Come tirare fuori il meglio da una vecchia baldracca

Kurt Lewin diceva, a proposito del cambiamento, a proposito della gestione del cambiamento, che ci sono tre fasi. Lo scongelamento. Ovvero il crollo delle abitudini e delle difese. La confusione della transizione. E il congelamento, ossia quando tutto torna sotto controllo.

La maggior parte delle persone, la quasi totalità secondo John Grinder, non riesce a gestire un cambiamento in maniera appropriata, preferendo ritornare nella fase iniziale.

Insomma, la gente si scongela e si ricongela. Senza mangiarsi.

La California mi ha insegnato (faccio una, adorabile, dolcissima, deliziosa, lista):

– come mettere la paraffina in maniera corretta sulla tavola

– come mangiare organico

– che quelli che dicono che la Florida è un posto figo è perchè non sono mai stati in California. Perchè uno, quando è stato in California, smette di dire che la Florida è un posto figo. Diciamo che uno, dopo la California, usa l’aggettivo “figo” in modo decisamente differente.

– che puoi sapere tutte le lingue del mondo, ma l’idioma con il quale puoi recuperare dell’erba, un cellulare rubato o delle birre ghiacciate in piena notte è solo, esclusivamente, lo spagnolo.

– Dio perdona, la polizia no.

– dove ci sono le otarie ci sono gli squali

– il Pacifico è freddo, Cristo.

– si può vivere bene nel Chianti, senza essere nel Chianti.

– se non credi tu nel tuo progetto, non ci crede nessuno

– se ci credi, credici fino in fondo. Il confine tra tutto e niente è una sottile linea.

– non so il colore della suddetta linea. Ma non credo abbia importanza. Perlomeno in California

– tutto è molto, estremamente, provvisorio. Tutto.

– la pasta all’Alfredo è una roba sfigata da East Coast.

La lista potrebbe andare avanti molto. Sono stato tanto tempo in California. O meglio, ho vissuto molto in California.

E sono partito in un settembre caldo e bagnato. Maliziosi. Pervertiti. Un settembre caldo, bagnato, aperto. Maiali. E ho preso il mio cazzo di aereo che avevo un sacco di certezze e un sacco di piani. E un sacco di idee. E sono atterrato. E ho dovuto seppellire tutte le mie certezze, senza nemmeno un funerale dignitoso, perchè non sapevo dove trovare del buon rhum.

Mi faceva paura da morire una sola cosa al mondo, la solitudine.

Più della morte. Diciamo che il cocktail perfetto era: paura di morire in solitudine.

La solitudine. Essere soli.

La prima cosa che ho provato in California è stata la solitudine.

La seconda. La prima è stata il controllo passaporti di Los Angeles. Il terzo posto più affollato che ho visto al mondo.

Bene, pensavo, seduto sul letto queen size della mia camera, mentre passavo con l’alluce il tappeto peloso. Bene, ho uno scendiletto. Avanti, brutto stronzo, dormi. Sei imbottito di melatonina e bud light. Dormi cazzo. Niente.

San Juan Capistrano, San Diego, Palo Alto, Sacramento, San Francisco, Dana Point, Santa Barbara, Long Beach, Santa Cruz. Letti queen size. Scendiletto. Birra. Melatonina. Eppure niente. Mesi.

L’insostenibile leggerezza dell’essere.

Ho iniziato a camminare. Di notte. Per questo mi si è reso necessario rinfrescare il mio spagnolo. Per sopravvivenza. La California è molto bella anche di notte. Non proprio tutta. Ma, possiamo dirlo, meglio dell’hinterland milanese o della periferia torinese. Senza che gli abitanti di Settimo Torinese o di Pero si sentano inferiori a quelli di Santa Barbara. Per carità.

Poi, un giorno, su un ponte di legno che collegava una strada a un campo, giusto sotto l’inizio di Orange Country, ho avuto l’illuminazione.

No, non ho ricevuto nessun messaggio messianico. Non mi sono apparsi santi. Nessuna madonna. Anche se, in quel periodo studiavo con attenzione Rael. Se siete atei, sappiate che gli atei non esistono. Tutti credono in qualcosa. Se siete nel periodo in cui non sapete bene che religione farvi, vi prego di valutare attentamente i raeliani e Rael. Una figata cosmica. Il mio vicino di appartamento, messicano, era un Raeliano convinto. Roba molto figa. Lo stato americano con più raeliani è la Florida. Ho detto tutto.

Ho avuto l’illuminazione, dicevo. Ricorderò sempre quel posto. Anche perchè l’Orange Country è un gran bel posto per osservare grosse tette rifatte che fanno jogging insieme alle loro padrone. Ma non lo ricorderò solo per questo.

Al tempo pesavo quasi novanta kili. “Quasi” in positivo. Nel senso che ne pesavo novantacinque. E sudavo come una vecchia baldracca accaldata in una notte di luglio. Se siete appena appena sovrappeso, sapete bene quello che intendo. Vi sudano anche le tette. Insomma, mi ero fermato su quel ponte per prendere un filo di fresco, respirare, fumarmi una sigaretta, e aspettare che qualche milf in fase jogging cambiasse la mia giornata.

Non sapevo nulla delle leggi che regolano il cambiamento. Di Lewin, Argyris, Schon e di tutti gli altri. Però, su quel ponte, sudato come una vecchia eccetera eccetera, arrivai, il passato remoto è d’obbligo, alla geniale conclusione.

E’ ovvio che stare da soli fa così tanto male. E’ l’unico momento in cui hai l’esatta percezione del disagio. Vorresti ricongelarti, insieme a tutte le tue certezze. Ma più stai da solo e meno lo puoi fare.

Credo fermamente nelle leggi del cambiamento. Anche perchè ci lavoro, ci mantengo un delicato ecosistema di bambini, motocicli, appartamenti e rhum (si noti come evito, nel menzionare l’ecosistema da me mantenuto, di citare le vecchie baldracche. Un duca).

E credo che una delle cose che mi hanno fatto meglio, oggi pomeriggio, sia  stata la solitudine. Ancora un po’. Ancora per un po’.

Si, hai ragione. Non sai nemmeno quanto possa far male. Questo lo puoi dire a tutti. Tranne a me.

Che con pelosi  scendiletto, latinos ubriachi e spaventosi silenzi, ho fatto una deliziosa gavetta.

La California mi ha insegnato il valore di una casa, il valore di una promessa, il valore di un sogno. Ma queste sono cose troppo serie.

Mi ha insegnato come tirare fuori il meglio da una vecchia baldracca sudata con il pizzo, appoggiata sul corrimano di un ponte di legno.

Dedico questo post alla mia famiglia. Quella acquisita con gli anni. I miei amici, i miei fratelli e le mie sorelline. Che sono le persone che amo. Una delle ragioni, i loro sorrisi, per le quali torno. A loro, che non hanno avuto la fortuna di essere grassi come delle vecchie baldracche, di essere in California, di avere un vicino raeliano (ma l’altra vicina era una super figa che faceva provini per concorsi di bellezza. Lo yin e lo yang. Rael e la topa).

Magari il vostro momento, per capire quanto sia prezioso guardarsi dentro, senza fare nient’altro, è arrivato adesso.

E’ pur sempre un caldo, bagnato, aperto, settembre.

Appendice:

Alla lecita domanda, ma Franz non citi le puttane. Vuoi velatamente dire che la California non ti ha insegnato nulla in merito? Rispondo semplicemente che noi, della Baja California, quando si voleva fare le zozzerie, si andava in Nevada. Che Las vegas l’hanno inventata per quello.

Inoltre io non sono certo quel tipo d’uomo. Perlomeno, non lo ero.

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