Bruno (il modello per avere successo)

7 Gen

Ho trovato Bruno su uno scaffale, abbandonato tra le promozioni post natalizie. Io ho un grande, grosso, grasso problema con le piante grasse ( o succulente, se vogliamo darci un tono): provo una fortissima attrazione, quasi sessuale, per ogni tipo di pianta grassa. Ho posseduto sedici tipi differenti di sempervivum, e la madre di tutti i sempervivum che stanno sul mio balcone ha quasi otto anni. Ogni anno, il venerdì prima di Pasqua, rifaccio la terra ai miei vasi, comprando nuove palline di argilla, terriccio non fertilizzato, due dita di cotone idrofilo, e inondando la cucina di terra. 

L’anno scorso, Macondo, la mia prima sempervivum, ha fiorito. E’ una cosa bellissima. Possono passare anni, ci vuole grande cura e molto culo. Ho avuto molto culo. Le piante grasse, dopo aver fiorito, muoiono. 

Ciao ciao Macondo. 

Avevi anche un nome da travestito. In fondo non ti piangerò a lungo, pensavo. 

Bruno, invece, è un cazzo di cactus dell’Ikea. Nel mio ufficio mancava una pianta. Me lo hanno sempre detto. Ho diritto, per il mio livello, a un ficus benjamin. Che è, dopo la felce, la pianta più triste e anni 80 che esista al mondo. Ho sempre rifiutato il ficus. 

Adesso c’è Bruno. 

Che è meglio di un ficus. E poi è tozzo e fuori misura, in un vaso troppo piccolo, con la terra troppo arida e tutte le spine mozzate da (suppongo) i trasporti. 

Mi sembrava carino trovare una casa a Bruno. 

Bruno, fin dall’inizio, mi è sembrato chiaramente di destra e decisamente colluso con Confindustria. Alcune posizioni che prende, ascoltando le mie telefonate, parlano chiaramente: ho un cactus post fascista. Ma io, che sono tollerante, posso conviverci. 

Ho dovuto chiedere a Don Lino se per lui andava bene. E’ Don Lino che comanda nel mio ufficio. Ormai da quattro anni. 

Don Lino è un ragno fedele, compagno sincero, deciso mangia mosche. Io proteggo Don Lino da Serjo, il colombiano che pulisce gli uffici, e Don Lino protegge me dalle mosche. 

A Don Lino Bruno sembra piacere. 

Buon per loro. 

Don Lino apprezza molto i cambiamenti d’arredamento. Sono due anni che ha fatto una ragnatela tra una bottiglia di Cannonau e un faldone di documenti. Ma quando ho messo il nuovo cestino, si è subito spostato. 

Tenendo conto che io in ufficio ci passo dalle otto alle sedici ore alla settimana, mi pareva anche corretto e umano trovare un compagno a Don Lino. 

Un fascista spinoso e colluso con gli ambienti industriali è un buon compagno di discussione. 

Il mio sogno sarebbe un giardino verticale. Quando passeggio per Madrid, rimango sempre a fumare davanti a quella splendida parete di verde che c’è tra le vie del centro, vicino al Prado. 

Bruno ha anche un inaspettato taglio da gran lavoratore. E’ un ottimo fermacarte. 

Non credo che le piante abbiano un anima. Non lo credo nemmeno per certe persone. 

In ogni caso, nella mia  grande etica, ho deciso di pagare Bruno, inserendo nel vaso un euro ogni volta che lo uso come fermacarte.

A quanto ne so, pagare qualcuno per fare qualcosa, che abbia un anima o meno, è un segno di grande civiltà. 

Ho infilato sotto Bruno un invito. 

Che ho ricevuto oggi. 

Ho aperto la busta credendo di ricevere ancora qualche biglietto di auguri. 

Invece era un invito. Su cartoncino blu. 

Per parlare a una conferenza. 

Mamma, quanto saresti orgogliosa. 

Ho un cactus fermacarte!

Sono l’ultimo speaker. E questo, nella lingua delle conferenze significa che chiudo la giornata. Che nella lingua dei partecipanti significa: o sei la cosa più interessante al mondo, oppure sii breve e spiccio che ho da prendere i bambini a scuola. 

Dicono di pagarmi il biglietto aereo e l’albergo. 

A Roma.

Forse non hanno ricevuto notizia dell’inaugurazione della diligenza ferroviaria. 

Andrò.

Chiedono che parli di modelli di cambiamento.

Matrici. 

 

Spiegavo a Bruno che, correntemente, esistono 98 modelli di definizione del cambiamento. 

Potrei parlarne per ore. 

A patto che mi venga offerto da bere. 

Ecco, non so come dirlo, nella cortese risposta richiesta all’invito.

Che mi va bene farlo a Babbo Morto, godendo solo dello squallido rimborso spese. 

Ma almeno una piccola botticella di rhum… 

 

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