Finisce sempre così

Approssimativamente, nel vostro cervello ci sono ventotto miliardi di neuroni. Ognuno di essi è capace di sviluppare un milione di informazioni. Ogni secondo siamo in grado di maneggiare trenta milioni di informazioni. Numeri.
Il cervello di un uomo è uno degli organi più splendidi e meno utilizzati che esistano al mondo. Su come il cervello funzioni non desidero tediarvi. Per compensare le lacune dovute agli scadenti studi universitari (nulli, più che scadenti. L’unica informazione chiave che ricordo di aver appreso riguarda la capacità di distinguere tra un vero spacciatore magrebino e uno sbirro trasandato in borghese), ho dovuto far di necessità virtù. Ovvero, sviluppare più velocemente degli altri alcune capacità e tenerle ben allenate. Eseguendo un lavoro non fisico, reputavo inutile sviluppare bicipiti, tricipiti e addominali, e ho puntato sull’organo che più mi serviva: il cervello. E ho scoperto un piacevole sottobosco di santoni, profeti, coach, predicatori, imbroglioni, semplici teste di cazzo, ma anche un ragguardevole numero di validi personaggi che solitamente vengono parcheggiati negli scaffali delle librerie sotto la voce: “management”. Qualsiasi sia il vostro preconcetto su questo genere di letteratura, è sicuro che le neuroscienze rappresentino oggi una frontiera molto importante. Il fatto che la vostra reazione a questa frase sia stata la stessa che un labrador adulto ha di fronte al muoversi di una foglia di una pianta d’appartamento, ovvero quel docile stupore idiota e molto tenero, non vi esula dall’essere pienamente coinvolti in questa nuova frontiera. Non confondetevi, quando usate le vostre scarpe da deserto, le Clark, sotto la pioggia battente d’inverno, oppure quando usate scarpe tecniche da pallavolo per lo struscio del sabato pomeriggio in centro, siete semplicemente succubi di mode e tendenze, o diversamente degli idioti. Ma le neuroscienze, i santoni e i professionisti, sono molto usati per capire cosa vi piace, come farvelo piacere, quando farvelo piacere, e come smettere di farvelo piacere. Niente di segreto. Avrete comprato il libro “è facile smettere di fumare, se sai come farlo”. E avrete smesso di fumare. Bravissimi. Avrete percepito un desiderio delizioso di America, di uomo, di pettorali, di WASP perfezione, sentendo nell’aria il profumo di Abercrombie. Bravissimi. E, senza farvi troppe domande, avrete trovato delle costose creme idratanti e lenitive vicino alla corsia dei detersivi. Bravissimi. Noccioline per scimmie.

La vostra mente, il vostro cervello, insieme al vostro cuore, sono due organi dal potere impressionante. Cosa direste nel vedere un amico che si prepara a una maratona facendo solamente addominali? Beh, che forse è deliziosamente idiota. Ovvio che gli addominali sono parecchio importanti per un maratoneta, come anche i dorsali e tutti quegli altri muscoli che non so come si chiamano perchè non li ho. E anche correre, probabilmente, è una cosa importante nell’allenamento di un maratoneta. Probabilmente più degli addominali.

Ecco, questo è il punto. Per prepararvi a vivere, vi massacrate di palestra. Avete addominali scolpiti, culetti marmorei evidenziati da tacchi vertiginosi, bicipiti gonfi che esplodono nelle magliette di due taglie meno. Dimenticando che forse il cervello e il cuore sono discretamente importanti, per questo tipo di maratone. Deliziosi idioti. Bellissimi, perdio. Perfetti, idratati, lampadati, depilati.

Vi adoro per questo.

Tutto questo cappello introduttivo per una semplice constatazione di fatto sugli ultimi tre giorni.
Estremamente difficili per una lunga seri di ragioni, poco poetiche ma molto interessanti.
Ho in testa questo racconto su due amanti, e sulla loro follia. Sull’amore. Vorrei un racconto in bianco e nero. Per non rovinare la bellezza di lei, per lasciare tutto in un passato sospeso. Per scrivere questo genere di cose ho bisogno di alcuni elementi: mente libera, alcool, ambiente giusto, pazienza. E sono tre giorni che mi inseguo. Anzi mi inseguono lui e lei. Perchè non riesco a scrivere di loro. Lei, con questo abito appena sopra il ginocchio, e questi capelli che si appoggiano ai riflessi della luce, mi sorride, ma si vede che è impaziente. Lui, mi guarda fumando, appoggiato a una vetrina di un negozio di orologi. Da cui parte tutto. Quel negozio di orologi, appena dentro a uno dei vicoli del centro. Uno di quei posti che non sai se c’è finchè non lo cerchi sulle Pagine Gialle. Per regalarle un orologio. Quale regalo migliore al mondo: il tempo. Lui vuole regalarle il suo tempo. Ecco, è tutto pronto.

Ma:

L’idiota Emotivo
Sapevo di avere davanti una persona emotivamente instabile. Ma non credevo diventasse una minaccia alla mia tranquillità. Quel genere di minaccia molto fisica, che mi provoca una reazione molto rabbiosa che gli amici scambiano spesso per “eccesso di personalità” (ah, Franz, sei davvero strano, sei proprio fatto così..). Ecco, lei mi fissa per qualche istante e poi mi dice, con le pupille dilatate: “volevo solo farti presente che ci sono rimasta male che non sei felice per questo contratto”. Ok, penso. Calmati. Respira. Esci. Fuma. Cosa, esattamente, in un contratto di fornitura, dovrebbe rendermi felice? Che cos’è la felicità? Cosa dovrebbe portare la mia mente a provare piacere nell’osservare che hai semplicemente eseguito le tue mansioni lavorative, brutta sballona emotiva del cazzo? Idioti emotivi, estremamente felici per un contratto.

La Ballata del Malinconico

L’idiota emotiva mi ha costretto a una improvvisa ritirata con un collega di comprovata serenità emotiva e intellettuale, in questo ristorante che non ha nessun particolare pregio se non quello di essere irraggiungibile. Non solo dai disabili fisici, visto che ha una scalinata a chiocciola da dare il vomito e larga meno di mezzo metro prima dell’ingresso, ma anche dai disabili emotivi visto che è nascosto dentro due vie anonime, in un pezzo di Madrid che sembra disabitato. Fanno un baccalà che fa godere. Ma credo sia surgelato. Anche il vino è abbastanza scadente. Fuori piove. Madrid con la pioggia è bellissima o bruttissima. Perchè Madrid è sempre tutto e niente. Ecco che il mio collega, che credevo di comprovata stabilità psicofisica, mi entra a gamba tesa nel mezzo di un pensiero leggero sulla pioggia e su Madrid, con uno psicopippone sull’infelicità. Oh cazzo. Ormai non ci si può fidare più di nessuno. Fingo di interessarmi mentre cerco di capire se Madrid sia una buona città per ambientare il racconto. In fondo, dopo Milano, è la città che conosco meglio. Di colpo vengo aspirato nel discorso del mio ex collega. E tutto arriva, tutta questa malinconia, su una donna. E’ colpa di una donna. Tipo che se perdi la maratona è colpa degli addominali. O porco cazzo. Ordino del rhum. Che si fotta il pomeriggio. Qui c’è grande confusione. E non sono certo io la soluzione.

Sei Gradi Di Conoscenza

Rientrato dal pranzo, mi ritrovo in una riunione che promette bene. Conflitto, aggressività, violenza verbale, tensione. C’è sempre da imparare da tutti. Questa è una regola d’oro. E come tutte le regole d’oro, mi guardo bene dall’applicarla. Ma, quando gli esseri umani adulti entrano in conflitto, animandosi fino alla rabbia, alla violenza, all’infarto, per ragioni spesso stupide come manciate di euro di commissioni o parcheggi rubati, io adoro osservare questi piccoli fallimenti da attento spettatore. Non mi piacciono i bambini che litigano e la lotta delle donne nel fango. Ma sono spettacoli facilmente evitabili a patto di non frequentare giardinetti e YouPorn.
Il volume della voce sale subito. Adorabile. Iniziano a partire i primi comportamenti non verbali esplicitamente aggressivi, le prime sudorazioni non controllate, e gli sguardi taglienti. Figo. Poi, purtroppo, rientrano tutti nei ranghi. Peccato. Allora salta fuori questo venditore. Che seguo da parecchio tempo. Per due ragioni: l’uso sconsiderato di gommina sui capelli, e l’associazione tra camicie a quadretti e cravatte a righe. E se ne esce con la storia dei sei gradi di separazione. Porco il cazzo. La storia dei sei gradi di separazione. Sono mesi che me lo ripropongo, ma adesso diventa urgente. Devo tassativamente chiarire quale sia il mio potere in questa filiale. Devo capire a livello contrattuale cosa mi sia concesso fare. Che ne so: produrre sentenze di morte, proclamare editti, suggerire strategie. E’ ora che io chiarisca questa cosa. Perchè, porco il cazzo, uno così scemo deve essere escluso da qualsiasi organizzazione vincente. Mi sale, pontente, un forte senso di sconforto.

La Mia banda Suona il Rock

Passeggiando sulla Gran Via, godo del movimento, delle vetrine, dello struscio, e riesco anche a rilassarmi. Perfetto. Mi infilo in un posto sicuro, il cinese di fronte alle puttane russe. Sono sicuro di questo posto. Nulla mi può disturbare. Nessuno, con un intelligenza appena superiore a quella di una cocorita, verrebbe a mangiare qui. Ho anche bidonato un pedante collega. Mangio. Bevo. Sono pronto. Sono carico. Posso scrivere. Ecco che ritorna lei. E il suo abito, e i suoi capelli. E i suoi occhi. Cristo, dovreste davvero vederla, per capire la bellezza. E lui, che adesso passeggia, con l’orologio chiuso in un sacchetto. Tra poco è il compleanno di lei. Quante infinite variabili ci sono in una storia d’amore?
Arrivo in hotel. Accendo il pc. Sono pronto. Apro una bottiglia di vino. Sento la loro storia cadermi addosso. Sento la loro voglia morirmi dentro. Sento l’attesa, sento tutto questo. Vedo lei, camminare verso il suo ufficio. Già da come cammina, si potrebbe capire la sua perfezione. Si potrebbe capire perchè arriva la primavera. E lui, che ritorna a sedersi. Questa volta su una panchina. Da solo. Insieme a troppi pensieri. Ma ecco, che.
Ecco che. Ecco che cazzo succede? Sento la mia stanza profondare in un Sultan Of Swing suonato male e troppo veloce. Ma dove cazzo sono? Apro la finestra. Un consesso di frikkettoni spagnoli si è assembrato sotto la mia finestra. Suonano e cantano. Sulle prime la prendo bene. Suppongo tendano a spostarsi, insieme ai loro ridicoli jeans aderenti e alle loro donne. Credo si tratti di un tipo di animale non stanziale. Ma non lo posso sapere con certezza. Vivo in periferia. E gli unici sotto le mie finestre, normalmente, sono i vicini di casa. Che non sono frikkettoni. E non hanno chitarre. Partono i Beatles. Mi accendo una sigaretta e finisco il vino. Suonano proprio male. E cantano pure peggio. Alcuni hanno anche dei tamburelli. Credo si chiamino cembali. Provo a chiudere le finestre. Ma li sento dentro. Come se fossi con loro. Provo a mettermi a letto. Con un libro. Niente. Decido di fare la cosa più odiosa di tutte. Quella cosa che dimostra non solo che sono vecchio, ma anche che non mi so più divertire. Scendo in strada, deciso a interagire con uno di essi. Nonostante ci dividano numerose fasce di reddito, e la capacità di associare i colori primari senza creare disagi visivi mischiano verde, giallo, nero e rosso tra un golf e un paio di pantaloni, credo si possa negoziare qualcosa. Cerco di identificare il maschio dominante. Ma mi rendo conto che è impossibile fermarli. Sono presi dall’estasi. Adesso siamo ai Nirvana. Che suonare male i Nirvana, occorre davvero tutto l’impegno del mondo. Mi fermo a pochi passi dal primo chitarrista. Mi accendo una sigaretta. Che giornata di merda. Mi avvicina una donna del branco. Mi chiede da accendere. Accendo. Mi sorride ringraziandomi. Ricambio. Mi fissa e mi chiede due euro. Prego? Se hai due euro? No. Una sigaretta? Mentre rollo una sigaretta per la mia nuova amica scroccona, lei si dondola sulle note dei Green Day. Le do la sigaretta, lei mi ringrazia e mi dice: sembri tanto stanco. Rilassati, fratello. Con la musica, fratello!

Suppongo non sia impossibile, sopravvivere nelle carceri spagnole dopo una condanna per omicidio. Chissà se esiste l’attenuante dell’aver ucciso un gruppo non capace di suonare i Nirvana.

Mi sdraio nel letto, sospirando.
Troppa roba pure per me.
Troppa.

E’ facile smettere di pensare, se sai come farlo.

2 pensieri su “Finisce sempre così

  1. Anche se sono consapevole del fatto che tu debba aver letto almeno il decuplo dei libri che ho letto io, mi permetto di consigliarti un libro: “Lire 26.900” di Frédéric Beigbeder, anche considerato il fatto che ti piace la Francia…..

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