Amamilano

Aspettate un attimo.
Sono nato in un quartiere abbastanza popolare, palazzi disordinati nei colori e nelle altezze, appena fuori dalla prima circonvallazione. Sono nato tra i rumori dei vecchi tram e del traffico, e delle lingue di erba e spaventati ippocastani che qui chiamiamo giardini, mentre tutto intorno la città bolliva dei suoi anni ottanta; una cottura lenta, di corruzione e opulenza, di disordine e ottimismo.
Ho viaggiato tanto, troppo, forse non abbastanza. Ho conosciuto persone, posti, culture, emozioni. Ho guardato, annusato, toccato, proprio come un bambino che lentamente scopre i sapori diversi, i rumori nuovi. Non respiravo come voi, per lo smog, sotto al cielo di Shanghai, ho osservato compiaciuto le tette rifatte a Santa Monica, il sole addormentarsi nei vetri di Miami, la panna nebbiosa cadere su San Francisco, i barboni spuntare ovunque a San Diego, l’infinito cielo sopra Hong Kong, il tramonto perfetto di Cape Town, le tempeste di sabbia di Dubai, l’argento del mare di Instanbul. Ho fumato erba al mercato arabo di Gerusalemme, lasciando in una cassetta di siurezza a Jaffa Door il passaporto e l’etica, ho camminato sulla sabbia del deserto tunisino, ho respirato il freddo della Normandia, i profumi della Provenza, l’odore delle puttane nei vicoli di Timisoara. Ho avuto paura, ho gioito, ho goduto, ho pianto partendo, proprio come voi. Ho evitato, accuratamente, il mondo finto dei villaggi turistici, delle guide, delle carovane ai mercati locali. Ho preso multe, mi hanno rubato tutto, mi hanno aiutato a una stazione del GrayHound a recuperare la vita, sono stato in un ospedale rumeno, in uno spagnolo, in una stazione di polizia francese, un paio americane, una turca. Ho guidato nelle paludi della Florida, sulle montagne cinesi, dentro i villaggi baschi, sopra il nulla dei confini balcanici. Ho guardato il mare da quasi tutti i suoi angoli, e ho fatto l’amore davanti al Pacifico, dentro l’Atlantico, e sopra il Mediterraneo. Ho bagnato i piedi nel Mar Giallo, e nei laghi salati alla fine dell’Occidente. Ho trovato la magia di un ricordo bellissimo in un negozio di souvenir di Budapest, sopra un ponte a Varsavia, dentro un palazzo di Chicago, su una panchina di New York, su una spiaggia greca. L’elenco si allunga, di anno in anno, di giorno in giorno. E come acqua tiepida, mi lava smussando il carattere e il cuore. Eppure sento il bisogno ancora di vedere, ancora di toccare, ancora di ascoltare, assaggiare, fumare, camminare. Viaggiare. Mi stanca, mi strazia, mi allontana da persone e cose che meriterebbero il mio tempo, eppure è quello che faccio. E farò.

Ma aspettate un attimo.
Torno sempre a casa.
Sempre.
E la mia casa è diventata, con il tempo, uno strano posto fatto più di persone che di posti. La mia casa sono quel pugno di amici, quel padre che mi osserva calmo, il sapore di una donna, l’odore del Piccolo, questa è la mia casa.

Ma sono nato, qui, a Milano. Milano è il posto dove torno. Milano è la donna che ho imparato, mio malgrado, ad amare. Milano è la città dove tutto è iniziato.

Aspettate un attimo.
Milano è anche quello che volete vedere voi. I locali, le ridicole puttane, la coca, le ‘ndrine, il traffico e il cielo grigio, lo smog e il freddo delle anime che la abitano. E’ anche questo. Come tutte le donne che hanno sofferto per amore, Milano è anche cicatrici, segni e ferite. Milano è stata violentata da un marito ubriaco e geloso, il fascismo, che le ha lasciato dei segni incredibili. Milano si è innamorata del progresso fatto di metropolitane e tunnel, quando invece è piena d’acqua. Milano ha vissuto tutti i mali del Novecento, tollerando fin troppo l’abuso di potere che ogni volta un partito, una fazione, una chiesa le infliggeva. Eppure è da questo che ne è uscita splendida. A Milano la primavera non arriva, succede, di colpo. A Milano si possono guardare le stelle più belle del Cantico dei Cantici, si può toccare con mano l’inferno della Resistenza, si può guardare il fallimento architettonico di tre generazioni di idioti, si può accarezzare la malinconia dei vicoli. Milano ha chieste stupende, strade strazianti per i ricordi, ville bellissime, angoli segreti, in pieno centro, dove fare l’amore nel silenzio. Milano ha pochissime salite, è piatta e rotonda. Non ti ci perdi mai, ma dovresti avere il coraggio di provare a farlo, infilandoti nelle vie e nei giardini che ancora hanno il sole quando i palazzi lo coprono nelle strade grandi. Milano forse non è bella di quella bellezza di Barcellona, di Palermo, di Roma. Ma è bella come un segreto.
Milano ha una storia di musica, di cinema, di teatro, di rivoluzione silenziosa, di massonerie, di moda, di soldi, che nessuno vuole raccontare. Ma a farlo, Milano apparirebbe anche a voi come qualcosa di bello.
Milano ha una chiesa di ossa, vicino a un porto, dietro a una sinagoga, di fronte a un obitorio, proprio alle spalle di dei chiostri, di fronte alla casa di Satana, dietro a delle tombe, davanti a una torre. E poi, proprio di fianco a tutto questo, certo, c’è un locale. Ma non è Milano ad essere brutta, sei tu a vedere solo il locale.

Io ci torno sempre, a Milano.

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