Molte risposte, trovati le domande

Le emorroidi sono uno dei più diffusi problemi della società occidentale, colpiscono quasi il 40% della popolazione adulta. Vuol dire che, tra me che scrivo e tu che leggi, uno dei due, a spanne, soffre di fastidiosi disagi rettali. Io sto benone. Grazie.
La diffusione di questa patologia, a livello mondiale, fa supporre che si tratti di un disagio prettamente “capitalista”.
Erroneamente, per anni, il sesso anale è stato incluso nelle possibili cause scatenanti. E’ un po’ come la cecità precoce in chi si masturba. Entrambe le pratiche, estremamente diffuse, non provocano danni fisici. Andrebbe analizzato il fattore psicologico di suddette pratiche. Per questo, alcune culture orientali, molto più libere sessualmente e meno sottomessa ai Vaticani corridoi, hanno opinioni chiare su cosa significhi il far tutto da solo e il farlo dalla parte sbagliata.
Aggiungo, per dovere di cronaca, che in entrambi i casi, è molto difficile che la partner rimanga incinta. Una delle domande più pressanti di Yahoo Answers è proprio questa.
Confermo, dopo anni di studi nel settore, che i rischi sono irrisori. E se davvero dovesse succedervi, non raccontatelo a nessuno. Nessuno vi crederebbe.

In ogni caso, riconosco con scientifica certezza una persona che soffre di emorroidi o di protusione lombare, da come si relaziona con la sua sedia.

Lui ci mette davvero troppo ad appoggiare le regali natiche sulla sedia di pelle. E lo fa con estrema attenzione. Siamo nel suo ufficio, distanziati da una kilometrica scrivania di vetro, addobbata con tutto quello che fa cool avere su una scrivania così. C’è un Mac, una Montblanc lasciata con finta distrazione vicina all’agenda, in pelle nera, aperta sulla settimana e orrendamente vuota.

Mi ha fatto fare la necessaria anticamera. La segretaria, forte di una permanente davvero spumosa e di tacchi vertiginosi, mi ha accompagnato in una saletta con un divano di pelle bianca. Nient’altro. Dalle finestre si sentiva il traffico del centro di Milano. Mi sono fatto venti minuti di anticamera. Poi sono stato ripreso dalla segretaria, accompagnato in un dedalo di corridoi, e appoggiato in questo mastodontico studio, vuoto come la solitudine.
Lui è arrivato con qualche minuto di ritardo, doppia anticamera per me, si è presentato con un sorriso decisamente esagerato per le circostanze e, dopo essersi seduto con l’attenzione di uno che sa di avere un cactus appoggiato in mezzo alle chiappe, ha iniziato a parlarmi.

Teneva tra le mani dei fogli, il mio curriculum e altre cartacce. Annotava, disegnava pallini, sottolineava.

Una delle cose belle della carriera è che si passa dal girone infernale delle società di recruiting a quello, Purgatorio delle risorse umane, degli Head Hunter.

Ogni tanto mi chiamano. Ho imparato il gioco, non rifiuto mai. Sono vecchie glorie di qualche settore andato a puttane per una qualsiasi crisi, che non riescono a riciclarsi se non tentando di assumere nuove leve a cottimo. Un lavoro come un altro. Molto dell’esito di un colloquio del genere dipende da fattori determinanti come: il sesso dell’head hunter, l’età, e il colore della cravatta che indossi. Le donne, giovani, sono le migliori. Addirittura, a volte, fingono interesse per quello che dici. Gli uomini, maturi, le vecchie glorie, sono un terno al lotto. Parlano di loro, di un passato remoto che non esiste, ma sono molto più flessibili sui titoli di studio e sulle reali esperienze. Sanno, forti di vent’anni di contributi, che conta molto di più la motivazione che una laurea in Lingue.

Lui mi parla gesticolando. Mani estremamente curate, unghie perfette, Rolex molto pacchiano e gemelli di stoffa. Non abbinati alla cravatta. Urtante, ma devo sopportare.

La posizione in ballo è, come sempre, esclusiva, unica, vantaggiosa, incredibile. Insomma, cercano un manager da buttare in una situazione di merda, che costi poco rispetto a un senior, che sia motivato nonostante tutto intorno stia andando a puttane. Il mio profilo. Lo sappiamo tutti e due: l’unico punto interessante è il prezzo. Il resto conta pochissimo.

Mi fa parlare, fingendo interesse, di situazioni critiche, di conflitti, di emergenze. Quando mi ascolta, disegna pallini sul mio CV.

Poi arriva il momento in cui, lo sapevamo, bisogna raggiungere una cifra. Scriverla nella mia memoria. L’azienda cliente, grande gruppo multinazionale leader nel settore di riferimento, desidera rimanere anonima. Conosco la formula a memoria. E’ come a Messa: sai già quello che viene dopo, solo che per rispetto lasci che sia il prete a parlare. Nonostante l’anonimato, è estremamente flessibile e disposta a valutare il budget in accordo con le reali competenze del candidato.
In pratica non vogliono pagare un cazzo. Poi, il momento topico della liturgia dell’head hunting. Prima di comunicarle il profilo economico, mi lasci dire che, guardando il suo curricula, questa posizione rappresenta per lei un ottimo passo avanti. Qui tu devi stare in silenzio, fingere di condividere, e aspettare. E’ la parte più noiosa, ma non si può evitare.

Lui ci gira intorno ancora un po’, addirittura si permette di confermarmi che la mia attuale azienda non potrà, nel lungo termine, offrirmi le garanzie del suo cliente.

Io voglio soldi, non garanzie. Vecchie, freddissime, banconote. Tante. Forse dovrei menzionarlo sul curriculum: io lavoro per soldi. Moltissimi. Nel mio settore, abbiamo pochissimo tempo per fare più soldi possibili. Poi diventiamo vecchi, non piacciamo più, e finiamo confinati in una prestigiosa società di head hunting, tentando di convincere i nuovi giovani ad unirsi al gruppo.

Decido di quantificare il mio rispettabile compenso. Dico, scandendo la cifra, quali sono le mie aspettative per il 2013.

Lui ha l’eleganza di non trasalire. Almeno non con tanta enfasi. Diciamo che accusa il colpo, ma è in grado di gestirlo.

Risponde contrattaccando. Errore da pivelli delle società di consulenza interinale.

La cosa finisce qualche minuto dopo. L’offerta dell’azienda è decisamente più bassa. Ma lui si adopererà per verificare i margini di trattativa. In ogni caso la cifra è estremamente alta per il mio profilo. Mi chiede su quali basi io abbia calcolato compensi così eccessivi.

A voler essere sinceri, nel 2013 vorrei fare un viaggio in Medio Oriente, sono anni che lo pianifico. Voglio tornare a Gerusalemme, girare la Turchia, perdermi in Arabia. E poi vorrei cambiare la moto. Non esattamente. Vorrei comprarne una nuova. E poi devo cambiare la tavola da surf.

Ma non rispondo così. Replico pacatamente: è un 5 per cento in più di quello che prendo adesso.

Tutto vero.

Finiamo a chiacchierare del più e del meno. Parliamo di libri, di mare, di trasferte. Perdiamo tempo. Sappiamo che non ci vedremo molto presto. Poi ci alziamo. Si alza di scatto. Vedi che non è una patologia lombare. Si sarebbe alzato dolorante. Emorroidi. Brutto fastidio. Cambiare alimentazione, stile di vita, forse anche religione, potrebbe aiutare. Ma non lo dico.

Vigorosa stretta di mano, come solo due venditori sanno fare. La segretaria mi riprende e mi riporta nel dedalo di corridoi. Prende il mio cappotto, me lo porta.

Esco, fa un freddo fottuto. Ma c’è il sole.

A spanne, direi che ho buttato nel cesso un pomeriggio. Ma la liturgia prevede anche questo.
Mi guardo in una vetrina: la cravatta blu è davvero bella. Copre le occhiaie.

Mentre fingevo di ascoltarlo, ho sentito in sottofondo dall’ufficio vicino una canzone di Moby. E ho pensato al film The Beach.
Che sballo.

Oggi hai imparato alcune cose davvero importanti. Che qui ti riassumerò.
Primo: le emorroidi sono una patologia clinica seria, è necessario il supporto di un medico. Che fa uno dei lavori più brutti. Osserva culi malconci. Puoi, inoltre, valutare il cambio di stile di vita. Funziona. Magari non per le emorroidi.
Secondo: il sesso anale e la masturbazione non portano alla fecondazione.
Terzo: la cultura occidentale è molto più arretrata nell’interpretazione delle suddette pratiche sessuali. Gli orientali ne sanno di più. Investiga sul perchè lo fai. Poi fallo, ma cerca di capirti.
Quarto: Le Head Hunter donne, giovani, sono molto peggio dei vecchi panzoni.
Quinto: Il colore della cravatta, a un colloquio, è importante. Vai sul canonico. Abito blu, camicia blu, cravatta blu. Al massimo un leggero regimental.
Sesto: i gemelli di stoffa colorata devono essere abbinati alla cravatta. E sono una moda italiana. Nel senso che all’estero non li capiscono molto.

Sei cose che hai imparato oggi. Gratis.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...