Respiri e Parole (io e te)

Dalla finestra entra una piccola luce calda, le persiane chiuse filtrano il sole del pomeriggio, il rumore del porto e il vento caldo che viene da Ovest. 

La penombra dell’estate riflette un dito d’ombra sulle lenzuola azzurre e bianche, disegna strane facce sull’armadio, scalda la punta del mio piede. 

Cerco di dormire, nudo, lasciando che il respiro prenda un ritmo insieme al suo. 

Era una vita che non dormivo con qualcuno. 

Nello stesso letto. 

Ci vuole fegato per farlo. Dicono i codardi. Ci vuole voglia, dico io. Dormire nello stesso letto vuol dire condividere gli stessi sogni. La stessa pelle, lo stesso sangue. 

Un respiro costante, profondo. Ha un sonno bellissimo, il petto che si gonfia con un ritmo piacevole, ondulando sul destino. Non c’è traccia della piccola discussione di prima. Il sonno perdona. Piangeva. Adesso dorme. 

Io non riesco, molto. 

Ma ci sono abituato.

Non sono più abituato ai piedi, pelle perfetta, che mi spingono le gambe. Alle mani che mi cercano. A questo restare fermi ad ascoltare il respiro di qualcuno. Quando si gira, osservo la pelle d’oca sulla schiena, questo filo d’aria che entra dalla finestra, che muove il caldo delle lenzuola. Allora passo un dito, vicino alle spalle, per sentire il ritmo di questo cuore. Che è un po’ mio. Che tiene un po’ il mio. 

Poi chiudo gli occhi, prendo il suo respiro, sento il suo piede che, inconsciamente, mi spinge verso la fine del letto. Lascio vincere questa battaglia ai suoi piedi. Apre le mani, sento una mano arrivare sulla mia spalla. Calda di sonno, di mare e di sole. 

Apro gli occhi, e mi fermo sui dettagli. Sul naso. Sulla linea degli occhi. Sul collo. Sui capelli, biondi di mare, spettinati, secchi di sale. Adoro la salsedine sulla pelle. E odiamo la doccia. 

Le cose che abbiamo in comune sono tante, per forza. Non saremmo qui. Ma ho capito che tenere la salsedine sulla pelle è qualcosa di più. Amare il mare. Non lo sa ancora. Ma è un amore infinito, quello per il mare. Lasciarsi sulla pelle un profumo, portarsi nel cuore i colori, toccare le cicatrici e volerlo rifare ancora. Amore. 

Apre gli occhi. Esce da un sogno bellissimo, si vede. Mi guarda. Appoggiati ai cuscini, ci guardiamo per qualche istante. Non capisce dove si trova. Proprio come quando hai la serenità, il sonno, un sogno bellissimo. Batte le palpebre velocemente, non stacca lo sguardo. 

Io sorrido, prendo la sua mano. Eccomi, non importa dove siamo. 

Alza la testa. Si avvicina, mette la testa sotto la mia. 

Sento l’odore del mare nei capelli, e sento il respiro caldo sul mio braccio. 

Poi alza la testa ancora, mi guarda.

Voce rotta, di sonno e troppo silenzio. 

” ti voglio bene”. 

Richiude gli occhi, appoggia la testa ancora sul braccio. 

Resto immobile. Lascio passare qualche istante. Sento il respiro tornare profondo. Il sonno riprendersi il suo tempo. Sento le mie spalle scendere, il mio respiro calmarsi, le mie gambe lasciarsi andare. Sento il mio cuore prendere il ritmo di questo mare. So cosa rispondere. Volevo solo godermi il rumore della mia felicità. Era da troppo tempo che non dormivo con qualcuno. Era da troppo tempo che non sentivo tutto questo bene. Dammi ancora di questi momenti, e io farò tutta la fatica necessaria, e io porterò tutti i pesi, e io vivrò la mia vita, e vivrò la tua vita. Dammi ancora di questo. Quando vorrai darmelo. Come vorrai darmelo. Io farò tutto, per questo. 

“anche io ti voglio bene, sai?”

“lo so, papà”

 

 

3 pensieri su “Respiri e Parole (io e te)

  1. Mi sembra che siamo un po’ a corto di idee ultimamente…. i tuoi post sono ormai stanchi, scarichi, tristi come un fiore grigio. Speriamo, come nel caso dell’Italia, in una ripresa.

  2. …..non credo sia scarico….l’Amore non può essere cinico….quindi Massimiliano, cambia articolo e passa oltre. Lascia a un padre l’Amore perfetto e immutabile che può provare solo per un figlio…lasciaglielo scrivere su un blog, che resti qui cristallizzato nel tempo, a ricordare quel momento carico di tutta questa energia. g.

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