Il Segreto Dell’Amore (La regola per un amore felice)

21 Ott

Una delle cose che, quando sali di livello, ti è richiesta, è autopresentarti prima di iniziare una qualsiasi presentazione.

E’ molto divertente da fare. Devi presentare un progetto, un qualcosa, uno studio, un’idea, e i primi cinque minuti li passi ad autopresentarti.

Mi è stato discretamente facile, ovviamente, preparare le tre slides di autopresentazione. Adoro parlare di me. E per di più, parlarne bene.

Autopromozione del se, primo segnale del declino civile di una persona, di un popolo, di una nazione.

Ci sono diverse scuole di pensiero sul tema. Ovviamente, come la metà delle barbarie di business, è una cosa che abbiamo importato dagli States.

E, ovviamente, è una cosa che ha un senso quando tu sei veramente uno che conta.

Insomma, senza nulla togliere alla mia panettiera, che peraltro in canotta bianca sta anche molto bene e che per anni ho sognato mentre si rotolava nella farina, ma sembrerebbe quantomeno fuori luogo che, prima di chiedere due michette e un pezzo di focaccia alle olive tu ti dovessi sorbire una pomposa presentazione in Power Point.

Come potete vedere, mi sono laureata nel 2005, Lingue, con una tesi sul contributo di Joyce nella rivoluzione della punteggiatura nella letteratura inglese, per poi procedere con una carriera in ambito internazionale, in qualità di cassiera di McDonalds, ma quello dell’aereoporto, che parlavo un sacco di inglese. Poi, Alfredo mi ha messo incinta, che non si è capito se era colpa degli antibiotici o meno, ma la pillola non ha funzionato, ed eccomi qui, fianco a fianco con mia suocera. Michette e focaccia come al solito?

Ho scoperto, con il tempo, che questo vicendevole scambio di informazioni personali, corrisponde più o meno a quando i cani si annusano il culo a vicenda. Non importa come finirà, in una bellissima montata al parco o una notte dal veterinario con i punti alle orecchie, bisogna prima annusarsi.

Ogni tanto, in aereo, rivedo queste tre slide e le correggo. Sono il mio biglietto da visita nel magico mondo delle presentazioni corporate. Una scintillante foto di me pettinato, rasato e incravattato, ovviamente sorridente mentre sorreggo un misterioso oggetto, accompagnata da una pioggia di numeri, tutti positivi.

Certo, si parla di pubblicità baby. Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo dire la verità.

I miei altissimi standard di crescita sono espressi da un +25%, cinque anni di fila. Scrivilo, con la tastiera. Più, venti, cinque, per, cento.

Tutti i fottuti anni.

Io sono leggenda.

L’anno scorso, una rivista del settore, mi aveva anche messo nella classifica dei migliori manager. Del settore, ovviamente.

Una rivista per panettieri, letta da panettieri, ha messo la mia panettiera nella classifica dei migliori panettieri. Di Milano.

Niente di cui vantarsi, insomma, nella vita reale.

Molto di cui vantarsi, insomma, in questa splendida pausa dal mondo reale che sono le slide di autopresentazione.

Named as Best New Manager in 2012.

Se ci pensi, visto da fuori, fa un sacco ridere. E anche un po’ piangere.

Ma è così che va il mondo.

Quello dei soldi, perlomeno.

Si, lo so. Il tuo amico che ha aperto il baracchino in Brasile, e che vive del suo solo stipendio, mantenedo anche una modella conosciuta sul posto e follemente innamorata di lui, da cui ha avuto due splendidi bimbi, un maschio e una femmina, non ha bisogno di autopresentarsi in Power Point.

In verità nemmeno io. Ma visto che la liturgia lo prevede, lo faccio ben volentieri.

Ovvio che, se appena appena chiedessi in giro, quel più 25% di crescita si trasformerebbe in veri commenti. Ti sto facendo vedere il palazzo costruito, non ti faccio vedere gli operai sottopagati, il cantiere insicuro, le notti insonni, e tutto il resto. Se chiedessi a una delle mie fedeli compagne di avventura, quelle per intenderci che tengono in piedi la mia agenda con ostinata pazienza, ti direbbero che difficilmente sarebbero capaci di trovare uno più stronzo di me. E se chiedessi a uno dei miei venditori, ti confermerebbe che non esistono figli di puttana più figli di puttana di me. Se chiedessi a uno qualsiasi dei miei compagni di viaggio, ti risponderebbero più o meno così: arrogante, stronzo, figlio di puttana, isterico, lunatico, bastardo, egoista, pazzo. Lo so perchè me lo hanno detto. Ma, ovviamente, è più semplice scrivere 25%.

Alla fine delle tre slides ho messo una frase bella, che non centra un cazzo, ma in cui credo molto: Change is always for better.

Oggi mi è toccato fare tutto il giro. Tre clienti, a sorpresa. O forse no. Ho dei problemi di gestione dell’agenda. In ogni caso, la cosa sembrava abbastanza programmata, visto che la sala riunioni era pronta, il caffè servito e il proiettore pronto.

Snocciolo un benvenuto caldo e confortevole. Fatturato, posizionamento, mission e vision. Liturgia della Parola, inizio della Messa.

Poi le mie tre slides. Chi sono, perchè sono qui, perchè dovete fidarvi di me, come cambierò, in meglio, le vostre squallide esistenze.

Sussulto, solo un secondo, spacciandolo per un colpo di singhiozzo, leggendo la frase magica: Change is always for better.

Vado avanti, nessuno se ne accorge.

Chiudo e scappo.

Mi siedo sulla sbarra che da sui campi dietro l’ufficio.

A volte penso che non sia così male essere così in culo al mondo. Credevo di amare solo l’estate, ho scoperto di poter amare anche l’autunno.

E’ un vestito bellissimo, questo autunno, per Milano. E’ un peccato mortale non amare una donna così bella con un vestito così bello.

E’ un peccato, in vertià, non amare.

Credevo si trattasse di un piccolo cambiamento, è una transformazione. Con tutto il bene che porta, con tutto il male che porta.

Change is always for better.

Sono arrivato a ottobre, quasi a novembre direi, smontando con chirurgica precisione tutte le regole che avevo costruito e osservato, con certosina pazienza, per trent’anni.

Regole, pensavo, per definire, gestire e compattare un amore.

Regole che adesso stanno ordinatamente appoggiate vicino a altre cose della mia vita che ho buttato.

D’altronde l’amore, ci è stato insegnato, è l’arma principale da sfoderare, il vessillo da portare, lo scudo con cui difendersi, la via di fuga da percorrere.

Niente di più corretto.

Ecco. Formalmente non dovrei essere nella hot list di quelli che possono parlare d’amore.

Diciamo che, in una immaginaria lista di conferenzieri sull’amore, io posso fare la riserva della riserva. Tipo che se la star della serata ha una colica renale, il suo sostituto si è schiantato con la bici contro un tram, e il terzo si è perso in metrò, potete chiamarmi.

Ma, non confondetevi, solo perchè non ho voglia di parlarne. Solo per quello. Non certo per questo grande, grosso, casino. Perchè, questo ve lo devo dire, lo ho fatto e lo sto facendo per amore.

Ma ne scriverò, perchè parlarne è inutile, per ora.

 

Bentanto, siete qui giunti per ricevere una preziosa pillola sull’amore e sulla perfezione della vostra relazione.

Credo di poter dire di possedere il segreto più assoluto ed eccelso in merito.

Anche se, la maggior parte di voi non vorrà sentirselo dire, e tornerà a gestire delle noiosissime storie di incroci di egoismo, leccature di fallimenti, ingessature di paure, e tutte quelle forme di delirio che vi ostinate a chiamare amore.

Il segreto dell’amore perfetto è qui dentro.

No, dove cazzo guardi. Dentro la frase: il segreto dell’amore perfetto.

Il segreto dell’amore è l’amore.

Si.

Solo questo.

Ma aspetta.

Amore per te stesso.

Chi non si ama, non potrà mai amare. Credo che questa frase sia rubata a qualche cazzo di libro. Ma non ti so dire di chi. Giocherei un venti euro su Paolo Cohelo. Oppure su Fabio Volo. O su Fabio Cohelo.

Ma non importa.

Amati. Santissimi Numi, dici di voler amare, sei disperato, solo, angosciato, perchè non trovi una donna. Sei triste, depressa, infelice, perchè non trovi un uomo.

Perchè vorresti dare loro questa cosa tremendamente grande, che è il tuo amore, la tua vita, il tuo futuro.

E poi non ti ami. Ti deprimi, ti ossessioni, ti intristisci.

E che cazzo, è un po’ come il ciccione che vuole insegnare agli altri a dimagrire.

Io non amerei mai una donna che non si ama davvero.

Lo ho fatto. Ed eccomi qui.

Amati, cazzo.

Fallo. Tutti i santi giorni. Corteggiati, invitati a cena, sorprenditi con un libro, risolvi i tuoi cazzo di casini, tieniti bello per te stesso, accarezzati, fatti delle sorprese.

Saresti stata stupenda, te lo dico con il senno di poi, se ti fossi amata veramente. Ti avrei amato veramente anche io. Alla follia.

Amatevi. Cazzo.

Prima di amare gli altri.

Si, anche in senso fisico. Amate il vostro spirito. Amate il vostro corpo. Amate il vostro passato. Correggete il vostro futuro. Amatevi.

Il Segreto dell’amore è nell’amore.

Ho finito.

Amen.

Ma è molto vero. Molto. Davvero.

Poi, dirvi che sia facile sarebbe mentirvi. Ma tutte le cose belle sono difficili da ottenere. Un buon rhum richiede anni di invecchiamento. Un libro richiede notti insonni. Una modella russa richiede molti soldi. (ecco hai rovinato tutto, vecchio maiale, sembravi quasi meglio di Fabio Volo).

Non sapete nemmeno quanto io veda, tutti i giorni, gente che si lamenta di non essere amata e che non si ama.

Amen, fratelli.

Io vi amo. Direttamente quanto amo me stesso. Quindi molto. Ma posso migliorare.

 

Svariati Post Scriptum (lettura opzionale):

Fabio Volo è morto. Come personaggio. Dai, fatevene una ragione. E’ finito.

Tra pochi giorni esce al cinema il film sul “Paradiso Degli Orchi”. Bene, amatemi e portatemi al cinema. Fatemi una sorpresa. Vi prego. Chi non ha letto Pennac non merita il mio amore. E più in generale non merita l’amore.

E’ pur vero che dietro a ogni successo ci sono molti fallimenti. Iniziare ad amarvi potrebbe costarvi molta fatica. Perlomeno a me sta costando molta fatica.

Il prezzo medio di una modella russa varia da città a città. Diciamo che mediamente, in Europa, costa sui 200 Euro l’ora. E’ un prezzo particolarmente elevato se pensate che, pur essendo modella, pur essendo russa, pur essendo pagata, farà con voi esattamente le stesse cose che farebbe la, che ne so, vostra vicina di casa, o la vostra dirimpettaia di scrivania. Vi invito, pertanto, a considerare l’investimento e offrire una cena, dello champagne e due tulipani alla vostra vicina, alla dirimpettaia, alla panettiera.

L’autopresentazione (Self Short Overview) è un processo iniziato dal MIT di Boston, per i suoi speakers e i suoi graduates che negli anni ottanta iniziavano ad andare in giro per il mondo. Consta in tre slides, generalemente tre, che devono ottenere l’ambizioso risultato di far vedere al vostro pubblico che siete decisamente preparati, di successo e orientati al futuro. Se non lo avete mai fatto, fatevi la vostra SSO. E’ figo averne una. Poi se non avete nessuno a cui farla vedere, io ci sono. Un bicchiere di rhum e vi ascolto. E’ molto figo farsi autopubblicità.

Nonostante le cicatrici della mia vita aumentino a dismisura ogni giorno, sono davvero convinto che il cambiamento sia sempre positivo. E, anche se il vecchio Steve è stato gonfiato a dismisura negli anni, vi lascio un prezioso regalo: qui. Risponde alla domanda che, nei vostri picchi depressivi, vi siete fatti troppe volte: e se morissi domani? Ecco, il vecchio Steve un giorno si è accorto che quel domani era davvero domani. E si è risposto. Devo a Steve Jobs questa cosa: io la chiamo fretta di vivere, e mi possiede e mi divora. Perchè l’unica domanda vera è: cosa succederebbe se davvero domani fosse il mio ultimo giorno? Faresti ancora tutte le cazzate che fai oggi per giustificarti, fingere di amarti, nasconderti? Non penso.

Ti ameresti. 

(ovviamente il video è in inglese. Ti ami poco se non lo capisci. L’inglese, dico. Ma sono cazzi tuoi).

E se tu morissi domani? 

Life is short fritz… 

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