Leadership is a night job

Mi fermo, più che altro incuriosito, a qualche metro da loro. Stanno intorno a una campana della Caritas, quelle per raccogliere i vestiti usati. Io sto camminando, con i miei cuffioni da dj anni 80, cercando di recuperare energie. Studiare nel week end mi sega letteralmente le gambe. Piove fine e forte, incessantemente. Una pioggia strana, che sembra quasi non bagnare, ma sembra anche non voler smettere mai. Del camminare nel mio quartiere non mi piace quasi nulla. Tranne osservare la vita ai bordi della Tangenziale. Loro sono tre. Sono ragazzi del quartiere. Lo riesco a capire dall’abbigliamento. Dal cappello messo in testa stretto, dai pantaloni messi a mezza coscia, con le mutande che spuntano. Stanno intorno alla campana gialla. Tu metti dentro i vestiti usati. In buone condizioni. E poi galleggi dentro un flusso di leggende urbane. La prima vuole che le suore della Caritas, prendano i tuoi jeans usati e li rivendano ai negozianti vintage. I quali li lavano e li rimettono sui loro scaffali, come jeans vintage. A centoventi euro. La seconda è che gli zingari entrino dentro le campane, talvolta rimanendo incastrati, per prendere i tuoi vestiti. Suppongo per indossarli. Preferisco la prima storia, quella delle suore vintage. Mi fa sorridere pensare che tu possa buttare dei pantaloni, e io possa ricomprarli al doppio. Il flusso economico del prezzo del cotone trattato. Poi ci sono gli idioti. Che bruciano carta di giornale e la mettono dentro alle campane. E si brucia tutto. Cotone, scarpe, logo della Caritas, fatturato delle suore vintage e l’intelligenza e il senso comune che vorrebbe che il mondo potesse fare a meno di alcune forme di idiozia.

Mi fermo per curiosità, ma anche perchè sono in quell’età della mia vita in cui il comportamento idiota e compulsivo, le leggende metropolitane, l’incosciente e dilagante arroganza, insomma l’ignoranza in tutte le sue forme, mi irrita. Sto invecchiando. Rimanendo sempre quel vecchio cazzone che sono sempre stato.

C’è un’alta possibilità che il trio sia armato. I giovani della mia zona amano moltissimo i coltelli. E i motorini brutti. E il bullismo. Bulli con i coltelli, armati di ignoranza. Che è un’arma mortale. Uccide molto più dei coltelli. Sebbene tu creda, dopo aver guardato Iron Man e Batman, di poter disarmare un tuo simile armato di coltello, rimane davvero pericoloso. Guardavo un reportage sulle ferite da lama, e sono rimasto molto colpito dal numero di deficienti che credono di poter disarmare uno con il coltello. Fidati, la soluzione migliore per prepararsi a queste situazioni è lavorare sullo scatto. Scappare. E anche velocemente.

Mi guardano, mentre li guardo. Mi avvicino. Curioso.
Stanno scrivendo sulla campana gialla. Non smettono. “Mecenate Merda”. Grosso, nero.

Mecenate, Via Mecenate, è l’inizio della città per chi arriva dalla Tangenziale, la fine della città per chi ci vive. E’ uno dei viali più brutti di Milano. Questo è indubbio. Abbandonato a se stesso, il viale è in agonia da anni. C’era la Rizzoli, adesso non c’è più. Ci sono gli studi televisivi. E tante, troppe, case. C’è una sede del PD, quattro bar, tre benzinai, un lager per vecchi, una caserma di Polizia, una trattoria per camionisti dove si mangia benissimo. Pastarito Pizzarito ha aperto. Poi, quasi subito dopo, ha chiuso. I capannoni abbandonati li usano per fare feste. Molto cool. Migrano, una notte, con le loro macchine. Festeggiano e poi spariscono.
Secondo una mia indagine i giovani di via Mecenate amano le stesse cose dei giovani del mio quartiere. Che poi, dal punto di vista amministrativo, è anche lo stesso quartiere.
Macchine ribasssate, occhiali da sole grandi, canne, bordello.

Scrivono, sulle campane gialle del mio quartiere, l’odio per il quartiere vicino. Crescono con questa idea. La periferia che odia la periferia.

Cammino allontanandomi dai tre giovani idioti. Cercando di capire le ragioni per le quali noi dobbiamo odiare gli altri noi, a due kilometri di distanza. Respiriamo lo stesso smog, viviamo degli stessi soprusi urbani, abbiamo lo stesso traffico, lo stesso pane, lo stesso freddo. E ci dobbiamo odiare.

La guerra tra i poveri.

Non odiare mai i guerrieri. Odia la guerra. Vorrei spiegarlo a loro e ai loro coltelli. Ai loro pennarelli e ai loro motorini.

Sono civilmente abbastanza attonito. La dinamica con cui si sono svolte le elezioni del Presidente,mi ha lasciato molto perplesso. Non per il teatro ridicolo. Per la reazione ischemica del popolo. Che vomita su Facebook molta rabbia.
In ogni caso, povero Giorgio. Ammesso che sfondi la soglia dei novantacinque ancora in vita, questi dovrebbero essere gli anni da passare al mare, leggendo il Corriere.

Il Piccolo ha festeggiato il suo secondo compleanno. Lui non capisce molto bene. Credo sia normale. Ma per noi adulti, è una festa obbligatoria. E fondamentale. Mi fa sorridere, questa cosa di un uomo obbligato a festeggiare una cosa che non capisce.

Gli ho regalato una moto. Mi piace, poter sperare, sognare, di continuare a potergli regalare moto. E’ un bel regalo.
Lui la guida con molta serietà. Senza dimenticare di fare il rumore della moto, sputando saliva ovunque.
Non sono un padre perfetto. Questo lo so, e ho anche una schiera di fan che non dimenticano mai di farmelo notare. Ma credo che la ragione finale per cui faccio la maggior parte delle cose sia nel poter e nel voler, lasciare qualcosa di migliore per il Piccolo. Un piccolo pezzo di mondo, migliore. Fare il possibile per farlo. Credo sia un buon fine. E anche un buon modo di essere padre.

Vorrei che il Piccolo potesse evitare, consapevolmente, di odiare i suoi simili, e di scriverlo sulle campane gialle della Caritas. Vorrei che il Piccolo potesse avere una moto. Vorrei che il Piccolo potesse studiare e leggere e vivere e amare.

Sto lavorando intensamente per questo.

Ho superato, al momento, ogni record. Sto leggendo quattro libri contemporaneamente. Uno, La straordinaria storia della mia vita, di Capelli, è un bel romanzo. Gli altri tre parlano di Taylorismo, organizzazione aziendale e statistiche aziendali.
Leggo, seduto sul divano, ripensando ai tre giovani odiatori.
Forse sono solo invecchiato
Non avrei mai provato tristezza per una cosa del genere.

E’ uscito il nuovo numero di Kustom World. Chiedetelo in edicola. Si tratta di un’opera d’arte.

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