Erano Anni Belli

Ho cercato per te il meglio. Lo ho fatto credendo che questa cosa fosse amore vero. Cercare il meglio per te. Nel caffè caldo della mattina sul terrazzo, mentre la bassa California si metteva in macchina per lavorare, guardavo le onde di Mission Beach. Avrei voluto, per noi, una casa sul Pier. Di legno bianco, dipinta dalle mani degli uomini, dal sale, dal vento e dal sole. Avrei voluto, per noi, tutto il tempo che occorre per fare l’amore dimenticandosi del mondo intorno. Appoggiati al legno umido del Pier. Nascosti dai pescatori e dai surfisti, ma visibili dalle stelle. 

Fanculo

Avrei voluto per noi tutta questa vita, chiusa in un cielo, a strapiombo sull’infinito. Incredibile, mi dicevo, attraversando con la jeep i resti di un acquazzone. Attraversando con la mia vita la definizione perfetta di Mal D’Africa. Cazzo, uno come fa a tornare a casa, dopo aver visto, respirato e toccato tutto questo? Pensavo a noi, e mi chiedevo come fare a portarti qui, sul bordo di questa piscina, appena fuori dal ghetto dei bianchi. Nel sole caldo di gennaio. 

Avrei voluto portarti con me, in ogni angolo del mondo che ho visto. Invece ero solo. 

Fanculo. 

Adesso mi chiedono come sto. Come stai? 

Lo vuoi sapere veramente? Sei sicuro di volerlo sapere davvero o è solo una domanda di cortesia, per non sentirsi eccessivamente estranei? 

Non posso rispondere. Sinceramente. 

Ci sono mattine in cui devo fermarmi, respirare profondamente, raccogliere tutte le ragioni possibili per andare avanti, e tirare dritto. 

Ci sono sere in cui guardo le mie ossa, e aspetto che crolli tutto. 

Ci sono notti, troppe, in cui non dormo pensando a quello che sta succedendo. 

Quando fa così male, ho imparato, si chiama vita. 

Mi chiedono come faccia a reggere, come faccia a non aver paura. 

Ma la vita non fa paura. Fa male, un po’ male. Ma paura no. 

 

Fermo la macchina. Oggi avrei voluto essere in moto. E’ esploso il sole. Finalmente. Esco e mi siedo su un prato ancora umido. Mi fermo a guardare gli alberi, mossi dal vento. Oscillano. 

Non so nemmeno dove stiamo andando.

Ma è il momento di muoversi.

Mi fido di me. Non mi fido di te. Non mi fido di nessuno.

Leggo, in questo silenzio, tutti gli errori che ho fatto. Tutti gli errori che hai fatto. Metto insieme un filo di vita, lo stretto necessario per non sentire mancare il respiro. 

Fanculo

Aspetto che il vento cali. Si sente il sole scaldare, forte, tutto questo bisogno che ho. 

Mi spiace, mi sanguina il cuore. 

Mi chiedono se non mi senta solo.

Ho superato la solitudine totale di questa scelta, semplicemente un passo alla volta. Non vuol dire che non faccia male. Anzi. 

Mi chiedono cosa ne sarà di me. Quando. Come. Con chi. 

Adesso, te lo devo dire per davvero, non lo so. 

Aspetto che gli alberi si calmino. 

Era piena, Pamplona. E tutti aspettavano questa maledetta corrida. Camminavo per i vicoli. Tra qualche ora sarà l’inferno. Mi piace essere in questi posti in questi momenti. E’ come essere dentro un racconto. Una grossa foto di Hemingway. E tu, pensavo, dovresti essere con me in questi momenti. 

Mi chiedono come faccia ad essere così zingaro. 

Io non ho una casa da molti anni. E’ questo che non capite. La mia casa è nel cuore di chi mi ama davvero. Ed è l’unico posto dove torno. Il resto, permettetemelo, è semplicemente coreografico. Non ho bisogno di nient’altro. Per questo, alla fine, torno sempre. 

Fanculo.

E sto qui, ad aspettare che il vento cali. Recupero vita, per andare avanti, almeno oggi. 

Ho visto uomini più forti cadere dentro problemi più semplici, e ho visto uomini più deboli vincere problemi più grossi. 

Le cose che ho visto, le racconto. Le racconta la mia pelle, le raccontano le mie parole. Questo avresti dovuto ascoltare. 

Io sono sbagliato, come un giorno di sole a novembre, come la pioggia di maggio. Io sono inappropriato. Come un quadro antico in una casa moderna, come il rumore del traffico che esplode nel giardino della tua villa. Io sono io.

Io sono, semplicemente, il frutto di una pianta fatta crescere sotto i temporali e la siccità. Il mio tronco si piega. Ma i miei fiori sono sempre profumati. 

Aspetto, te lo dico davvero, di poter scappare verso il mare. Che è solo mio. Perchè è di tutti. Sedermi davanti al mare. Sentire il Libeccio che mi porta il sale. Trovarmi in mezzo a tutta quella gente. Che si crede felice per un gelato. Che si crede felice per un amore. E poi tornare, verso la città. 

Qui ti sbagli. Io non ho casa. 

Io posso essere la tua casa. 

Ma tu devi essere la mia. 

Erano anni belli, quando abitavo dentro una donna. 

Il cuore di una donna è un posto bellissimo da abitare. 

Per uno come me. 

Mi chiedono come si faccia ad andare avanti. 

A me, che vorrei fermarmi, nascondermi, e aspettare che il vento porti via tutto. 

4 pensieri su “Erano Anni Belli

  1. Beh, dipende, io per esempio non posso entrare in chi ha paura di me. Gli posso sentire il cuore andare troppo veloce e poi quella calma costruita a dissimulare.

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