La differenza fra

Il fatto che il bagaglio sia ridotto al minimo indispensabile è dovuto semplicemente alla corretta distribuzione del peso. E forse anche alla voglia di portarsi via il meno possibile. Scappare non sarebbe scappare, se si ha il tempo di fare un bagaglio. 

Le previsioni remano contro. Inutile anche saltare da un’app all’altra. Il magico incontro tra la mia strada e il temporale dovrebbe avvenire all’incirca poco dopo l’abbandono dell’autostrada, poco prima di iniziare le colline. Se tutto va bene, salendo verso i passi, dovremmo strusciarci contro la coda del temporale. Ho studiato le mappe. Perchè la pioggia in moto è semplicemente un inferno. Entra ovunque, raddoppia le distanze, rallenta i movimenti, infreddolisce. Sul passo si può entrare nelle viscere della montagna solo da una galleria a senso alternato. Dieci gradi di differenza. Il buio totale. E poi, le valli francesi, una manciata di tornanti buttati li da una mano sapiente, Dio forse andava in moto. La statale del Sale scollina lentamente, senza fretta, facendo la corte alle valli, addolcendosi pigramente. Paesini senza nome. Quando arrivi al mare sembra davvero sempre di essere arrivati da un altro mondo. 

Poi arriva il mare. Lo tieni a sinistra, lasciandoti a destra le colline, e tiri dritto, inseguendo il sole. Correndo dietro al giorno. 

So molto poco, come sempre, di quello che mi aspetta. Un migliaio di kilometri, credo molta pioggia. Vento, salsedine, sole, freddo, caldo. Polvere. Sabbia, finalmente. 

E tutta quella gente. Ne conosci parecchi. Saluti. Senza bisogno di troppi convenevoli. Arriviamo tutti da lontano. Abbiamo fatto autostrada, colline, passi alpini. Ore di silenzio, dentro un casco, sopra una moto. Ognuno per una sua ragione. Ognuno per arrivare qui.

Pochissime domande, per tutti. Abbiamo tutti una vita. Nel posto da dove veniamo. E delle buone ragioni per essere arrivati qui. Qualcuno si porta pezzi di vita. Mogli, figli, fidanzate, amanti. La maggior parte no. Non c’è posto per altri. Non c’è posto per il resto.  

Ci sarà musica, festa per i primi arrivati, rispetto per gli ultimi, brevissimo pensiero per chi non ce l’ha fatta. Poi birra, fumo, casino.

Ho preparato uno zaino, con una maglietta e un paio di jeans. Non serve altro.

Siamo in due. Lo facciamo sempre in due. La maggior parte delle cose migliori si fanno in due. Ma parliamo pochissimo. Siamo fratelli per questo. Poche domande, per evitare le risposte. Silenzi lunghissimi, oppure domande dirette, veloci. Stilettate. Di chi si conosce da troppo tempo. Viaggiamo nel silenzio dello splendido borbottio assordante dei bicilindrici. Parliamo, da una moto all’altra, a gesti. Nessuno segue nessuno. Ci fermiamo dove capita. Dormiamo dove capita, mangiamo dove capita, parliamo con chi capita. E al ritorno, alle porte della città, ci ritroviamo sempre con molta vita sulle spalle. 

Molti sono partiti oggi. Molti partiranno domani. Li incontri sulla strada. Li saluti. Scappiamo tutti, a modo nostro. Quelli arrivati oggi mandano foto. Quelli che partono domani sono in contemplazione del meteo e dello zaino. Il dubbio struggente. 

La differenza è che io ho bisogno di questo. Ho bisogno di fughe e di sfide. Rette parallele che, magia, si incontrano. Punto di fuga. 

Quest’anno partiamo per arrivare primi. Cercando di seminare il temporale, la paura, l’indecisione, il freddo. Lasciamo case molto diverse dall’ultima volta. Eppure il viaggio è lo stesso. 

Stanno cambiando molte cose. Per questo, probabilmente, parleremo, seduti davanti al mare, lontano da casa, lontano da tutto, ai margini della festa. 

Sento l’odore dell’asfalto bagnato, dei boschi, dei fiori, delle montagne, del mare, della festa e del casino. Sento il rumore di tutta questa felicità. Per questo voglio partire. 

Scapperò sempre. E’ una sfida. 

Io vinco sempre. E torno sempre. 

Life is short fritz, ride it. 

Per quelli che stanno partendo, o partiranno, ci vediamo lì. Ordinatamente seduti a guardare il mare, dopo esserci arrivati dalla strada più lunga possibile. 

Per quelli che restano, partirete anche voi. Tutti lo fanno. 

 

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