Guida Inutile per Dubai – tariffario puttane aggiornato

Mentre inizio a scrivere un compatto gruppo di puttane entra nella lobby, portando una ventata di caldo umido e una rassegna di profumi degni di una vera e propria perversione olfattiva.
Camminano su tacchi impressionanti, quasi scivolando sul marmo, verso l’entrata del night dell’hotel.
Una turista americana, dallo sguardo bovino e dalle tette gonfie, le osserva mentre procede decisa in una delicata pulizia delle unghie del piede destro.
Il sinistro, corredato di cerotti per calli, è appoggiato sulle ballerine. Il fidanzato, forte di una muscolatura più adatta a un bufalo che a un uomo, sta giocando da mezz’ora con un cammello dorato.
Due tavoli più a destra, due balene tedesche conversano animatamente, fermandosi solo per bere del the bollente.
La routine delle lobby è una delle cose che preferisco per dissolvermi nelle storie degli altri.
Ordino del Sangre De Toro, un vino che dovrebbe costare meno di una decina di euro a bottiglia e che qui mi costa la bellezza di quarantacinque dollari a bicchiere.
E’ la mia ultima sera.
Non è facile, staccarsi dal caldo e dal mare. Mi ero ripromesso di scrivere una lista delle dieci cose che mi sono piaciute di Dubai, mentre ero a rosolare sotto il sole cocente sulla terrazza della piscina, ma sono rimasto coinvolto in un affaire di cannocchiali e panzoni.
Una storia troppo interessante per essere evitata. Ero a conoscenza dell’esistenza di un vasto pubblico di appassionati di aerei.
Quelli, per intenderci, che si mettono contro le recinzioni per fare le foto mentre tu atterri e guardi fuori.
Non so come si chiamino. Ma trovarmene una decina, appostati sull’angolo della terrazza dell’hotel, armati di computer, cannocchiale e birra, mi ha lasciato parecchio perplesso.
In effetti l’hotel è in una posizione strategica, perlomeno per loro e per le puttane.
C’è del fermento, in questo clan, perchè la Emirates spalma nel corso della giornata un paio di partenze di A380, il nuovo Airbus a due piani gioiello dell’aviazione e simbolo del progresso.
Così si sono presi un aereo, un Boeing 777, ci tengono a precisare, da Francoforte, per fare due giorni qui. In osservazione.
Non riesco a nascondere la mia perplessità. Il panzone con cui parlo, lasciandosi un baffo di schiuma di birra sul labbro superiore, scivola in uno dei cinquecento luoghi comuni che affollano il Medio Oriente.
Mi dice, compiaciuto, che la Emirates, in quanto più grande compagnia al mondo, è la prima per investimenti di rinnovo della flotta.
Argomento, peraltro, di cui nessuno tranne che un manipolo di spostati armati di cannocchiale, potrebbe apprezzare.

Ma la cosa mi fa sorgere un dubbio, un atroce dubbio. Che anche voi siate di quella vasta schiera di uomini e donne che vivono nel fango della disinformazione?
La Emirates è la migliore compagnia al mondo secondo SkyTrax, ma i vecchi baffoni della Lufthansa sono la prima compagnia aerea per ricavo operativo e gli yankee della Fed Ex per tonnellate.

Dubai, specialmente per un italico cittadino, è piena zeppa di luoghi comuni. Con i quali, l’italico medio, non si scontra nemmeno troppo, felice di puttane, piscine e sole.

Anche qui, va detto, i concittadini si riconoscono con discreta facilità, anche se la Palma d’Oro per tamarraggine va agli amici russi che uniscono l’abile cafonaggine dell’ostentazione a un particolare gusto per le impossibili associazioni cromatiche.

Eccoci quindi a una breve, ma densa, guida per Veri professionisti del turismo, veri uomini e vere donne, dall’animo senza confini.

Partiamo dalla base, la domanda che ulcera l’intestino delle mogli rimaste in Italia e che sollazza i sogni dei mariti imbarcati sull’Emirates delle sette e un quarto. 

Ma è vero che a Dubai ci sono le puttane?

Bene, la risposta è semplicissima. Il numero di prostitute presenti a Dubai è superiore al numero di prostitute presenti in tutta Europa. Tutta Europa, hai capito bene.
Dubai è un’emirato, uno dei sette, arabo unito. E sono emirati che applicano la legge islamica. La Sharia, credo si chiami.
Insomma, non puoi limonare in strada, non puoi fare il dito a un coglione che ti taglia la corsia, non puoi trombare in macchina, e nemmeno lasciare che la tua fidanzata provi la minigonna a passeggio. Nemmeno farti una birra su una panchina. 
Però Dubai è anche un immenso conglomerato di hotel. E la legge, non scritta, è che quello che succede in hotel rimane in hotel.
Occhio non vede cuore non duole, rivisitato in salsa mediorientale.

Dubai, per il turista europeo, è una grande Las Vegas senza casinò.

La tamarraggine a cui tende il cittadino medio europeo, qui è portata ai massimi livelli, grazie a un proficuo connubio con il petroldollaro.
A Dubai puoi fare paracadutismo, surf, kite surf, wind surf, montagne russe, sciare, mungere una cammella, snowbordare sulle dune, guidare una Ferrari e cenare sul porto nello stesso giorno.
Il sogno di ogni tamarro fatto realtà.

Devi però sapere che:

– il sistema economico che vedi luccicare nelle finestre dei grattacieli è crollato miseramente. Addirittura svendono i monolocali e i bilocali, e molti restano sfitti. Quindi non ti illudere. Il gioco è finito. Se non ci fosse l’emiro di Abu Dhabi, il cugino incazzoso, sarebbero messi come l’Italia.
Beh, come l’Italia senza Berlusconi. No, non come l’Italia senza la mafia. Qui la mafia è discretamente importante.
Il 97% delle attività passa dalla famiglia reale. Che a casa mia si chiama mafia. Insomma, se vuoi aprire la piadineria che sogni da sempre, proprio vicino all’hotel a forma di vela, (Burj Al Arab), sappi che devi farti amico qualcuno della famiglia reale.
Che è un concetto abbastanza allargato. Tipo al quindicesimo grado.
Cugini dei cugini dei cugini dei cugini dei cugini. Camorra, Desert Version.

– Gli Emiri sono tutto tranne che integralisti. Smetti con questi cazzo di commenti da leghista ubriaco di Tavernello alla festa della Lega di Sedrina.
Dubai è il primo paese al mondo per immigrazione. I locali, per darti un’idea, sono il 20%. Gli immigrati, se la matematica non ti molla proprio adesso, l’80%.
Tanti, tanti davvero, indiani e iraniani. No. Di italiani non ce ne sono tanti. Inoltre, per tua deliziosa informazione, Dubai ha pagato e costruito una chiesa cattolica e un tempio indhi.
Proprio mentre tu guardavi Borghezio minacciare di mangiare maiale sulla terra dove avrebbero dovuto costruire una moschea.
La chiesa, ci sono stato, Saint Mary, è un multisala. Più di millesettecento posti, due proiettori, aria condizionata, e due altari. Roba da lusso

– Si, è tutto bellissimo, ma tutto ha un prezzo. Ricostruire l’America e l’Europa in mezzo al deserto, ha un prezzo molto alto in termini di inquinamento.
Giusto per fartelo sapere. So che non ti senti in colpa. Ma ultimamente frequenti i mercatini a kilometro zero, e compri le prugne coltivate dal tuo vicino.
Poi vieni qui e bevi birra Peroni, prodotta in uno stabilimento di Roma e comodamente aviotrasportata. E piazzi l’aria condizionata a meno sette.
Fallo. Io ieri ho bevuto Prosecco mangiando pesce francese. Ma poi non comprare le prugne.

– Gli Emiri hanno una forte accezzione cazzodurista. Devono, per forza, fare tutto in grande. Il palazzo più alto (che si chiama Burj Khalifa perchè lo ha finito di pagare Al Khalifa che è l’emiro di Abu Dhabi, poi ci torniamo), il porto più grande, l’hotel più grosso, l’hotel più alto, l’hotel più largo, lo scivolo più lungo.
All’infinito. Dev’essere una forma di cazzodurismo senile che prende chi ha tanti soldi.

– Quello con il soldi, appunto, è l’emiro di Abu Dhabi. Che, nei ritratti appesi ovunque, è parecchio incazzoso. Lui ha il 90% del petrolio degli emirati. Ergo, un sacco di potere. Una banca, fatta di perforazioni e grande fiducia nel fatto che le auto elettriche restino un sogno hipster per ricchi sfigati. Da qualche tempo, paga i debiti del cugino meno fortunato, quello di Dubai, che vive di turismo e denaro in nero. (Dubai è interamente costruita sul riciclaggio indiano, pachistano e iraniano, ma questo è poco cool da sapere). Passando per le ville della famiglia reale, in effetti, vieni preso da una certa tristezza.

Però, dall’alto della mia perversione statistica, qualche numero è davvero interessante. Tipo, Dubai ha 1500 moschee.
Millecinquecento. Per due milioni di abitanti. La metropolitana (verde e rossa, facile facile, come Milano) è la più lunga al mondo senza guidatore. Noi milanesi stiamo aspettando l’Expo 2015 per avere due stazioni della linea Lilla senza guidatore, questi ne hanno 75 kilometri.
Il Dubai Mall, con 31 milioni di metri quadrati di superficie commerciale, è il centro commerciale più grande al mondo.
Immaginalo come un grosso, grasso, vibratore.
Davvero.
Gli effetti sono gli stessi. Su tua moglie, che mugola di piacere ogni due vetrine, e su di te, che senti un forte dolore rettale ad ogni passaggio della carta di credito e che, umanamente, ti stanchi dopo dieci minuti.

Davanti c’è la torre (Burj Khalifa, appunto) più alta al mondo. Con dentro un hotel di Giorgio Armani. E settantacinque ascensori. E un sacco di coda per salire a vedere giù (che è uno sport che adoro fare: Chicago, Taipei, Singapore, Shanghai…) 

L’Atlantis, che è l’hotel che sta sulla punta dell’isola a forma di Palma (penisola per esattezza), è stato inaugurato con quindici minuti di fuochi d’artificio, una roba in piccolo, per la famiglia. Un miliardo di dollari di fuochi. Dividilo per quindici minuti.

Mi piace, questo cazzodurismo.

Mi perplime il turismo, Dubai è un posto che non meriterebbe più di quarantotto ore. Ma forse, nemmeno trentasei.
Ma sembra l’unica occasione, al momento, per osservare da vicino la replica perfetta di Babele. 

PS: il tariffario delle puttane al momento non è disponibile. Attendo ancora l’aggiornamento del mio collega tedesco che, leggenda narra, sia stato avvistato al bancomat a prelevare duemila dollari americani.  In ogni caso, portati la carta di credito. Servirà. 

 

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