Felicità Interna Lorda

Cazzeggiando beatamente cercavo in modo quasi serio di reperire un posto dove andare a vivere. Le cose serie iniziano sempre così. O per lo meno, le mie cose serie, iniziano sempre così. Cazzeggiando. Resta il fatto che ho bisogno di un posto dove andare a vivere. Che non sia quello dove sono. Un posto nuovo. Osservavo le proiezioni del PIL su un articolo del Sole 24 Ore. Quando viaggio in treno, non so perchè, tendo a comprare il Sole 24 Ore. Che è una noia mortale. In genere, un quotidiano finanziario che parla dell’Italia, negli ultimi tre decenni non può che essere una noia mortale. Sembra un bollettino di guerra. 

Osservavo le proiezioni del PIL. Una tabellina colorata, dove Italia, Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Francia non se la passano molto bene. 

Non se la passeranno molto bene. Non ce la passeremo molto bene. 

Lungi da me rendere questo posto un posto serio. Qui si parla di figa, ubriachi, puttane, alcool, moto, surf e libri. Lo si fa per scelta. Trattare i grandi argomenti della vita. 

Ma devo trovarmi un posto dove vivere. Perchè dove vivo adesso non sto vivendo. Una grande scelta. Un incredibile cambiamento. Insomma una cosa da affrontare cazzeggiando e riflettendo. 

Tra le molteplici possibilità di valutazione, la mia nuova casa deve avere alcuni elementi chiave obbligatori. Deve essere grande, adatta a contenere i miei libri, in grado di ospitare tutto il mio disordine. Deve avere un box. Se io mi muovo, le mie cose si muoveranno con me. Un carrozzone di carta, forse una tonnellata, di ferro, tre tonnellate, di cotone e tessuti sintetici, altra tonnellata, e qualche manciata di pregiati tessuti, qui si parla di etti, e di metalli preziosi, qui si parla di grammi. Più la mia anima, qui si parla di ventuno grammi, ma credo che pesi qualcosa di più. 

Chi prende me, prende tutto il pacchetto. Escludo dalla lista, per ovvie ragioni commerciali, il sacco di rimorsi, rimpianti e sensi di colpa. Quello viene via in automatico, ma è meglio, sull’annuncio, non pubblicizzare troppo la cosa. 

Chiudo il giornale e cado in un sonno malefico, pieno di brutti sogni e complesse situazioni. Non mi sembra nemmeno di dormire. 

Ovviamente non desidero fare su questo blog nessuna riflessione seria e di tono, ma sento urgente il bisogno di buttare qualche pensiero sulla cosa. Posso scrivere su tre grandi argomenti al momento: l’economia, la felicità, e la figa periferica. 

Scriverò di economia, perchè di felicità proprio non me la sento. Anzi. Poi, per tranquillizzarvi, vi elencherò alcuni dei vantaggi della frequentazione di una figa periferica. Per mantenere il tono, e per soddisfare le vostre richieste. (sempre cazzeggiando, ieri guardavo i termini di ricerca per cui la gente arriva qui. Tolte due voci, tra cui la fondamentale: “potere terapeutico del rum”, il resto è un catalogo porno. Sai mamma, scrivo su un blog. Scrivo, come ho sempre sognato. Beh si, a statistica sono un blog piccolo. Sono il milionesimo sito visitato in Italia. Ma la gente mi cerca. Ama quello che scrivo. Davvero. Per esempio, cercano in internet: “fighe pelose bagnate” e capitano sul mio blog. Non è fighissimo mamma? Perchè vomiti mamma?) 

Se volete saltare subito alle fighe periferiche, passate al prossimo paragrafo. 

Economia: oggettivamente, credo sia arrivato il momento, un momento particolare, diciamolo, nella mia vita in cui decidere davvero cosa fare da grande. Il Piccolo marcia verso il suo secondo compleanno, come la mia moto. Il Conto Economico della mia famiglia prosegue stabile, pagando una casa che perde costantemente valore, e comprando oggetti che non servono. Come tutti. La parabola di successo aziendale che prevedevo oggi al suo culmine, ha rallentato la crescita. Sono economicamente indipendente. E faccio il possibile per non essere in perdita. Ogni fottuto mese. Sono fiero del mio sistema economico. Ma forse, dico forse, esistono posti migliori dove poter vivere. Prima di cadere nel qualunquismo da futuro migrante (oh raga, ma lo sapete che in California vi tassano la metà? Oh, fratelli, in Florida, oltre alla figa c’è anche un sacco di lavoro! Eh, perchè in Cina?), ovvero poco prima di decidere quello che ho già deciso da tempo (continuare a spostarmi come un matto, ma sempre tornando), ho riflettuto sul fatto che il PIL, come indicatore nazionale non serve, scusate i termini accademici, a un beneamato cazzo. Il PIL è un indice che non tiene conto del mio futuro, dei miei progetti e della mia felicità. E’ asettico, sterile, come un rendiconto delle rate del mutuo. Certamente, dal mio 730 non usciranno grandi dati sulla mia felicità, ma uno degli indicatori fondamentali che dovrebbero tenere in conto, gli analisti, è CCMSSSM. Come cazzo mi sono svegliato stamattina. (ad acronimi non sono un campione, devo ammetterlo). Forse la Felicità interna Lorda, proposta, guarda caso da un premio Nobel (Daniel Kanheman), sarebbe un indicatore più appropriato. 

Forse, prima di studiare ossessivamente il mappamondo, sognando le fighe della Florida (che poi sono quasi tutte italiane immigrate) o le tasse della California (che poi sono divise per fasce di reddito, e incredibilmente vicine a quelle italiane) o le città cinesi (che poi vi voglio vedere a sorridere quando vivrete in periferia a Pechino), varrebbe la pena studiare il proprio FIL. Quanta felicità produci lavorando come un cane da slitta? Quanta felicità stai accumulando? Dove cazzo stai andando? 

La Figa Periferica. 

Come avrete facilmente intuito da questo post, non me la sto passando un granchè bene. A felicità. E a soldi. Per quanto riguarda i soldi, potete tranquillamente donare qualche spicciolo. Per quanto riguarda la felicità, potete tranquillamente donarvi. Non mi renderà felice davvero. Ma almeno passo cinque minuti carini. 

Proprio per questo non ho nessuna voglia di scrivere delle fighe periferiche. Oggi ho avuto la mia dose, di felicità e di autostima. 

Ho preso la moto per andare al lavoro. Si sente l’odore di primavera, l’aria fredda della campagna, e il rumore del motore mette l’anima quasi in pari con la vita. 

Mi sono fermato a bere un caffè. D’orzo. In un bar di un paesino che quelli che ci vivono chiamano “ma si, appena fuori Milano, ma forse è ancora Milano” e quelli del Fuori Salone definiscono “oh Cristo, facevi prima a vivere a Mantova”. Uno di quei paesi dove serve la macchina per andare ovunque, le case costano meno, il sole e la rugiada ti accarezzano al mattino, e puoi, insieme al bilocale termoautonomo, spararti anche un mezzo metro di erba che chiami giardino. E dove inviti le tue vittime, che però vivono in centro a Milano, e capiscono molto bene la tristezza estrema della periferia. Tu odi la città, lodando la campagna. Ma dimentichi che la città odia te. Farete la pace. Forse. 

In questo bar, insieme al mio caffè d’orzo, mi viene servita l’occhiata che si riserva ai passanti non conosciuti. Diffidenza, prima di tutto. Uno dei grandi valori della Pianura Padana. Ma mi viene anche servito un profumo forte, deciso, fruttato. Qualcosa che mi ricorda qualcosa. Cerco di ri ordinare la mia memoria olfattiva, mentre studio la portatrice di questo profumo. Una figa periferica. Non riesco a ricordare dove ho già sentito questo profumo. E se si tratti di un ricordo bello o di un ricordo brutto. Forse la mia memoria olfattiva sta inventando tutto. Forse. 

Lei si accorge che la osservo. Ma io non la sto osservando. Osservo il suo profumo. Mi sorride. Non ricambio. Finisco il mio orzo e risalgo in moto. 

L’odore del concime toglie il ricordo del profumo. Funziona così nella vita. Talvolta basta una palata di merda a farti dimenticare quanto bello fosse un profumo. 

Bentornata Primavera. Avrò modo di celebrarti. Lo farò. Te lo prometto. 

 

Un pensiero su “Felicità Interna Lorda

  1. Questo post potevi anche chiamarlo IIL, Infelicità Interna Lorda, la sento grondare dagli interstizi, straborda.
    Meno male che ci sono io ad amarti, perdutamente, sempre, da prima che ci incontrassimo (parlo del 730, ovvio).

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