Grazie Al Cazzo (affrontare l’estate pieni di stimoli)

Entro in libreria ancora un po’ scosso. 

Seduto sul bordo della piscina, mi chiede: “che regalo le fai?”.

“un libro, mi sembra ovvio”.

“un libro è un regalo del cazzo”. 

Un libro non è un regalo del cazzo, cazzo. I regali del cazzo sono altri. Che so, le tre paia di calzini bianchi di spugna che per dodici anni consecutivi la vecchia Zia Mat mi ha regalato. Io non metto calzini bianchi. Diffido degli uomini con i calzini bianchi. Quello era un regalo del cazzo. 

Entro in libreria, dicevo, e mi sento in bilico. Forse, dopotutto, è un regalo del cazzo. 

Allora esco. La fortuna dei centri commerciali. Faccio sei metri lineari, entro in un negozio molto cool, molto figo, molto giusto. Luce soffusa, profumo sparato, video di surfisti. Se non fossi nell’hinterland milanese, mi sentirei in California. 

Magliette colorate. Arcobaleno. Frasi molto fighe, molto cool, molto giuste. Scollature abbondanti, vedo non vedo, pizzetti. Bermuda, pigiami. E’ tutto molto figo. Molto anoressico ma molto figo. Suppongo sia molto figo poter mettere un vestitino figo. Ma non me la sento di regalarlo. 

Esco, faccio tre metri lineari, entro in una gioielleria. Osservo pendoli e ciondoli. Ti regalo un ciondolo d’oro. Investo nell’oro. Così quando muori, morirai coperta d’oro. 

Ritorno in libreria. 

Un libro non è un regalo del cazzo. Ne compro due per lei e quattro per me. Avrò molto tempo per leggere questa estate. 

Ti regalo un libro. E’ come se ti regalassi una finestra. Poi se vuoi, la apri tu. Affacciati, se vuoi, sul mondo. 

Arrivo, con i miei due libri, alla festa. Adoro le feste di compleanno. E’ proprio una cosa che mi piace. 

Ordino spritz. Bevo spritz. Non bevevo spritz. Adesso bevo spritz. Lo Spritz ha una bella storia. Inventata, come tutte le belle storie. Meglio di quella del cuba libre. I soldati austriaci allungavano il vino veneto, troppo alcoolico, con acqua. Lo Spritz. Allungare il vino con l’acqua frizzante. Una bestemmia. Molto di moda. Insomma, bevo spritz. Mi piace. 

Mangio tramezzini e pasticcini. Ascolto e osservo. Adoro le feste di compleanno. La gente si rilassa. Ho regalato due libri. Non è un regalo del cazzo. Anzi. 

Conosco un artista. E’ figo. Essere artista, dico. C’è quella discreta percentuale di possibilità di finire poveri, tristi e depressi. Ma lo devi mettere in conto. La tristezza degli artisti è come i legamenti dei calciatori. Shit happens. 

Non capisco, con esattezza, il confine tra arte e “mi faccio i cazzi miei e voi me li pagate”. Ma anche quando Fante scriveva di Bandini nessuno lo capiva. Dicevano che non erano romanzi. Dicevano che i racconti di Carver non erano racconti. 

Insomma, meglio stare nella zona grigia, apprezzando con distacco poetico l’impegno e il lavoro e aspettando che i posteri decretino se si sia trattato di arte o di un gran modo di sopravvivere. 

Il problema delle feste di compleanno di domenica è che poi c’è il lunedì. O forse è il problema dell’eccessivo consumo di spritz. Mi piace lo spritz. Lo ho già detto? 

E non mi piace regalare oggetti ai quali è stato dato un valore irreale. Lo ho già detto? Insomma, magliette, ciondoli, creme, erbe, tisane. Meglio i libri. 

Metti che poi, come spesso succede, io ti abbia davvero regalato il libro della tua vita. Quella finestra che, inconsciamente, apri e “voilà”, la tua vita cambia in meglio. 

Difficilmente succederà di lunedì. Ma, potrebbe succedere. 

Il lunedì mattina la maggior parte dei dentisti ha compulsivi disordini mentali rapportati al suicidio. Lo leggevo sull’Economist. 

Meglio gli artisti, che camminano sul filo teso, sapendo bene quanto si possa andare su e giù. 

Ho un’amica che passa la maggior parte della sua vita a piangere. La vera notizia è che ho un’amica. Una volta digerita questa sensazionale notizia, la restante parte è: passa la maggior parte della sua vita a piangere. 

Piangere è una cazzata. Come regalare ciondoli e tisane. 

Serve, per carità. Ma non si può basare tutta una vita sul pianto. 

Piangere è omaggiare il passato, regalando meriti a persone, sensazioni e posti che hanno avuto un ruolo importante. Fossero davvero così importanti, sarebbero ancora qui. Nel presente. Dove è inutile piangere. 

Meglio fare l’amore, dico io. O bere spritz spulciando nella vita di sconosciuti rilassati a una festa di compleanno. 

Io non capisco proprio, tutta questa impellente necessità di pianto. Però lei vuole piangere. Non le dico che non serve a nulla. Non lo capirebbe. Lo capirà da sola, finite le lacrime. Finito di restare appesa tra un passato ingombrante e un futuro già deciso. Vivendo il presente. 

Dove non serve piangere. Non c’è nessun bisogno di piangere, se le cose non succedono, ma le fai succedere. 

E’ lunedì. Chiari segnali di una lenta e inesorabile ripresa economica rendono gli ottusi più ottimisti. La maggior parte di voi prepara cartelline ordinate di plastica trasparente con biglietti aerei. La guida, i biglietti, le medicine. E’ lunedì. 

Un libro non è un regalo del cazzo, in fondo. 

E piangere non serve a nulla. 

E, non me ne vogliano i veneti, gli austriaci, il marketing del Campari e tutti quelli che credono disperatamente che una festa in spiaggia sia la felicità: lo spritz è buono, ma un buon rhum è altra cosa. 

Solo che mi pareva brutto arrivare in un posto, tra l’altro frequentato da artisti e giovani promettenti promesse del mondo del business, e ordinare rhum. 

Dai sempre quell’idea di scappato di casa. Uno spritz è più cool. 

E’ lunedì. 

Voglio scrivere e leggere. 

E bere del rhum. 

Piangerei anche io. Ma non serve a un beneamato cazzo. 

E poi mi viene male. Ho il nasone. Mi si arrossa tutto. Roba brutta, da vedere. 

Mi fa paura l’incredibile scontro tra il mio passato e il mio futuro. Per questo mi siedo, nel presente, e aspetto. 

E’ lunedì. Le feste di compleanno alla domenica lasciano un vago odore di spritz. Sui capelli. 

Entro in riunione. Un brainstorming creativo di lunedì mattina. Facce abbronzate. Sandaletti estivi. I primi braccialetti senza senso. Ordino caffè per tutti. E poi chiedo: 

“Credete di aver pianto a sufficienza nella vostra vita?”

Nessuno risponde. Sono qui per un brainstorming creativo. Partorire idee, eseguire. Rivedere. Correggere, eseguire. Rivedere. Correggere, modificare, eseguire. 

“perchè se non avete pianto abbastanza nella vostra vita, vuol dire che il vostro passato non è mai stato così figo come lo ricordate”. 

E’ lunedì.

Adoro osservare il disordine dell’anima venire a galla, con una semplice domanda. 

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