Tutte le donne della mia vita

Tempo previsto di lettura: 22 Minuti

Tipologia: Autobiografico.

Audio: clicca qui

Le donne della mia vita sono madri, sorelle, amanti, fidanzate, amiche. Le donne della mia vita sono tutte qui, questa mattina, intorno alla mia ombra.

Ho guidato solo, autostrada vuota, attraversando un pezzo di alba in mezzo alle nuvole. E sono arrivato presto. Troppo presto. Allora mi sono seduto in un piccolo bar. Guardando la statale, le nuvole, la barista e il mio caffè raffreddarsi.

Cercavo una canzone, sai tutti fanno l’errore di attaccare una canzone a un periodo della propria vita. La musica diventa ricordo, facce, muri, volti, sorrisi, respiri, profumi, colori, sensazioni.

Eccola qui.

Era novembre, poi Natale, poi gennaio. Era questa canzone, che ascoltavo sempre, guidando nella nebbia, scappando da te. Poi tornavo, sempre, come si dovrebbe fare. Come facevo. Come volevo fare. Una canzone. Un periodo, un profumo, un momento.

Scoprire la perfezione, converrai, è un’esperienza unica. Non può stare in una sola canzone.

Bevo il caffè, mi accendo una sigaretta.

Le donne della mia vita, tutte le donne della mia vita, adesso hanno qualcosa da dire su di me. Qualcosa, poco o molto, che brucia come il fuoco.

Le donne della mia vita, tutte le donne della mia vita, hanno amato e amano qualcosa di me. Mai il mio partire, sempre il mio tornare. Amano i miei capelli, ma non il disordine della testa, amano il profumo della mia pelle, ma non le mie cicatrici. Amano il mio respiro, ma odiano quando piango. Amano il mio camminare, ma non il mio correre. Amano il mio parlare, odiano il mio scrivere.

Io sono seduto qui solo. E non è solo lunedì mattina. E’ che sono qui solo. Davvero.

Intermezzo:

Stronzo. Egoista. Figlio di Puttana. Mongoloide. Incapace. Inconcludente. Idiota. Testa di cazzo. Coglione, Perdente. Mediocre. Pagliaccio. Meschino. Disturbato. Egocentrico. Vuoto. Ridicolo. Falso. Fottuto. Scemo. Cretino. Inutile. Brutto. Merda. Merdoso. Ritardato. Bastardo. E ancora Bastardo. E ancora Bastardo.

Direi che vince bastardo. Ma la lista di agosto è parecchio lunga. Articolata. Parole che pesano come sassi. Ho le tasche piene. Mi pesa camminare.

Questo è quello che le donne della mia vita, quelle importanti perlomeno, mi hanno scritto ad agosto. Mentre ero seduto a guardare il mare. Da giugno ascolto questa canzone: machines.

Mi ricorda Parigi. Mi ricorda te. Mi ricorda me. Mi ricorda molte cose. E’ una poesia perfetta. E’ quello che avrei voluto scrivere. A giugno. A luglio. Ad agosto. Adesso.

Le donne della mia vita mi urlano di smettere di scrivere. Nessuna di loro legge questo blog. Si sono dimenticate che scrivo per ricordarmi di essere vivo.

Le donne della mia vita usano i messaggi, scrivono la loro rabbia, battendo veloci lo schermo con  le dita curate. Scrivono parole che pesano come sassi, lanciano questi messaggi, vogliono colpirmi, per non essere colpite.

Per ogni passo avanti, devi ricordati di fermarti e portare con te le persone che ami. Non lasciare mai indietro nessuno. Tornare a prenderli è parecchio difficile e pericoloso.

Ho lasciato volutamente indietro qualche pezzo, quest’ estate. Ho bisogno di camminare leggero, se voglio amare. Ho lasciato indietro lei, che mi mandava le foto scottanti. E mi diceva che mi amava. Confusione lessicale. Amavi il tuo volermi scopare. Per sentirti desiderata. In lattice nero. Peccato. Le foto erano carine. Ho lasciato indietro loro, che usavano il mio tempo per sentirsi cercate. Ho scoperto di averle lasciate indietro molto tempo fa.

Poi ho voluto capire. Stare da solo. Seduto. Aspettare. Che salisse questa cosa. Molti dicono di aver paura della morte. Ma hanno solo paura di soffrire. Avevo paura di soffrire, da solo. Non ho paura di morire.

Le donne della mia vita, tutte le donne della mia vita, non hanno nemmeno lontanamente l’idea del male tremendo che ha fatto. Della stanchezza che ho portato a casa, del dolore, del disagio, del terrore, della paura, della lotta.

(hai finito la canzone di sottofondo? Ok, fatti questa qui. Non scherzo. Qui si tratta del nuovo Kurt Kobain. Guarda come cazzo tiene la chitarra da hipster. Guarda con quale tranquillità domina il palco, stonando e lasciando che la droga faccia il suo lavoro. Da due uomini mi sarei fatto inculare. Freddie Mercury e lui. E poi avrei voluto essere li, sotto al palco. Con la bionda sulle spalle. Mi piaceva avere una bionda addosso. Ma soprattutto, lei si è fatta tutto il concerto cantando tutte le canzoni a memoria e tenendo le dita con le corna o ballando come Pulp Fiction. Rock is not dead. Che figa. Sudata e puzzolente. Ma grande performer. Miracoli dell’MDMA. Quando i Biffy saranno a Milano, a dicembre, voglio rifarlo. Se conosci una bionda così fatta, ti prego noleggiamela. Solo per una sera. Avrei voluto chiedere a lei, ma cristo guarda che cazzo di energumeno l’accompagna).

Le donne della mia vita, tutte le donne della mia vita, odiano.

Me.

Hanno chiaro, le donne della mia vita, ogni singolo errore. Ricordano ogni singola parola. Odiano persino il ricordo di me che rido. Mi urlano di smettere di parlare. Mi implorano di smettere di respirare. Mi augurano di morire. Mi dicono che non credono più a quello che dico, a quello che penso, a quello che scrivo.

Le donne della mia vita si sono, tutte, perse un pezzo. Abbastanza importante.

Ho scritto molto. Ho letto molto. Ho bevuto molto. Ho nuotato molto. Ho perso peso, memoria, sorriso. Ma sono arrivato a settembre. (a meno che non mi uccidano in questi quattro giorni, ma nessuna mi vuole morto veramente. Servo vivo, a tutte loro).

Ho fatto un gioco. Molto pericoloso. Ho provato. Mi piace molto. Sono stato sincero. Sincero. Ho scritto loro, ad ognuna di loro, la mia sincerità.

Hanno risposto tutte. A modo loro. Muori, bastardo. Muori.

Vergognati, bastardo, vergognati.

Le donne della mia vita, tutte le donne della mia vita, hanno risposto.

Io, per una volta, davvero, nella mia vita, ho usato un arma di distruzione di massa.

La sincerità.

Ho detto quello che sento, quello che penso, quello che vorrei vivere.

Ho chiesto scusa.

Ho chiesto perdono.

E’ impossibile perdonare se non si ama davvero. Per questo ho chiesto perdono. Perchè anche io non sono stato capace di perdonare i loro tradimenti, le loro gelosie, il loro passato. L’ho fatto. Fa un male tremendo. Serve tempo. Silenzio. Serve un coraggio enorme. Serve memoria, serve pazienza. Serve, semplicemente, amore.

Ho perdonato le donne della mia vita. E ho chiesto perdono. Per i miei errori.

Scrivendo. E’ quello che so fare. E’ il mio modo di parlare. Ho scritto.

Seduto, ordino un altro caffè. Fumo un’altra sigaretta. Ho bisogno di nuotare. Ho bisogno di amore. Ho fame. Una fame tremenda. Ho bisogno di pelle, sudore, silenzio, respiri.

Resto fedele a un sogno, a una donna, a un’idea. Non male. Aspetto, paziente, controllando la fame. Nuotando, correndo, spingendo la moto fino al limite. Le mie mani, senza volerlo, hanno fatto molto male, credendo di accarezzare. Le mie labbra hanno tagliato credendo di cucire. Le mie parole hanno diviso, credendo di unire.

Resto fedele a lei. A Parigi. Al suo sorridere. A me solo.

Bastardo. Meschino. Egoista.

Credevo facesse meno male. Credevo di essere più forte. Credevo molte cose.

Credevo di essere stato un uomo, cercando un compromesso. Era paura di scegliere.

Ho scelto.

Il traffico comincia a salire. Mi rimetto in macchina.

Ho molte cose da fare oggi. Nessuna è meglio che amarti.

Ho molte cose da fare. Nessuna è meglio che amare.

Bastardo meschino egoista.

Eppure, amare, qualche volta, vuol dire prendere delle scelte anche per chi si ama.

Ma non sarò certo io a poter insegnare, alle donne della mia vita, cosa sia l’amore.

Sanno benissimo da loro.

Cosa non sia l’amore.

Per esclusione, hanno un’ idea di  cosa sia l’amore.

PS: chiedo perdono ai miei lettori di sesso maschile, eterosessuali (quel 3% scarso dei miei lettori). L’argomento è assolutamente inadatto a voi. Cercherò di recuperare con qualche post attira figa o su argomenti trash. Chiedo perdono alle mie lettrici di sesso femminile, le destinatarie di queste righe sono assenti. Non leggono queste righe.  D’altronde, codardo bastardo cane figlio di puttana maledetto, so solo scrivere e vivere. Recupererò anche con voi, ritornando ai soliti toni. Ho tempo. Devo pascolare per la Polonia per qualche tempo. Avrò tempo di scrivere.

PS II: in merito alla bionda per il concerto, potete scrivermi in privato. Avrei necessità di una giovane, automunita, che parli inglese (tendenzialmente che capisca i testi delle canzoni), disposta a starmi sulle spalle, ergo non superiore ai 60 kili. Nessun contatto sessuale previsto, nessun contatto sentimentale. Esigo serietà, depilazione totale, profumo fruttato, buona volontà, tacco 12. Scrivetemi.

Astenersi perditempo.

Life is short fritz, surf it

ah, quasi dimenticavo:

ti amo. Lo so per certo. E so di volertelo dire. 

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