Le Quattro cose da fare tassativamente in Ferie

Più precisamente dodici. Me lo ripeto, mentre li riconto. Dodici bollettini da pagare. Lancio sul tavolo il telefono. Apro il frigo. Ho razionalizzato gli acquisti seguendo una logica post moderna molto in voga nei primi anni settanta nelle case degli spacciatori di LSD californiani. Ho due bottiglie d’acqua e una di rhum. 

Apro il rhum. 

Osservo la pila di cose da stirare. Apparentemente siamo di fronte a un crollo psico-domestico. Passando, delicatamente, il dito sulla mensola, si può raccogliere una pellicola di polvere. Cerco un bicchiere pulito. 

Niente. 

Non lavo i piatti. Sono uno dei primi sostenitori di quel prezioso elettrodomestico che passa inosservato nella maggior parte delle case moderne, ma che in verità salva interi matrimoni e addolcisce molte vite: la lavastoviglie. Che qui non è prevista. 

Ergo, non lavo i piatti. Quando finiscono, ho calcolato, conviene ricomprarli. E con un utilizzo intelligente, ovvero bevendo e mangiando nella stessa ciotola, si risparmia parecchio. 

Recupero una grossa tazza bianca con uno smile giallo. Roba da porno casalinghe. O da nerd segaioli. Credo che il precedente inquilino fosse del secondo tipo. Una porno casalinga non avrebbe lasciato così tante tracce di tristezza. Come le tende in tinta con il colore del muro. Arancione e giallo. Roba da nerd. Fidati. 

Mi siedo sul divano, spostando la posta. L’uso del divano come mensola risale alle mie più precoci abitudini domestiche. Mio padre è ossessivo compulsivo, nel senso buono del termine, se mai dovesse esistere un senso buono. Non butta nulla. Dalla notte dei tempi. Questo ha dei risvolti estremamente positivi. E’ in grado di recuperare carte di sei o sette anni fa. Documenti che nemmeno l’archivio storico tiene più. E ha dei lati negativi. La casa si è lentamente riempita di oggetti, carte, buste, scatole. Ovviamente lo sfruttamento delle superfici tradizionali si è presto dimostrato insufficiente. Il divano e i letti sono diventati scaffali a cielo aperto. Ho imparato molte cose da mio padre. Tra cui l’uso improprio del divano. 

Mi siedo, accendo una sigaretta. Controllo l’estratto conto. Faccio un breve calcolo. Con questo comportamento finanziario mi restano meno di sessanta giorni prima di un catastrofico collasso. Bancarotta domestica. 

Il mio sesto senso percepisce un inizio di straziante serata di auto commiserazione. Che, al netto di un paio di serate in cui i troppi Spritz mi hanno reso innocuo nei confronti di me stesso, è lo spettacolo in programma da qualche tempo a questa parte. 

Non ci sto. Reagisco. Come i veri uomini. Come i veri uomini fanno, in queste situazioni. Quando la vita ti prende per i coglioni, insomma. 

Finisco il rhum e riempio la tazza di nuovo. 

Mi accendo una sigaretta. Osservo la parete gialla e arancione. In effetti una televisione, piacevole stordimento, non guasterebbe. 

Metto Brendan Kelly. L’allegria del momento mi spinge anche ad accendere una candela alla lavanda. 

Aspetta, fratello, Rifletti. Non lasciare che dodici bollette, una casa allo sfascio, una situazione lavorativa pressochè compromettente e una vita sentimentale che assomiglia sempre di più a un brutto sogno possano calpestare il tuo umore. 

Finisco il rhum. 

Cominciamo a ragionare. 

Riempio la tazza, lasciando una piccola aggiunta. Darò la mancia a questo cameriere. 

In effetti, come dimostra il fatto che io sia, più o meno, ancora in piedi, difficilmente mi arrendo. E quando lo faccio, lo faccio da dio. Anche arrendersi richiede una certa classe. E’ nei fallimenti e nelle rese dei conti che si vede la vera classe. Vincere è facile. 

L’altro giorno ho gironzolato per una libreria del centro in cui non entravo da tanto tempo. Anni credo, visto che ho il ricordo netto di una fidanzata appartenuta a un passato remoto. Quando mi davo un tono, portando le mie vittime in libreria con una scusa qualsiasi e mostrando i muscoli intellettuali di chi ha letto Cent’Anni di Solitudine, Il Maestro e Margherita, L’amico Ritrovato, Seta, Oceano Mare, il piccolo Principe, e riesce a muoversi con destrezza attraverso gli scaffali. Offrivo vere e proprie prove di conoscenza letteraria nel disperato tentativo di compensare il resto. Funzionava. Non con tutte. Ma funzionava. 

Ho ciondolato per gli scaffali, cercando una lista di libri per quest’estate. Odio le librerie eccessivamente organizzate. Quelle con gli scaffali divisi per genere, con gli autori in ordine alfabetico. Ho passato i Gialli, i Grandi Autori (una miserevole marchetta a quei quattro stronzi che scrivono sequel di sequel di prequel di storie sado maso moderne, bastardi). Mi sono fermato a pescare un paio di libri e poi mi sono ritrovato incollato a un Manuale Per Schiave Sottomesse. 

Cristo Santo. 

Un Manuale Per Schiave Sottomesse. 

A pochi metri dal Piccolo Principe. 

Credo di essere rimasto a leggere per quasi mezz’ora. Scritto con dedizione e una certa vena poetica, il suddetto manuale si dimostra come un importante strumento per la coppia moderna, la coppia che sa quando e dove osare, nell’intimità di una casa che nasconde e allo stesso tempo lascia che le mura del preconcetto cadano a colpi di vibratori, manette, fruste, e altri oggetti che non credevo davvero potessero essere infilati negli sfinteri. 

Ho scoperto, con discreta soddisfazione, di essere nato decisamente padrone. E non schiavo. Anche perchè, non vorrei ripetermi, ma l’uso improprio di candele, coltelli, mattarelli e altri oggetti contundenti posso tollerarlo, ma non sui miei sfinteri. 

E ho anche scoperto che, in fondo, forse il mondo non sta andando così tanto a puttane come sembra. Ho tenuto il libro con me. Per lasciarlo vicino alla cassa. In bella mostra. Magari, che ne sai, salverò una coppia, quando una moglie svogliata, passata per comprare la serie completa dei DVD di Desperate Housewife, incuriosita, lo prende e lo porta a casa. 

Adesso la pila di libri è l’unica cosa apparentemente in ordine in casa. 

Domani mi spingerò fin nelle remote viscere di un supermercato, comprando prodotti che non capisco, con profumazioni che non tollero, per pulire superfici che non uso. Per quanto riguarda lo stiro, ritengo che sia arrivato il momento di lanciare una moda al passo con i tempi, per un maschio che non deve chiedere mai. Ne se può infilare un mattarello, ne se può mettere una maglietta non stirata. 

Poi comprerò dei piatti di plastica. E una nuova bottiglia di rhum. Che, manco a dirlo, è quasi finita. 

Poi, spinto da una insensata voglia di civiltà, pagherò i miei debiti e le mie bollette. Pago sempre. 

C’è qualcosa, in fondo a tutto questo, che lascia un filo d’amaro. 

Ma, al momento, è decisamente meglio passarci soavemente sopra. Limitandosi all’esecuzione di semplici azioni da cittadino civile. 

Evitare di svegliare il cane che dorme. Anche perchè questo non è un cane. E’ una belva. 

Che beve rhum.

 

PS: in ferie ricordatevi di fare alcune cose fondamentali. La prima: ricordatevi di essere in ferie. Con tutto quello che ne consegue. Menarsela di meno, lasciare che il cellulare riposi, provare a camminare a piedi nudi, ricordarsi di avere un’anima, eccetera. La seconda: leggete. Se proprio proprio non riuscite a leggere nulla di sano, correte a comprare il Manuale Per Schiave Sottomesse. Diciotto euro ben spesi. La terza: a metà delle vostre vacanze, poco prima che inizi a insidiarsi la pericolosa serpe della depressione da rientro, sedetevi. Con calma. Meglio se soli. (o, in caso abbiate una schiava, sulla vostra schiava, ma fatela stare zitta). E scrivete una lettera. A qualcuno che amate, che avete amato, che state amando. Scrivete tutto quello che pensate. Una lettera. D’amore. Metteteci la data. Rimettetela dentro la borsa. Tornati, deciderete se spedirla o consegnarla, o tenerla, (o farla ingoiare alla vostra schiava). Quarto: smettetela di gironzolare in internet cercando regole per qualsiasi cosa facciate. Le cinque regole delle persone felici. Le sei regole delle mamme perfette. Le tre regole della schiava moderna, i quattro cardini per gli addominali da sballo. Che due coglioni. Voi e le vostre cazzo di regole. Prendete una decisione che sia una. Da soli. Senza nessuno che vi detti regole. E poi dettatevele voi, le vostre regole. Siate padroni di voi stessi e non schiavi delle regole. 

L’idea di aver cercato in internet “le cose da fare tassativamente quest’estate” mi da un grande senso di tristezza. Spero davvero non lo abbiate fatto. Spero. Ci credo. Non voglio credere il contrario. 

Infine, se desiderate maggiori informazioni su alcuni divertenti e (apparentemente) legali usi di mattarelli e palle da tennis, contattatemi. Ho una certa cultura in merito. Manco di esperienza, ma in questo caso la ritengo una fortuna.

 

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