Come sconfiggere la paura di volare in due semplici mosse

La situazione mi è chiara fin dall’imbarco. E’ così che va, lo so già. Aereo pieno zeppo, fila sedici, lato destro, piena ala. Lui posto corridoio, lei posto in mezzo, io posto finestrino. Ho sperato fino all’ultimo che il posto in mezzo fosse vuoto. Lo spero tutti i giorni. Le complicazioni di un vicino d’aereo sono abbastanza tragiche. Una cicciona inglese mi ha vomitato sui pantaloni mentre atterravamo, anche se è più corretto dire mentre provavamo a sbattere per terra, ad Amsterdam. Uno stronzo mi ha rovesciato tre dita di caffè sulla camicia, un anno fa. Un bestione australiano mi si è addormentato addosso appena dopo il decollo. Che è molto tenera come cosa. Ma non con davanti tredici ore di volo. Invadono il tuo spazio, odorano, respirano, insomma vivono troppo vicini a te.

La splendida vita dei pendolari.

Insomma, io lei e l’altro. Con la classe che mi contraddistingue osservo pacificamente quello splendido paio di tette spuntare dalla camicia. L’abbronzatura è talmente uniforme, perfetta e del giusto colore da farmi supporre un reddito annuo lordo superiore al mio. Anche i due diamanti al dito, l’Hamilton al polso e una serie convulsa di braccialetti potrebbero portare un attento osservatore a definirla una ricca ragazza. Ricca ragazza abbronzata. Ricca ragazza abbronzata con un vertiginoso tacco. E un piccolissimo laptop. Lui è abbronzato, palestrato, profumato, pettinato. Diffida degli uomini che sono in grado di portare in giro basette scalate da 3mm a 6mm. Diffidane veramente.

Lui vuole attaccare bottone con lei. Lo ho capito io, credo lo abbia capito lei. Lei non vuole attaccare bottone con lui. Lo ho capito io, credo lui non lo abbia capito.

Sono curioso di come vada a finire, ma devo finire di scrivere alcune cose, leggere il Financial Times per avere qualcosa di cui parlare a pranzo, rispondere a una mail insidiosa e dormire. Tutto in un’ora e quarantacinque. Il mio forte orientamento alle priorità mi consente di iniziare dalla cosa più importante: scrivere la lista dei prossimi viaggi.

Sento l’urgenza di farlo.

Non la lista delle prossime ferie. Sono successe cose. Sono cambiati punti di vista. Ho bisogno di tornare a viaggiare. Come dico io. Così mi serve una lista. Cinque viaggi. Poi procederò alla selezione della compagnia. Viaggiare.

1) Burning Man 2014, Nevada. Qui ci devo andare per forza, scrivo. Sottolineando. E forse anche accompagnato. Vorrei tornare. Vivo. E sposato.

2) San Firmino, Pamplona o Elefantreffen. Una delle due cose la devo rifare. Per forza. Devo vedere l’effetto che fa, invecchiare.

3) Gerusalemme. Questo da solo. Per il mio compleanno. O in due. Regalo di compleanno. O in tre. Mah.

4) Berlin… eccoli

Sono partiti. E’ partito lui. Da dove partono tutti. Dio, sei più scontato di un cartone da sei di Moretti all’Ipercoop.

Il famoso, sempre verde, “scusa se ti ho urtato”. Puoi urtare con la borsa, con il giornale, con il piede. Non importa.

E’ un inizio.

Posso, tranquillamente, prevedere i prossimi quindici minuti:

– scusa se ti ho presa dentro

– sai, sono sempre più stretti questi sedili

– ma la business è davvero fuori budget

-eppure io passo la mia vita in viaggio

– anche le compagnie aeree non fanno nulla per noi

– guarda gli snack

– e i ritardi

– mi manca, a volte, la vita d’ufficio.
– ma poi quando vedo i miei colleghi non cambierei mai con un lavoro 9-18 in un ufficio.

Lo abbiamo fatto tutti. Una volta l’ho fatto anche io. Con una modella. Brasiliana. Un viaggio trasformato in tortura. L’alito più pesante che mi sia capitato di sopportare dopo il mio al quinto rhum.

Abbandono la mia lista, appoggio la penna. Ascolto. Lei è decisamente molto educata. Reagisce in maniera estremamente pacata. Lui, a ogni parola, si gonfia nella speranza.

– e poi raga, ho conosciuto questa su un aereo. Sai, il Varsavia Milano, che ormai prendo spessissimo. Cazzo, dovevate vedere che tette. E che sguardo. E che tacchi. E poi, nei cessi di Linate. Non so se rendo l’idea… No, ma non potete capire. Che donna…

Ecco, io volo, praticamente ininterrottamente, dal 2006. E non ho (faccio una lista, mi fanno stare bene le liste):

– mai scopato con una hostess

– mai scopato con uno steward

– mai scopato con un’altra passeggera (perlomeno conosciuta sull’aereo).

– mai finito i noodles della Cathay Pacific, ma questo non è attinente al discorso.

Ora, forse sono io l’eccezione. E lui la regola. Mah.

Adesso siamo passati, con un gran colpo di mano, al pezzo: quando atterri dove vai?

Che è un’educata maniera di chiedere, c’è un uomo nella tua formosa e abbronzatissima vita? Se lui fosse stato attento ai dettagli, si sarebbe già dato la risposta. L’uomo che gode di questa perfetta tanned skinny lady è comparso, furtivamente, sullo sfondo del laptop. Su un catamarano, abbracciato a lei. A conferma che, nemmeno sommando i nostri redditi, potremmo davvero interessarle.

Ma lui procede. Siamo alle lamentele sui taxi, alla lentezza dei nastri bagagli, al caffè cattivo dell’aeroporto. Ancora un luogo comune, ne sono sicuro, e moriremo. Dio ci punirà per tutto questo, ne sono certo. Dio dovrebbe punire chi campa sui luoghi comuni.

Eppure lei tiene botta. Anzi, mossa a sorpresa che mi fa mettere via istintivamente il quaderno, si presenta.

“Lodovica”

La Ludo. Ovvio. La Ludo. Come ho fatto a non pensarci. Poteva essere Camilla, Lodovica, Virginia, al massimo Maria Chiara.

In ogni caso, Titti per le amiche, Tata per le (due) migliori amiche, compagne di banco del liceo (classico, circonvallazione interna), Amore per il fidanzato in catamarano quando le cose vanno bene, Ludo quando vanno male.

Lui risponde: “Max”.

Ha vinto. Sento testosterone uscire dai sedili. Vittoria.

Ovvio, a stretto giro, il ” e di cosa ti occupi?”

Ormai sono succube della storia. Devo, assolutamente, sapere come va a finire. Per sicurezza, mi dico, li seguirò dentro l’aeroporto. La legge del più forte. Darwinismo per pendolari aerei.

Lei si occupa di analisi finanziarie, e dagli occhi di lui si capisce che lui non ha nemmeno l’impianto cerebrale per capire che cosa sia l’analisi finanziaria. Lui vende. Tutti vendiamo, baby. Roba complessissima industriale su cui sorvola. La finezza di non diventare noiosi. Apprezzo. Apprezza anche lei. Apprezziamo.

Vai spesso a Varsavia?

Che poi, in effetti, la cosa più semplice è buttarla su un cena-dopocena-albergo in Polonia. Occhio non vede, cuore non duole. Anche perchè noto con un certo piacere la fede al dito di lui.

Lei risponde di si. Quando parla muove veloce le mani. Fini, sottili. Credo che esista un posto dove le donne di un certo reddito curano le mani. In modo che restino fini, sottili, eleganti. Perfette per un…

Veniamo interrotti dalla hostess. Salato o Dolce? Acqua?

L’apertura del tavolino mi mette nelle condizioni di avere ancora una migliore vista. Vecchio porco balordo. Forse maniaco.

Lui, Max, si rivela più svelto di quanto potessi pensare. Beh, visto che siamo tutti e due spesso li, forse una cena potrebbe essere un bel modo di passare una serata.

Fuori gli iPhone. Vediamo, io sarò li il 13 e 14. Poi il 22. Poi a ottobre.

Dio mio, ce la sta facendo.

La frequenza con cui quest’uomo va in Polonia dovrebbe invitare la moglie a un’accurata serie di esami per malattie virali e sessualmente trasmissibili. Questo lo desidero sottolineare per il bene della moglie.

Lei fa scivolare le dita sullo schermo. Unghie bianche. Lucide. Mani abbronzate. Anelli. La Ludo.

Il 22 potrebbe andare.

Dio mio, ce l’ha fatta. Ha vinto. Incredibile.

E’ tempo che io mi infili le mie cuffie da DJ giovane, e piazzi qualcosa che mi aiuti a rimediare al trauma. Ha vinto. Devo rivedere alcune certezze. E’ periodo…

Scambio di mail, aziendali. Per forza. Scriviamoci, sentiamoci.

Ma lui non molla. Nemmeno io mollerei in questo momento. Anche perchè da qui al 22 passeranno diverse ere sessuali e fasi mentali. Battere il ferro finchè è caldo, suggerisce il coglione sinistro. Puntare su un drink appena atterrati, impone il coglione destro. Quando anche i coglioni concordano con la tua strategia, è ora di spingere. Non lo dico io. Lo dicono i libri.

Ma qui, Max cade in un tranello vecchio come il mondo.

Visto che andiamo tutti e due verso Vincenzo Monti, potremmo prendere una cosa al Mars.

Ecco, brutta testa di cazzo. Al posto di raderti le basette a due livelli e di indossare gemelli di plastica con scritto Armani, investi un paio d’ore del tuo tempo in alcune letture di formazione, indispensabili quando si ha a che fare con la Ludo, la Cami, la Mari, la Titti e i loro simpaticissimi cagnolini.

E’ davvero semplice. La Ludo non solo non va al Mars. Nemmeno sa cosa sia il Mars. La Ludo, al momento, va al Tasca, all’Armani, al Frida. In motorino. Lo stesso cinquantino che aveva al liceo. O in Smart. Quando vuole fare follie, la Ludo va al Plastic, anche se adesso che è in periferia non può più andarci. Con le amiche, in versione happy zoccola, passa dal Just Cavalli, dove conosce il buttafuori, e poi tira dritto al Serendepico. Qualche volta ha fatto delle puntate al Gattopardo, dove lavora il suo ex personal trainer. Facile.

Punto.

Milano è molto semplice. Sembra complessa. Per i poveri, forse lo è.

La Ludo, pur trattenendo un conato di vomito, riflesso incondizionato quando le viene in mente la povertà nel mondo e i mojiti a meno di 10 Euro, le borsette a meno di 450 euro, risponde con educazione.

Stasera no.

Addio baby.

Hai chiuso.

Ma lui non molla. Come suggerito dai suoi coglioni, e come suggerirei anche io, a questo punto.

Beh, si potrebbe fare una colazione alla California Bakery, in settimana.

Ecco, già meglio, penso io. Salvato in calcio d’angolo.

Questo è più comprensibile per la Ludo. E piace anche a me. Potrei venire anche io, penso.

Iniziano a parlare di brunch. E come si mangia. E cosa si mangia. E che bello Corso San Gottardo, e che bello Corso Ticinese, e le uova al mattino per noi non sono una novità. Il brunch. Alla California Bakery. Adorabile.

Vorrei che questo volo non finisse mai.

Devo riconoscere a Max una grande capacità di re inventarsi e di non mollare.

Ma questa settimana no, proprio non posso.

Doppio pacco.

Ecco che qui, miracoli della specie umana, il mio amico Max impazzisce. Succede a tutti nella vita.

Abbassa un poco la testa, poi la rialza. Ha visto sfumare qualcosa di bello. Lo capisco molto bene. Domenica mi tocca camminare due kilometri per l’edicola e poi tornare in un bar dove da cinque mesi chiedo una brioches alla marmellata e mi arrivano (faccio una lista):

– salata

-vuota

-miele

-integrale

-crema

Della mia cazzo di marmellata non c’è traccia. Ti capisco Max. Vuoi una cosa, e te ne arriva un’altra.

Allora, rialza lo sguardo, e se ne esce con una frase che lo colloca, a forza, nel pezzo di cervello dove la Ludo mette le cose brutte della vita. Tipo la Periferia Oltre la Circonvallazione, gli uomini con un reddito inferiore ai settantamila euro lordi annui, le ferie lontano da Santa Margherita o da Varazze, le brutte malattie, l’assenza di un personal trainer, le tette piccole, le cene da meno di 50 euro a coperto, le utilitarie, i locali all’Idroscalo e molte altre cose.

“Beh, visto che sei così impegnata, scrivimi tu. Io ci sono sempre”.

Puntarsi una fionda verso le palle, tirare forte l’elastico, mollare.

Aprire la bocca anche quando il cervello, che a livello di organigramma conta pur sempre più dei coglioni, ordina di non fiatare. Eri, caro Max, vicino, vicinissimo, a un numero da storia. Un numero di un certo livello. Un colpaccio. Ora, non conosco tua moglie, ma suppongo che la moglie di un uomo con le basette scalate sia una donna adatta a un uomo con le basette scalate e i gemelli di plastica. Ecco, Lodovica rappresenta per te il salto. La svolta. Il Sorpasso. Rappresentava. Scusa. Rappresentava.

Posso, tranquillamente mettere le cuffie.

Sull’autobus verso l’aeroporto, lei mi si avvicina.

Ho visto come mi guardavi.

Ho sentito i tuoi occhi, per tutto il volo.

Volevo solo sapere se hai fatto in tempo a segnarti la mia mail. Perchè stasera davvero non posso, ma in settimana mi farei volentieri una cena con te. Mentre lo dice, osservo compiaciuto la sua mano sinistra passare nei capelli, tirando indietro quanto basta per rivelare un collo teso e perfetto. Hai capito la Ludo… l’ho sempre detto che in giacca e cravatta ho più possibilità che in costume. Adesso è il mio momento.

Risotto al Garghett?

Perfetto! Non so come tu faccia a sapere che è uno dei miei preferiti! E non si direbbe che uno così ceni al Garghett…

Così come? Randagio, diciamo. Si dice zingaro, baby. Innamorati con calma, ho molto da fare in questo periodo.

Ecco, questo, a dire il vero, credo di averlo sognato durante l’atterraggio.

In verità la Ludo è scomparsa lasciando Max e le sue palle molto indietro. Me compreso, perchè ero impegnato a litigare con il maledetto cavo dell’iPhone. Lo sapete che il cavo dell’iPhone ha un’anima? E che se lo trattate male è in grado di attorcigliarsi in modo impossibile creando per altro delle figure grafiche. Alcuni leggono, nelle figure create dall’attorcigliamento, i destini delle persone.

Meno male. Non avrei retto a questa cosa. Non in questo momento della mia vita.

PS: io la mail me la ricordo per davvero. Ti scriverò, Ludo. Il 22. Giusto per sapere come va.

Se sei arrivato fin qui per scovare davvero le due semplici mosse per smettere di aver paura di volare, vuol dire che hai davvero paura di volare. Questo è indubbio. E devi prendere un volo, tra poche ore, tra pochi giorni, insomma tra poco.

Bene.

E hai paura. Di volare.

Che poi è una cosa discretamente naturale. Volare non è poi così naturale come si pensa. Inoltre l’affidabilità del mezzo è in mano a due fattori che io non ritengo affidabili di per se: il pilota e una banda di ingegneri che progettano e controllano la struttura. Però, questo va ammesso, volare è uno dei modi di spostarsi più sicuro al mondo.

Lo dice la statistica. Mica io. Che poi, a livello di statistica posso confermarti di essere ancora vivo, nonostante abbia passato il numero di voli medi dopo i quali è prevista la mia morte.

Ora, devi sapere che anche io avevo paura di volare. E anche di amare. Ma questo, adesso non c’entra.

All’attivo ho (lista..):

– tempesta tropicale sul Johannesburg – Zurigo. Dopo questa, ogni turbolenza è una passeggiata.

– mancata apertura del carrello su Madrid.

– riattacco (quando il pilota sta scrivendo a casa mentre fa atterrare l’aereo e si accorge in ritardo che sta atterrando su un gruppo di case) a Linate, Amsterdam, Lisbona.

– atterraggio nel vento a Lisbona, ma dicono sia la norma. Non posso confermarlo perchè dopo questo atterraggio ho deciso di rimuovere il Portogallo dalla lista dei posti dove volo.

– turbolenza in aria bianca. Un poetico modo di definire un macello, credo sopra la Toscana. Non ricordo, ho sbattuto troppe volte la testa ovunque.

– depressurizzazione, fasulla, uscita delle mascherine, panico, tragedia, a Francoforte.

– sono anche rimasto chiuso in un cesso sul Los Angeles Francoforte. Mi sono incastrato una mano nel maniglione di apertura del portellone su un Hong Kong Milano, ho sbattuto il piede contro la porta, rompendomi l’unghia su un New York San Francisco. Ma queste non sono cose che dipendono dall’aereo. Dipendono dal vino.

Ecco, appunto. Una delle prime cose che ti vengono da fare, quando hai paura, su un aereo e nella vita è bere. Io ti supporterò sempre, e se mi scrivi posso bere a distanza per te. Ma sappi che, a livello chimico, questo non serve a nulla. Nella vita e su un aereo.

Dopo anni di sperimentazione, ti consiglio il giusto mix tra alcool e rimedi naturali. Lascia perdere le benzodiazepine. Nella vita e sugli aerei. Prendi il Sedatol, compresse, accompagnato da tre bicchieri di vino rosso. Uno in aeroporto, due sull’aereo.

Ma sappi che, la paura di volare è controllabile anche con lo strumento più potente che tu abbia per le mani nella vita.

No, non è il cazzo.

No, nemmeno l’American Express Black.

Non ci crederai, ma la mente, la tua mente, controlla tutte le emozioni. Anche io stento a crederci. Che la tua mente controlli delle emozioni. Ma è vero.

Ho sconfitto la paura di volare. Se l’ho fatto io, puoi farlo anche tu.

Non è detto, assolutamente. Ma in linea di massima, l’unica possibilità che hai è provarci.

Oppure cancellare il volo. Anche Fiorello odia volare.

Davvero.

In ogni caso, prendere un aereo rimane il modo più veloce per raggiungere posti meravigliosi nel mondo. Per questo Novara non ha un aeroporto. Che tu sia uomo o donna, che tu sia single o fidanzato, i Caraibi restano difficilmente raggiungibili senza aereo.

Hai paura dell’aereo perchè hai paura di qualcosa che non controlli. Ma, di contro, non hai paura della tua vita. Eppure ne controlli solo una minima parte, la più insignificante.

Prenditi del tempo, siediti. Fai una lista. Cazzo, le liste sono una cosa splendida. I pro e i contro del tuo viaggio. La paura di volare è solo uno stupido limite.

Adesso prendi il tuo bagaglio, corri verso il check in. Sali, respira a fondo. Respirazione controllata. Non iperventilare. Se hai le tette, sbottona la camicia. Non serve a te. Ma ai tuoi vicini di posto sicuramente si. Respira a fondo, pensa a qualcosa di bello. Respira. Tu farai un viaggio meraviglioso. Oppure un viaggio di merda. Ma oramai sei su. C’è poco da fare.

La vita è una. E parecchio breve. Non cedere ai limiti. Volare è una cosa meravigliosa. Ogni tanto. Se poi dovessi essere su quell’aereo ogni 500 che cade, beh, non avrai tempo di accorgertene. E poi quella è paura di morire, non di volare.

Non avere paura delle turbolenze. Non serve molto.
Non avere paura dei rumori. Sono anni che tento di decifrare i sinistri strofinamenti di metallo sotto il mio culo. Ma non ho ancora capito cosa sia. Decollo e atterro.

Ma ora tu dirai, a ragione fra l’altro, cazzo Franz mi hai promesso DUE semplici mosse. Io sono uno che ha comprato le Sette Regole Del Successo, le Quattro Mosse per farla innamorare, Le Tre sfumature di Grigio. Insomma sono uno che ha bisogno di risposte.

Okkei.

La serietà di quello che ti sto scrivendo adesso non è consona a questo luogo. Ma è troppo importante quello che stai per leggere. Pensaci bene.
Smetti di avere paura. Questa è la prima mossa. Chi ha paura ha anche coraggio. E se il viaggio che stai per intraprendere vale anche solo un minuto del tuo tempo, abbi coraggio.
Ma soprattutto, la mossa finale, la mossa fondamentale, la mossa decisiva: siediti e pensa una cosa. Una sola cosa: la vita è breve.

Nonostante i miei straordinari poteri e la mia sensibile vicinanza a Dio, non so dirti con esattezza quanto breve. Ma breve. Può succedere di tutto. Davvero. Nel bene e nel male. Quello che leggi, ovviamente, è una verità incredibile. Pensaci. Oggi sai cosa c’è. Domani no.
Life is short. Surf it.
Tremendamente short.
Ecco. Non permettere mai a nessuna paura di bloccarti. Potrebbe essere l’unica volta. O l’ultima. Al posto della prima.

Comprendo che la cosa è fin troppo seria per te. Ma, fidati, è una dolorosa verità.
Pensa come se dovessi morire domani, agisci come se fossi immortale (cit.).
Fallo. Prendi quel cazzo di volo.
Fallo, ama, ridi, piangi, corri, sbatti, fallisci. Fallo.
Vieni con me al Burning Man 2014? Io vorrei andarci in aereo preferibilmente.

Mah. Spero la cosa ti sia minimamente chiara. In ogni caso, vedrai che il tuo aereo non cade. Si dice sempre così.

PS: Ludo, sul Linkedin non ti si vedono le tette. Peccato. A livello professionale intendo.

Sto tornando in forma.

Life is short, fritz. Surf it

2 pensieri su “Come sconfiggere la paura di volare in due semplici mosse

  1. Il Franz è tornato davvero, in gran forma.

    Posso consigliarti un libro?
    La variante di Lüneburg – Paolo Maurensig
    Prometto che non resterai deluso.

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