofisici. Lo sperma infatti, contiene l’osmoproteina, necessaria all’ovulo fecondato per generare le difese immunitare. L’osmoproteina, insieme al citoprondone, presente nello sperma giovane o “fresco”, agiscono in maniera sorprendente sul sistema immunitario. Inoltre, l’assunzione quotidiana di citoprondone richiama le cellule neuronali, dando un senso di sazietà e eliminando naturalmente lo stress da fame improvvisa. Lo sperma ha, inoltre, una alta carica idroelettrica, grazie alla presenza della Sabinina, una molecola usata in quasi tutte le creme drenanti. 

Niente di quanto scritto è vero o ha un senso logico. Ma la verità non è importante, se confezionate una menzogna credibile. 

4) Ho mangiato l’ananas dopo cena e in più ti rispetto di brutto. Dicono che l’ingestione di alcuni alimenti cambi il sapore dei liquidi che espelliamo. Anche dei solidi. Dicono. Non mi sono mai addentrato nella questione, nel senso che non uso bere dal water e non siedo a tavola con Gianni Morandi. La correlazione logica tra l’ananas e molte delle leggende che lo circondano è nulla. 

L’ananas dopo cena non fa dimagrire. L’ananas non migliora il sapore dei vostri liquidi. L’ananas non è poco zuccherato. 

Ma lei potrebbe crederci. 

Sul rispetto, in effetti, basta essere convincenti. Il rispetto non si misura nel letto. 

In ogni caso mi urge sottolinearvi che la quesitone del rispetto è davvero importante.

 

4b) (bonus): Ti ho pagata, cazzo. Pur essendo estremamente pericoloso, potreste far notare alla vostra partner che, per questo servizio avete pagato. Magari non direttamente, ovvero dandole soldi in mano, ma cazzo la cena, con pure la bottiglia di Vermentino e il mirto, porca troia, vi è costata. A saperlo prima, si faceva un bel Burger King con limonata nel parcheggio. Usate questa motivazione, in ogni caso, solo come ultima possibilità. Alle donne non piace arrivare a capire la questione finanziaria del rapporto. Escludendo, ovviamente, le amiche che frequentate sulla vecchia statale. 

Spiace farvi arrivare alla fine per dirvelo, ma una donna che non conclude la cosa è una donna che non vi ama. 

E se questa donna è la vostra compagna, siete inferiori. Ve lo scrivevo prima. 

Tutta questa questione non si dovrebbe nemmeno porre. 

Insomma, se siete arrivati a questo punto, fatevene una ragione. Avete sbagliato donna. 

Forse vi sarete fidati di quel misero tacco cinque, oppure di quell’ammiccante perizoma. 

Errore. 

Errore madornale. 

Se siete legalmente in tempo, ovvero non incorrete in onerosi pagamenti di alimenti, cambiate partner, questa volta mettendovi davanti a un negozio di scarpe di Manolo Blahnik, per sicurezza. 

Diversamente provate a convincerla con uno di questi quattro motivi. 

Ma, sappiatelo, il problema si ripresenterà. 

Inutile staccare le foglie, quando le radici sono marce (Osho). 

 

Life is Short, sisters! Make good blowjobs! 

 

 

 

 

 

 

3 Risposte to “Ingoio (Quattro motivi per concludere un pompino felicemente)”

  1. Franco 24 maggio 2014 a 21:27 #

    La vita è bella, ma dura troppo.

  2. Tania 28 maggio 2014 a 21:29 #

    Ti voglio proporre una sfida, anche non te ne fregherà un cazzo.

    Prova, nei tuoi prossimi dieci post ad evitare le seguenti parole:

    1) vita
    2) freddo
    3) vino
    4) moto
    5) motore
    6) motocicletta
    7) labbra
    8) amore
    9) letto
    10) libro

    Ti faccio il solito versamento sul c/c questo fine settimana…

    • Il Franz 3 giugno 2014 a 14:23 #

      ok. Per il versamento, cortesemente, alza la posta

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