Il regalo perfetto per San Valentino

Non so. Credo si tratti di semplice stanchezza. Lavoro, dodici, quattordici, tredici in media, ore al giorno. Passo mezz’ora con il Piccolo, scivolando su qualche senso di colpa quando mi accorgo, in effetti, di non essere completamente padrone dei piccoli e grandi cambiamenti che sta affrontando. Tipo, adesso quando rutta, con un suono energico e cavernoso, chiede scusa. Deve averlo imparato da qualche parte, ma me ne sono accorto in ritardo. Per caso, sul divano. Forse, quando avrà diciannove anni, nel pieno delle sue facoltà emotive, in quell’età in cui si potrebbe dirottare un volo di linea per amore, mi rinfaccerà di non averlo seguito nei suoi passi più importanti, ad esempio quando ha imparato a ruttare e poi chiedere scusa. 

Sembra che all’inizio si faccia l’amore con una donna, e poi, osservata la nascita del frutto di questo amore, si inizi a scopare con i rimpianti. Anche se, tecnicamente, sono poi i rimpianti che ti scopano. 

In ogni caso sono stanco. Mortalmente. Trascino la mia ventiquattr’ore da una sala riunioni all’altra. Bevo acqua e orrendi caffè di distributori automatici, posso restare per ore a parlare di un grafico proiettato su un muro. 

Ci sono periodi così. 

In sala riunioni si suda. Fa caldo e la tensione sale. Una batteria di luoghi comuni viene sparata verso l’alto da uno strano soggetto che non mi è stato presentato ancora, perlomeno formalmente. 

I miei uomini attendono un mio intervento. Insomma, sarei pagato per questo. Solo per questo. 

Gioco con la penna, lasciandola scivolare tra le dita della mano destra. 

Entra una severa assistente, con uno strambo maglione diagonale e una cinquantina d’anni tutti appesi alle guance e alle pieghe del collo. 

Porta un vassoio di brioches. Sono le nove e ventisei. Non ho fatto ancora colazione. 

Mi sono fermato troppo tempo a giocare con il Piccolo. Era in corso, in mia difesa, una vera e propria emergenza. Quasi tutti i peluches, nel corso della notte sono stati vittima di un agguato da parte di un gatto bianco che li ha morsi e leccati. O perlomeno, questa è la versione del Piccolo. Pertanto si è reso necessario asciugare il gruppo con il phon e consolarli uno a uno. Specialmente la giraffa Melman, che sembra essere quella più traumatizzata. Una vera e propria emergenza umanitaria. 

Non potevo non fermarmi. 

Ho saltato la colazione. Sono arrivato direttamente in sala riunioni. Ho stretto il nodo alla cravatta, mi sono seduto. E sono qui. 

Aspetto pazientemente che qualcuno abbia il coraggio di ammettere che, a furia di sparare luoghi comuni verso il soffitto, si finisca in un punto di non ritorno. 

Prendo una brioches alla marmellata, ordino un caffè. 

Spannometricamente, tenendo conto di una media ponderata sul numero di ingegneri presenti nella sala riunioni, diviso per il numero di slides, moltiplicato per l’argomento, il tutto per il prezzo medio del prodotto, ritengo che la questione si andrà a chiudere autonomamente nel giro di un paio d’ore. 

Mangiamo brioches per stemperare la tensione. 

– aspettiamo i caffè e ricominciamo

– dovremmo cercare di trovare un punto di incontro

– marmellata o cioccolato?

– sarebbe necessario proporre una soluzione congiunta, per non farci trovare impreparati

– su Roma dobbiamo arrivarci pronti, se no ci scannano

– per chi è il macchiato caldo? 

– bella cravatta, davvero. Perlomeno non il solito blu

– grazie. Grigio su blu. Sembra un buon compromesso. 

– regalo di San Valentino dell’amante?

– no. 

– Ah, venerdì è San Valentino. Bisognerà trovare una soluzione… 

– Che palle.

– Odio le feste costruite sul consumo. Halloween, San Valentino, Pasqua.

– Mi costringi a farti notare che Pasqua, a livello storico, esiste da prima che inventassero il consumismo. 

– mah

– fidati, roba di ebrei, esodo, agnelli, erbette e egiziani incazzati. 

– ricominciamo? così chiudiamo per pranzo e chi deve andare su Roma domani ha tutte le informazioni. 

Il gergale “su” al posto del più canonico, e grammaticalmente corretto, “a”, è preso diretto dal dialetto areoportuale. 

– Domani sono su Londra, mercoledì su Parigi. 

E si usa per identificare la propria presenza sia in un luogo fisico, città o paesi, sia su un progetto di lavoro.

– Venerdì sono su Roma, ma giovedì sono tutto il giorno su Nestlè. 

E’ uno dei piccoli, confortanti, segnali di appartenenza alla casta. 

 

Venerdì sono su San Valentino. 

Io, personalmente, ho sempre avuto un problema ossessivo con San Valentino. 

Le amiche della mia fidanzata, al liceo, ricevevano regali molto più costosi e belli. 

Le amiche della mia compagna, qualche anno fa, venivano portate in ristoranti molto più chic. 

Le amiche di mia moglie organizzavano delle orgie di insoddisfazione umana, da vere single milanesi. 

Le mie amiche si nascondono, come faccio io, dietro qualche sorriso di convenienza. 

Per facilitare le vostre vite, ecco un piccolo manuale per ottenere grandi risultati con sforzi che, (solo internamente) sapremo essere molto piccoli. Eccovi le regole per un regalo perfetto:

 

1) Ascoltate la vostra compagna. Provate a farlo. E’ pericoloso, ma a piccole dosi può essere controllato. Solitamente, essendo donne, pubblicano vocalmente i loro desideri con sospetta frequenza. Un paio di scarpe, un week end, una cena, un gioiello. Ascoltate il nemico. 

2) Curate l’organizzazione. Una volta identificato il regalo desiderato, prendetevi cura del set. Insomma se vi è stato chiesto un cucciolo di labrador, non fatelo trovare chiuso nel bagagliaio. Se è un gioiello di Morellato (attualmente la cosa più brutta, scontata e trash che si possa regalare, non solo a San Valentino ma in tutte le feste), non appoggiatelo sul dentifricio in bagno. Se regalate dell’intimo, non fatelo trovare appoggiato sul sacchetto della differenziata. 

3) Sorridete. Lo so. Non c’è un cazzo da ridere. Ma ormai siete dentro il satanico meccanismo. Siate uomini, fatelo. 

4) evitate tutti i tipi di ristorante. Non c’è cosa peggiore che un ristorante pieno di coppiette. E’ triste, le conversazioni procedono a singhiozzo, c’è sempre qualche maiala da sbarco che ruba la vostra attenzione, e si pagano un sacco di soldi per un tortino di cioccolato fondente servito caldo con panna e fragola. Lo fa la Cameo e costa due euro e cinquanta. Più ventisei secondi di forno a microonde. E poi finirete schiacciati dal Prosecco, gonfiati dagli spaghetti con l’astice, derisi dal polipo e patate. Una tristezza.

5) portatevi l’alcool necessario a superare la prova. Non fidatevi di nessuno. E poi presentarsi con una bottiglia ha sempre il suo fascino. 

6) Fingete un delizioso coinvolgimento in ogni fase della serata, anche quando vi verrà consegnato un braccialetto da uomo di Morellato, di argento e cauciù. Mettetelo. Ringraziate. Fate una foto sul cellulare e dite che la state mandando ai vostri amici, perchè siete felicissimi. (oggetto della chat su What’s up: “cristo guardate che merda”). 

6bis) ricordatevi di togliere questi ridicoli oggetti quando siete in un contesto lavorativo che vi permette di guadagnare più di tremila euro al mese. Non siete velisti, non siete simpatici, non siete sportivi, l’argento è l’oro dei poveri. Inoltre sono tutti velisti, o perlomeno tutti hanno una barca in Liguria o Grecia, tutti si sentono simpatici, tutti corrono la maratona e hanno tutti un cassetto del comodino pieno di braccialetti di Morellato. 

7) consegnando il vostro regalo evitate pericolosi paragoni. Avete comprato il ciondolo Breil che si trasforma in catena che avevate visto insieme su quel servizio della Canalis che si scopava il tronista che poi Cloney prendeva la sua Harley e andava a fare loro i complimenti? Bene, non paragonate la vostra compagna alla Canalis. Vi piacerebbe, ma non è così. A meno che non siate un tronista. O il compagno della Canalis. Ci sono,almeno, un dito e mezzo di cellulite, due o tre ore di parrucchiere e molti, moltissimi, pompini, che vi separano da quello standard. 

8) Ricordatevi di non portare in macchina anche il regalo per l’amante. Solitamente l’incontro avviene il 15 febbraio, al Mc Donald davanti al Motel. Perchè non volete essere squallidi. E andare al Motel o andare al Mc Donald. Ma poi ci finite sempre. Ma ricordatevi di non portare troppi regali insieme. 

9) mandate un messaggio a qualche ex. Senza nessuna logica. Fatelo. Una roba tipo: “ti pensavo, oggi”. Osservatene le conseguenze. Costa meno di un gioco sull’App Store, e potrebbe rivelarsi più divertente. 

10) bevete molto rhum. Nei momenti difficili aiuta. 

 

Post Scriptum: ovviamente, ma non devo certo dirvelo io, due sono i fondamentali per chi lavora su San Valentino: puntualità e due taglie in meno di qualsiasi capo d’intimo state per regalare. 

Il ritardo, e un perizoma troppo largo, sono il principale argomento con cui verrete derisi quando lei, dietro al Mc Donald di fianco al Motel, festeggerà il suo San Valentino con l’amante. 

 

Divertitevi. Siete obbligati a farlo. 

 

 

 

 

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