Un ridente futuro anteriore

3 Gen

Un sottile e suadente odore di piscio mi accoglie quando apro la porta. Ancora prima di accendere le luci mi rendo conto di quanto precaria sia, in fin dei conti, questa cosa di avere un ufficio. Non mi serve, non lo voglio, eppure lo riempio di cose.

Perchè io non butto mai niente. E’ un disturbo ossessivo compulsivo. Disposofobia. Niente di cui preoccuparsi, paragonato alle vostre patologie.

Colleziono tutto. Quasi inconsapevolmente. Ogni tanto butto via. A malincuore.

Accendo la candela alla lavanda, deterrente anti piscio.

Verrebbe da chiedersi come sia possibile che questo puzzo di piscio, perfetto per una scala della metropolitana o per un angolo di una stazione, si sia fermato placidamente dentro il mio ufficio. Ma non me lo chiedo.

Il rientro, ogni fottuto rientro, è per me un lungo e doloroso viaggio.

Fatico sempre a rientrare in un contesto.

Ho staccato, completamente, per una decina di giorni.

Nessuno, tra i grandi capi di stato, le più importanti ONG e i miei colleghi, si è accorto della mia assenza.

Ho scritto. Un racconto carino. Che però finisce male. E non mi piace. Questa fine.

Inizia dalla fine, come tutte le storie fighe. Nell’area di sosta dell’Agip di Cascina Gobba. Che dovrebbe comparire presto nei cinque luoghi da visitare assolutamente a Milano, in una guida seria e ragionata. E’ un non luogo abbastanza infelice e tetro, infilato tra uno stradone che non ha mai visto la luce della civiltà, Via Rizzoli, e il disordine creativo mafioso del San Raffaele. Ci faceva capolinea la metropolitana, che da qualche stazione prima corre alla luce del sole. Ci arriva la tangenziale e un paio di statali che vomitano pendolari verso il centro. Controvoglia, il gestore dell’area di servizio ha dovuto togliere i DVD porno e ridurre il piazzale di sosta. I camion non si fermavano più. Stava diventando pericoloso. Incredibile a dirsi. Dietro al parcheggio si è creato un piccolo miracolo umano. Hanno deciso di farci capolinea i piccoli mini van che arrivano dall’Est. Romania, Bulgaria, Slovenia, e altri cinque o sei stati senza euro, senza speranza, senza fibra ottica ma con un sacco di cose belle da esportare. Puttane, schiavi bambini, batteri, cianfrusaglie, e parecchia gente onesta che cerca di rifarsi una vita.

Fuori dal parcheggi ci stanno sempre due pattuglie dei Vigili Urbani. Fanno una tenerezza infinita.

Il mio racconto iniziava e finiva qui.

Ma lo riscriverò.

Ho anche aperto il mio quaderno viola. Ho preso la penna, deciso a scrivere un bilancio del 2013.

Gesto estremamente pericoloso.

Ho chiuso il quaderno. Ho respirato a fondo. E lo ho buttato dentro un fosso, nel parco vicino all’aeroporto.

Osservavo, fumando, le pagine inzupparsi e cadere verso il fondo. Proprio vicino a un pacchetto di Fonzie.

Se non lecchi, godi solo a metà.

Rifarei tutto. Ancora. E ancora.

Tengo tutto. Non riesco mai a buttare niente. Nemmeno i peggiori errori.

 

La notte della vigilia, camminavo allungando il rientro a casa, per finire con calma un Montecristo. Sentivo il freddo umido entrare ovunque, il silenzio, guardavo le luci accese nelle case, e cercavo di capire perchè, in trentacinque anni di onorato servizio, io non sia mai riuscito a fare una lista delle cose da buttare.

Mi sono fermato a parlare con una puttana. Una ragazza dell’est. Bionda. Piccolina. Con dei lunghissimi stivali bianchi di vernice. Quel genere di stivali che possono mettere solo le puttane. E le donne che vogliono fare le puttane. Insomma, un best seller.

E’ strano che una puttana bazzichi questa zona. Pensavo.

Forse lo pensava anche lei.

Parlava poco italiano. Si dichiarava maggiorenne, diceva di avere freddo, e quaranta euro tutto, tranne il culo.

Ho risposto che si, faceva parecchio freddo, no, non sembrava maggiorenne, e quaranta euro erano un prezzo davvero ragionevole.

Lei mi ha chiesto, dove andiamo? A casa tua? Hai una macchina?

Le ho risposto no. Le ho augurato buon natale e me ne sono andato.

Mentre le davo le spalle, ha aggiunto: quindici un pompino qui.

Mi sono girato. Qui dove?

Qui.

Qui, intendi sul marciapiede, proprio di fianco al semaforo?

Si. Dietro siepe.

Ho sorriso.

Lei mi ha fatto cenno di avvicinarmi.

Suppongo che un pompino dietro una siepe, spoglia, contro un semaforo, la notte della vigilia di Natale, al freddo, sia una delle cinque esperienze che un uomo potrebbe, e forse dovrebbe, definire squallide.

Ti capita spesso?

Si. Tutti vogliono. Qui, dietro siepe.

Cristo.

Ho buttato il sigaro e mi sono incamminato verso casa.

Uno dei giorni tra Natale e Capodanno sono andato a surfare. L’acqua gelata, il rumore del mare, il sale. Come se fosse la medicina migliore. Sentivo il freddo passare la muta e, non so perchè, mi è tornata in mente l’idea di un pompino al freddo.

Ho abbandonato tutti i libri di studio. Ho iniziato un paio di buone letture. Ho letto Winslow in meno di due giorni. E ho iniziato “Lui è tornato”.

Ho fatto colazione, tutti i santi giorni, insieme al Piccolo.

Ho preso il suo ritmo.

Ogni tanto, scendevamo in box per accarezzare l’ultima arrivata, una deliziosa Guzzi Cross 50.

Al posto di buttare cose, compro cose.

La sera di Capodanno sono riuscito a stare con i miei fratelli, non tutti, ma quelli più importanti.

Ci stavamo dimenticando di mezzanotte. Qualcuno aveva fretta di iniziare il 2014, qualcuno non voleva lasciare il 2013.

Sono tornato a casa prima del solito, meno ubriaco, più felice.

Ho evitato, saggiamente, tutti i possibili buoni propositi. Lasciando semplicemente scappare il 2013.

Ho in testa profumi, odori, sensazioni, cose che non se ne andranno mai.

Non ho mai vissuto così tanto come in quest’anno.

Vorrei rifarlo.

Ho capito come si fa.

Non butto via niente.

Lo rifarò.

 

Adesso, odore di piscio a parte, sono rientrato nei ranghi. Ho un paio di biglietti pronti per la settimana prossima. Una decina di giorni in giro. Ho quattro viaggi in mente. Pochi soldi. Ho voglia di una moto nuova. Insomma, sono tornato.

Per dovere di cronaca, la ragazza giovane di origini est europee con gli stivali bianchi non si è fatta più vedere.

Con ogni probabilità, il business plan del pompino dietro alla siepe non ha attecchito come sperato.

Vai tu a capirli, questi uomini.

 

PS: come ogni anno, allego brevissimo sunto sul Bradipo.

Il giorno di massima gloria ha visto 1230 visitatori unici. Un record.

Il Bradipo è posizionato bene, nella classifica dei siti più visti d’Italia. Al milionesimo posto. O giù di li. Credo che il sito della Fratellanza Austriaca e quello sulla cucina vegana della comunità filippina di Oristano facciano più share. Ma non me ne fotte un cazzo.

Il termine di ricerca usato più volte per arrivare qui è, ovviamente, il nuovo bradipo. Segue a ruota: proprietà benefiche del rum. E fighe pelose. In classifica, appena sotto: belle fighe girate di culo, ode al pesce, serata devasto, fabio volo, fallimento bradipo travel.

Insomma, una pletora consistente di affezionati lettori.

Life is short fritz! Surf it

 

Una Risposta to “Un ridente futuro anteriore”

  1. LaViolaWorld 3 gennaio 2014 a 16:34 #

    Degno della più alta filosofia anti Barbie!

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