Gente che spinge roba

Succede che, preso dal contesto, alle ore 22.12, approssimativamente, nella calca delle prime tre file, proprio sotto al palco, in un mare di gente discretamente variopinto, tra cui un paio di notabilissimi punkettoni d’altri tempi, con cresta, bretelle e jeans aderenti, una singolare milf con giacchetta Desigual e labbra gonfie di silicone e voglia di tornare indietro, una gang di adolescenti pieni zeppi di piercing, e una spessa linea di supporter, io mi trovi ad essere preso da un entusiasmo incredibile, quasi eccitante. Spinto da cotanto entusiasmo, inizio a cantare a squarciagola, parola per parola, abbracciandomi a un soggetto barbuto che i più definirebbero come un cazzo di hipster. Cantiamo come due fratelli, spingendo la fila davanti e prendendo sulla schiena i colpi della fila dietro. Una situazione che potremmo definire come tipica, essendo un concerto. Tengo stretto il mio fedele iPod. Compagno di mille avventure, usurato dagli anni. Una vita insieme. Su tredici ore di volo, sette di iPod. Su quattro ore di treno, quattro di iPod. Mail, feisbuc, linkedin, il blog, le foto. Un milione di foto. Io e il mio iPod. Lo tengo nella mano destra. La mano che uso per inneggiare. Avrete anche voi una mano specifica per quasi tutte le attività. Quella che normalmente uso per inneggiare è la destra. Tipo nel 2006, alla vittoria contro la Francia, ho camminato verso il centro, urlando “Napoleone pezzo di merda” e ho inneggiato con la mano destra. Quando ho vinto qualcosa, ho inneggiato con la mano destra. Essendo a un concerto, anzi, al Concerto, ho sentito forte il bisogno di inneggiare con la mano destra. Solo che inneggiando, non ho tenuto conto della forza centrifuga. Un inneggio medio scatena una discreta forza centrifuga. Diciamo che nessuno si è mai adoperato per misurare la suddetta. Vi vengo incontro io. La forza centrifuga scatenata dall’inneggio durante un concerto, anzi il Concerto, è in grado di sviluppare una curva di lancio pari a sei metri lineari. E’ il volo che il mio iPod ha fatto. Cadendo nel mezzo del bordello.

Sto ancora elaborando il lutto, convinto che il mio fedele compagno sia stato frantumato da degli anfibi. Non riesco a pensare a altre dita che lo accarezzano, o che addirittura si sollazzano con le mie foto e la mia musica.

Per elaborare il lutto completamente, ho deciso di comprarne un altro. Si fa così con gli amici più fedeli, come i cani. E gli iPod. Sono andato in un allevamento di iPod. Di cambiare razza nemmeno se ne parla. Ma non sono riuscito ancora, in verità, a capire quale, esattamente, sia l’iPod per me. Allora, dato che si tratta di un grande impegno, da non prendere sottogamba, ho deciso di aspettare. Sono tanti quelli che prendono un iPod, ma poi non aggiornano la libreria di iTunes, oppure non lo sincronizzano tutte le sere.
Ci vuole responsabilità, nella vita.

Poi, in un mattino che sembrava primavera, anzi in un giorno che avrebbe potuto essere marzo, senza saperlo, ho fatto il pieno di gente bella. Gente che spinge roba. Gente che ama. E che spinge. Si riconosce, la gente che ama quello che fa e che fa quello che ama, dagli occhi, dal sorriso e dalle parole.

Andrea lo conosco da prima che uno dei due diventasse famoso. Spinge la sua roba da una vita, davvero. Ed è splendido vederlo spingere la sua roba, e ascoltarlo parlare di musica. Lo conosco da prima che Andrea diventasse Andrea Rock. E si merita tutto.

I ragazzi di Anvil sono una diretta conseguenza del genio che fa l’amore con la passione. A guardare le loro moto si respira tanta roba, a parlare con loro si sente l’urgente pressione del genio che spinge la passione a spaccare. Gente che spinge roba deliziosa. E, fidatevi di me, danno l’idea di essere solo all’inizio.

Jacopo è una bellissima storia. Fa biciclette. E io di biciclette ne capisco come di donne. Conosco la struttura, distinguo la bellezza, ne percepisco la classe. So anche usarle, ma non chiedetemi di capircene.
Invece Jacopo è una storia di biciclette, di studio, di America, di fantasia. Adoro le storie che abitano nelle persone. E le persone che hanno tutto quel coraggio.

Avessi giorni così più spesso davanti a me, sarei discretamente più felice.

Perchè in fondo la gente che ama è la gente che vive due volte, una in più degli altri.

Tornando a casa, con in mano l’ultimo di Haddon, ho scoperto di non aver voglia di leggere. Succede raramente.

Mi sono addormentato sognando di non essere esattamente come e dove sono. Succede raramente. Ma succede.

Aspetto che passi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...