Io Sono Leggenda (Lo ScacciaFighe)

14 Ott

Ieri, abbozzando un difficile sorriso davanti al cielo grigio, al freddo atomico, e a una pila di cose da stirare alta quasi come un bambino di sei anni, ho riepilogato brevemente l’elenco di libri, dispense, materiale vario, che devo preparare per l’esame di venerdì. Mi manca, a oggi, la lettura (lo studio, in verità) di un intero tomo di 426 pagine, dall’accattivante titolo: Lean Thinking. Wow. Un rapido calcolo matematico mi ha fatto arrivare alla conclusione che devo abbozzare un centinaio di pagine a sera. Quattro sere. Si lo so, sono cinque. Ma non si inizia mai a studiare la sera stessa. E’ molto meglio passare una sera intera seduti fissi davanti al mobile bar, odorando il posacenere e bevendo rhum. Io non ho nemmeno un mobile bar. Ma ho un posacenere bello pieno. Cento pagine a notte, comunque. 

Il Taylorismo e il Fordismo a confronto con il Toyotismo. Argomentone. Il ragionamento sul Muda, lo spreco (in giapponese, perchè questo cazzo di libro è tutto sui termini giapponesi) che è il vero nemico. Come il Peccato per i cattolici, lo Spreco per i Toyotisti è una cosa gravissima. 

Va da se che se sei cattolico giapponese e toyotista, il peggio che ti può capitare è peccare sprecando. 

Nel buio della tua stanzetta da giapponese cattolico toyotista, nella solitudine della notte, lasci che la mano cada lentamente verso le mutande. Ah, fermo è peccato! E per di più, ogni singolo spermatozoo sprecato è un Muda! 

Questo genere di ragionamenti scorrono piacevoli nella mia mente mentre affronto con stile la pulizia del bagno, spruzzando detergente ovunque e passando con una spugna sporca che ho trovato sotto la lavatrice. 

Ecco, senza lamentarsi troppo, ma è evidente che in questa situazione sia necessario fare due importanti ragionamenti. 

Il primo, piacevole autoerotismo mentale, è che la mia cultura cresce a ritmi spaventosi. Ormai, la mia delirante deriva tuttologica veleggia verso un mare di macro conoscenze generaliste. So un po’ di tutto. 

Ma il vero ragionamento drammatico è nel constatare quanto questo sia segnale preoccupante di scacciafighismo. 

Io sto diventando uno scacciafighe. 

Meglio, io sto diventando una leggenda nel settore: Lo Scacciafighe. Il Gran Visir degli Scacciafighe, il Boss dei Nerd, la quintessenza della solitudine sentimentale, la Mecca dell’astinenza sessuale. 

Niente, solo per constatarlo. 

Non che mi preoccupi, al momento, la cosa. Sono concentrato sulla regolazione dello spruzzino detergente, che mi sembra lievemente otturato e pertanto non riesce ad erogare un getto uniforme sull’asse del cesso, costringendomi a un doppio passaggio di mano con la spugnetta, provocando un Muda interiore e un pericoloso spreco di energie cinetiche. Le ripercussioni sono gravissime. Dal piccolo problema dell’erogatore, al doversi alimentare ulteriormente per sopperire alla carenza energetica generata dal numero ulteriore di passate di spugna, fino al gravoso gap economico da sostenere per alimentarsi ulteriormente, per arrivare al fallimento finanziario il passo è brevissimo. 

Un battito d’ali di farfalla a New York provoca un terremoto a Pechino. Un cazzo di erogatore potrebbe mandarmi in rovina. 

Oh cazzo, sto diventando uno ScacciaFighe. Lo sono già.

Appoggio lo spruzzino detergente, mi siedo e mi accendo una sigaretta. 

Quando, tutto questo, è iniziato? 

Abbandono per un attimo i necessari ragionamenti sull’apertura dell’infisso per fumare, con conseguente spreco di calore, lievitazione della bolletta, pericoloso deficit economico, eccetera eccetera, per concentrarmi. 

Dunque. 

Io ho un grande vantaggio rispetto alla media dei maschi che mi circondano. Io sono in grado di capire, nella maggior parte dei casi, il modo di ragionare delle donne. In tutte le delicate fasi della loro vita. Le capisco. Questo mi ha sempre dato un vantaggio competitivo enorme, perchè, va da se, capire una donna ti mette nella facile condizione di poterla circuire e dominare. 

Cosciente del mio dono, per anni ho seguito attentamente moltissime donne, accrescendo la mia esperienza e giungendo a un livello di affinità elettiva difficilmente replicabile dal maschio medio. 

Inoltre possiedo un discreto gusto nel vestire, un corpo nella media, una massa doverosa di capelli, e lo spirito giusto per prendermi in giro. Elementi fondamentali per far sentire una donna a proprio agio. 

Ho una macchina con i sedili di pelle, le figure sul navigatore, e il riscaldamento bi zona, elementi che attirano inevitabilmente una donna, illudendola del fatto che alle spalle di questo ci sia stabilità, forza e dinamismo. 

D’accordo, non possiedo una cabrio. Quello è un rigore a porta vuota. Sto ancora studiando la relazione tra alcuni elementi e il crollo delle difese di una donna. Tipo il fisico da nuotatore. Che non possiedo. Ma ho compreso che quello è lo standard di perfezione che una donna ritiene necessario per cedere in tempo record, utero, dignità e vestiti. 

La cabrio è la stessa cosa. Non ho ancora capito che relazione ci sia tra cavalli fiscali, tetto hard top, sedili in pelle e figa, ma posso con certezza affermare che la forza centrifuga esplosa durante una forte accelerazione di una Porche o di una BMW, nel maschio provoca un lieve indurimento del pene e l’arrivo dell’intestino nella trachea, ma nella femmina provoca fenomeni molto più interessanti quali l’approssimativo orgasmo sensoriale, la caduta dell’inibizione, e un forte senso di sottomissione. 

Poco importa se poi tu non sia proprietario della suddetta autovettura. Per comprarla, nel 98% dei casi, hai fatto rate massacranti. Questo, fisicamente, ti rende proprietario di un finanziamento impegnativo su un asset che perde la metà del suo valore in meno di due anni. Insomma, un investimento da deficiente. Ma questo non è importante. 

Alcune donne, una minoranza, è sessualmente attirata dal fallimento e dai suoi luoghi comuni. 

Funky hippies del cazzo che non lavorano, non studiano, non fanno una beneamata minchia tranne che coltivare una barba ispida e un gusto orrendo per i capi di velluto di H&M. 

Hipster del cazzo. 

Artisti falliti, scrittori incompresi, artigiani mancati, cinquanta sfumature del fallimento. Una miriade di femmine sono attirate dal ferormone del fallimento. Diventano, in pochi istanti, inconsapevoli seconde madri, accoglienti tate, forti compagne pronte a giustificare il tuo non fare un cazzo per tirarti fuori. 

Sono le donne più pericolose. Perchè odiano il successo e la realizzazione degli altri, e giustificano in ogni caso il deciso procedere dei loro uomini verso la morte intellettuale. Tra l’altro, sono le stesse donne attratte dalla musica latino americana e di conseguenza dagli enormi peni dei ballerini cubani. 

Ecco, questo non è il mio genere di donna. Anche perchè io tendo a fallire a modo mio. E non ho bisogno di una seconda madre. 

Insomma, ho sempre avuto un discreto fascino e la capacità di caricare un discreto numero di complimenti e apprezzamenti. 

Non sono mai stato afflitto dall’annoso problema della uteropenia, la carenza di uteri, nonostante io abbia un ritardo medio sulle mode (abbigliamento) di due stagioni (oggi mi vesto come andava di moda nel 2011), nonostante i miei gusti musicali siano decisamente ostici per una femmina, nonostante la mia (non nascosta) venerazione per la cinematografia d’autore sovietica, nonostante il mio malcelato cattocomunismo serpeggiante, nonostante la lieve forma di compulsività ossessiva con cui ripeto le mie abitudini, nonostante il fatto che io dica (la maggior parte delle volte) quello che penso, sotto forma di giocosa battuta (ed esprimendolo con un linguaggio più adatto a uno scaricatore portuale stanco di una dura giornata di lavoro). 

(dire quello che penso è, nella maggior parte dei casi, un irrimediabile errore umano, sappiatelo). 

Nonostante tutto, insomma. 

Però, or ora, mi trovo a dover ammettere che, inspiegabilmente, c’è un certo qual margine di discussione sul fatto che io stia davvero diventando uno SacciaFighe. 

Non lo potrò mai diventare totalmente. Non mi intendo di calcio, non mi puzzano le ascelle, e controllo con una certa regolarità il tartaro. In più il mio reddito iniziale, insieme a una certa arroganza professionale (su cui baso tutto il mio lavoro) mi rende sempre salvo. 

Però, è innegabile, qualcosa è cambiato. 

Finita la sigaretta, finisce anche il problema. 

Ritengo, al momento, il problema dell’erogatore di detergente e le quattrocento pagine da studiare, prioritari rispetto alla quasi totale mancanza di relazioni con esseri umani di sesso opposto. 

Ma, lentamente, si insinua in me la consapevole essenza dello Scacciafighe. 

So come combattere questo male. 

Una volta finito di combattere il fordismo, combatterò lo Scacciafighismo. 

Sulla questione degli erogatori, cazzo, devo ammettere di essere impotente. 

Eppure, è da queste piccole cose che si vede un uomo vero. 

 

 

 

 

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