Due chiacchiere tra amici

Non credo che abbia a che fare con l’innamoramento, sai.
Prendi la Provenza, la Camargue, la costa mediterranea. Io amo quei posti da sempre. In ogni modo possibile, in ogni stagione, in ogni possibile angolo. Non come i Counting Crows, ad esempio. Che avrei dato un braccio per andare a un concerto dei Counting Crows, anni fa. Con la musica mi succede così. Mi accompagna per mano, davvero per mano, ma poi mi lascia andare dolcemente. Come una dimenticata ex fidanzata, si fa ritrovare nei posti più impensabili, e improvvisiamo delle conversazioni delicate e rispettose, ma niente di più. Eppure avrei dato un braccio per un concerto dei Counting Crows. E quando la fottuta pazzia delirante di un cantante ha portato due dischi del cazzo, perchè le parole non bastano per definire il picco di solitudine intellettuale di Hard Candy e dell’altro scempio, io mi sono incazzato parecchio. E si è persa la magia. Credo di aver staccato anche l’adesivo dalla Vespa. A mali estremi, estremi rimedi, e che cazzo.
Invece con le città non mi succede. Le amo sempre. Amo sempre i posti. Magari meno, ma sempre.

Con i libri è ancora peggio. Non rileggo mai nulla. Divoro, ma non rileggo. Quindi non ti so dire davvero se Cent’anni di Solitudine sia stato quel capolavoro vibrante che mi ha fatto tremare. Ti so solo dire che volevo chiamare mio figlio Aureliano. Aureliano Buendia. Sopravvissuto a diciassette rivoluzioni, morto pisciando nel suo giardino. E la Signora in fondo ha fatto bene a mandarmi all’anagrafe con la sua fedele amica, perchè io ci ho pensato davvero di chiamarlo Aureliano. I libri li amo disperatamente. Arrivo a sperare spesso di entrare in libreria e trovare un nuovo Tropper, un nuovo Winslow, un nuovo Vargas, un nuovo Pennac. Nella speranza che scrivano eternamente. Per me. Difficile dire, in questi casi, se si tratta di dipendenza o di amore.

Io del Sud della Francia amo la malinconia delle spiagge. La stessa malinconia che riempie il Ponente ligure. Amo la cucina noiosa, e i vini terribili delle colline alle spalle del mare. Sto ancora cercando di dimenticare il sapore terribile del Bandolet. Adoro le strade, che corrono tortuose e si illuminano al tramonto. Adoro le vigne, i campi, la lavanda, il vento, i cavalli, i tori, il mare. Mi piace cenare nei vicoli turistici di Marsiglia, mi piacciono le calanche, godo nel guardare dall’alto Saint Tropez. La corrida ad Arles, il venerdì santo, le feste di Aux En Provence, Avignone, le strade lente delle paludi. E’ un posto perfetto per innamorarsi ancora. Credo che nel Sud della Francia sia ragionevole fare l’amore dappertutto. Non proprio dappertutto. Ci sono posti, nascosti, perfetti per scopare. Unione perfetta di veloce lentezza, di amore odioso, che solo un posto può essere. I posti sono così. O li amo o li odio, immediatamente. Come Parigi, che mi fa cagare. Da sempre. Come Madrid, che è la città dove vivrei.

Potrei rimanere ore a guardare un quadro di Dalì. Beh, ore forse è eccessivo. Minuti. Adoro tutto di Dalì. Di Picasso. Delle loro storie, delle loro vite. Sono splendidi racconti. Magritte è la serenità di una risposta. Guardi un suo quadro, leggi la sua storia, e pensi: ah, ok.
Potrei stare ore, forse mezz’ore, ad ascoltare le registrazioni di Miki Dora.
Ascoltavo la Pivano adorante, per questo suo raccontare storie stupende. E quando l’o incontrata, ho semplicemente osservato le sue mani, vecchie e rugose, muoversi lente. Senza dire una parola. Avrei voluto baciarla, sulla fronte.

Come quando, a San Francisco, sono stato una buona mezz’ora a osservare la vetrina della City Light Bookstore, aspettando che mi venisse noia.

Non credo che abbia a che fare con l’innamoramento, sai.
Quando mi innamoro, mi conosco, scelgo che un pezzo della cosa di cui mi sono innamorato, affitti un pezzo dentro di me. C’è un pezzo di moltissime cose, dentro di me, in affitto. C’è molto spazio e molto ricambio.

L’innamoramento, con il tempo, svanisce come il vapore sui finestrini dei treni. Cambia il tempo, arriva il sole, e sparisce il vapore. E resti tu, con la tua faccia nel vetro.

L’amore è diverso. E’ l’abitare definitivo. E’ lo svegliarsi e rendersi conto di avere un pezzo di qualcuno nel cuore. Non è questione di sessi. Ho un pezzo di molti uomini dentro di me. Che detto così, visto dalla tua bassezza maliziosa, suona parecchio spettrale. Ma è così. Uomini e donne che hanno lasciato un pezzo delle loro anime, che abita in me. Ho pezzi di donne stupende, conosciute, amate e perse anni fa, che ancora abitano dentro di me.

L’amore è prendere dimora, nei giorni e nelle notti di qualcun altro.

Per questo ti dico, non si tratta di innamoramento. Qui si tratta di Provenza, di Camargue, di qualcosa che, nel bene o nel male, lascia un segno come il Maestrale che gela il mare e spazza la lavanda. E so da sempre, non chiedermi perchè, che queste strade tortuose, bagnate dal sole e dallo sciovinismo, sono le mie. Lo sento quando apro il gas, e benedico Dio per moltissime cose. Come la compressione, la benzina, la velocità, la stupidità e la mancanza di paura della morte. Su queste strade. Avrai anche tu un posto così, lo credo.
Avrai anche tu una persona così, mi auguro.

Un posto che sai di amare. Che poi, a casa, ti porti in giro segretamente nel cuore.
Una persona che sai di amare. Che poi, un pezzo di cuore rimane sempre sospeso ad aspettare che si faccia viva.

Non è innamoramento. Nel bene o nel male.
Poi, che ragionevolmente tu voglia farmelo passare come un affitto passeggero di un pezzo del cuore, ci può anche stare.

Prova a sfrattare l’amore.
Prova, se ci riesci.

3 pensieri su “Due chiacchiere tra amici

  1. Bello e assolutamente condiviso.

    Un saluto dal ponente malinconico, Franz.

    Andre

    P.S. Però “Saturday Nights & Sunday Mornings” non è malaccio, no?
    Si sono un po’ ripresi dall’aberrazione di “Hard Candy”, anche se lontanissimi da album come “Recovering the satellites”.

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