Le donne che non voglio frequentare (sono di fretta)

Nei prossimi sedici giorni, sarò in Italia meno di ventuno ore. Di cui quattro in aeroporto, due per arrivarci, e otto per dormire. 

Diciamo che sono, un filino, sotto pressione. Normali contrazioni della mia agenda. 

Mi fermo, venti secondi, per ingerire una banana, prima di entrare in sala riunioni. E’ la mia ultima riunione in Italia. Poi, per un po’, mi levo dai coglioni. E percepisco una certa felicità, probabilmente dovuta al fatto che le donne che ho davanti percepiscono la mia sparizione come una liberazione. 

Sono abituato a questa sensazione. Molte donne lo hanno fatto. 

Le ho tutte davanti. Con le loro ballerine, con i loro profumi. 

Ho ancora la banana tra la trachea e il colon. Ho un rapporto difficile, in questo periodo, con tutto quello che mi fa perdere tempo. 

Tipo mangiare, stirare, le donne, e fare la raccolta differenziata. 

Annuncio il mio ritorno per la metà di ottobre. Respirate adesso, che lo potete fare. 

Dato che sono di fretta, mi appoggio ai cari amici del Deboscio per un breve riassunto delle donne che non voglio frequentare

qui

Poi, visto che le donne che frequentano questo blog, che hanno un cane nella borsetta e le Hogan ci rimangono male, anche per loro metto qui una lista: 

qui 

Insomma tutti contenti. 

Io corro, scusate ma devo farlo. Poi, quando mi fermo, vi racconto. 

Però, una cosa la pensavo davvero: io non riesco a tollerare le persone che mi fanno perdere tempo. Ecco, passino le tue Hogan o il fatto che tu sia pelato e guidi una Z4. Fai, della tua vita, quello che vuoi. Ho smesso, quasi un anno fa, di avere ragione su tutto. Al momento mi sento anche meglio. A non avere ragione su tutto. Ma ti prego, non mi far perdere tempo. 

Con tutte le tue cazzate. 

Saluti, amici lettori. Adesso vado. Faccio due valigie, una leggera, magliette e camicie, una pesante, maglioni e scarponcini. Una la lascio a casa, una me la porto in aeroporto. Poi butto i vasetti di yougurth. Prendo le ventisei camicie che devo stirare. Non le butto. Le porto in tintoria. Insieme ai vasetti di yougurth. O no. Poi vado a salutare il Piccolo. Cosciente del fatto che fino a tre anni i bambini non hanno il senso del tempo. Quindi è inutile che, con tono malinconico, mi sieda di fronte a lui e gli dica: Piccolo, papà parte e torna fra due settimane. E’ meglio che mi sieda davanti a lui e ci si finisca, in due, e velocemente prima che la mamma ci becchi, un pacchetto di Dixie. 

Io, a pensarci bene, a quello che mio padre ha fatto nel corso degli anni, sarei stato più contento con un pacchetto di Dixie finito abusivamente. 

Poi corro in aeroporto. Prendo un aereo, fidandomi ciecamente della prenotazione fatta da una delle mie donne, quella con i mocassini e i pantaloni a sette ottavi. Che poi di aerei, nelle prossime due settimane, ne prenderò parecchi. 

See ya fritz 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...