Il momento in cui senti tutto

Raccimolo le forze. Mi alzo. Faccio fatica. Sento le gambe non rispondere perfettamente. Ho cercato di dormire per quattordici ore consecutive. Dormendone meno della metà. La prima cosa che sento volare via, leggera come una piuma, è la voglia di affrontare tutto quello che dovrei affrontare. A stretto giro, mi arriva anche la nausea. 

Mangio yogurt, appoggiato al bancone della cucina, guardando fuori il cielo. Bianco, spesso, gonfio di nuvole. Non aiuta. Nemmeno i latticini. Ma il frigo è desolante nel suo vuoto. 

Gratto il fondo, con le mani che si tagliano. Credo che più in basso di così, davvero sia difficile andare. 

Respiro. La respirazione è una delle armi più potenti di controllo del corpo. 

Medito. La meditazione è una delle armi più potenti di controllo della mente. 

Sarebbe più facile, suppongo, stappare la splendida bottiglia di rosso che mi guarda fisso dalla mensola. Ma odio bere la mattina. 

Ho bisogno di controllo. La mente deve piegare il corpo. Posso permettermi giorni così, ma devo uscirne velocemente. 

Ho gli occhi stanchi, le mani che tremano, e i polmoni gonfi di lacrime. 

Il gioco è semplice: respiri, regoli tutto, e pensi a immagini scivolose. Qualcosa a cui dai, lentamente, sempre meno importanza. Fino ad arrivare alla piccola serenità del vuoto. 

Eppure, arrivo sempre a un buio letale. In cui mi fermo. Il momento in cui sento tutto. 

Fermo l’immagine, la porto dolcemente verso l’alto, la distruggo, lascio che un sole la illumini accartocciata. Poi riparto. E ritorno, in poco tempo al buio letale. 

Smetto. 

Faccio il caffè, controllando le mail. Dovrei essere sul pezzo da un pezzo. Il peggior nemico di me stesso. Lo sono sempre stato. 

Riprendo il controllo del corpo. Mi siedo a scrivere. Rispondo meccanicamente, recupero le forze necessarie per sembrare attivo. So di essere un pacco bomba. Ho anche trovato il mio innesco. 

Non importa quanto lontano riesca ad andare, esploderò prima o poi. 

Forse esploderò non esplodendo, rimanendo così. Sospeso a quello che sono. 

Sono stato altre volte, a grattare il fondo. So di cosa stiamo parlando. E dobbiamo smettere di parlarne. Si tratta semplicemente di pensare, eseguire, controllare. 

Mi servirà un giorno ancora. 

In giorni come questo, per fortuna che sono pochi, ripasso a mente tutte le vite che ho vissuto. 

Poi torno, giuro.

Lo faccio sempre. 

O almeno fino ad oggi, l’ho sempre fatto. 

 

 

 

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