Nuda, in ginocchio, pregandomi

Io odio tutto dei regali di Natale. Dalla pianificazione all’esecuzione, fin anche all’apertura. Primo perché sono ormai venticinque anni che chiedo un cane, e nessuno me lo regala. E allora ditelo. Che cazzo me lo chiedete a fare che cosa voglio, se poi fate quello che volete. Secondo perché io adoro fare i regali. E la parte migliore del regalo è che la persona che lo riceve non se lo aspetta. Invece, dal ventuno dicembre, siete tutti li, come delle iene affamate, ad aspettarvi un pacchetto.

Più invecchio, più sono le persone che si aspettano qualcosa da me. Anche il portinaio inizia a puntarmi con occhi affettuosi, mentre finge di smuovere le tre dita di polvere che riposano in una pace beata sul corrimano.

Poi adorate fare le cene. Anche io adoro fare le cene. Ma non a Natale. Non quando infilate nella lista dei commensali l’amica appena lasciata dall’ex marito o l’amico che non esce mai. Se non esce mai, perchè forzarlo? Interminabili silenzi, odiosi discorsi sulla neve, un buddista che, fingendo pace interiore, spiega come raggiungere la pace interiore. C’è sempre un buddista, in queste situazioni. Uno che ha appena scoperto il buddismo, che il buddismo gli ha cambiato la vita, che dall’alto verso il basso guarda noi, vecchi cattocomunisti del cazzo, mentre andiamo a fumare sul balcone. E disapprova il nostro fumare. Poi socializza con l’amica dell’amica, che rimane folgorata dalla pace che quest’uomo, che ha scoperto il buddismo grazie a Vanity Fair, emana. Che si fotta, lui e queste cazzo di cene, penso mentre congelo sul balcone.

Oggi sono stato alla Fiera Dell’Artigianato. In un paese democratico, veramente democratico, portare un maschio eterosessuale alla Fiera Dell’Artigianato dovrebbe essere reato penale.
Sono sei padiglioni, pieni zeppi di bancarelle. Orecchini, grembiuli, tazze, salvadanai, lampadari, coperte, giacche, borse, portafogli, angeli di ceramica, angeli di cotone, angeli di lana, angeli di zucchero, angeli di legno. Tutto, dicesi tutto, il catalogo degli oggetti di cui non si sentiva nessun bisogno, e che se mi regalassero, oggettivamente mi incazzerei parecchio. Che cazzo me ne faccio di un angelo di legno? Ho sentito fortissimo l’impulso di uscire fin da quando sono entrato. Ma si è rivelato fisicamente impossibile, visto che vieni ingoiato da un flusso di persone, interrotto solo da trolley e zaini. Cammini incastrato tra altri esseri umani, per guardare tazze, coperte e vino.
Eppure era pieno di uomini felici. Uomini sorridenti, proattivamente coinvolti nella scelta del cappello di lana da regalare alla nonna. Uomini soddisfatti, con la piantina tra le mani mentre suggeriscono un altro giro in un nuovo padiglione. Uomini seriamente attenti alla dimostrazione di come si attaccano gli angeli di ceramica all’albero di natale. E allora penso: sono io quello strano. Provo interesse, professionale, per le vite di questi uomini, che si realizzano in un posto del genere. Vorrei poter attaccare un collare di posizionamento, per seguirli nella loro quotidianità. Per capire se è normale. Magari per scoprire che collezionano peli pubici, oppure surgelano le unghie che trovano sul tram, oppure fanno anche birdwatching.
In ogni caso, è da escludere che io possa mai regalare una tazza con il nome.

Io regalo solo libri a Natale.

Io adoro i libri. Ho amato moltissime donne, ho condiviso incredibili storie con uomini incredibili, ho pianto e ho riso. Grazie ai libri.
Scelgo sempre dei grandi libri. Davvero, mi impegno. Scelgo i libri in base alle persone. Passo una media di dieci ore, spalmate sui due sabati prima di Natale, in libreria per scegliere i regali. Penso alla persona, penso intensamente a come sia fatta. Mi ricordo, con dolcezza di tutto quello che abbiamo passato insieme durante l’anno. Mi ricordo di tutto il bene che ci siamo fatti. Penso a qualcosa che potrebbe piacere. A qualcosa di adeguato. Poi smetto. Esco a fumare. Rientro, e compro alcuni libri per me. Poi esco, poi rientro. E compro dei libri che mi sono piaciuti. In generale. Non propriamente legati alle persone a cui ho pensato.

Io adoro leggere. Ma adoro anche i libri. Mi sembra davvero un bel regalo.

Tra l’altro in Italia vengono pubblicati circa cinquantamila libri l’anno. Con una media espositiva di diecimila titoli per libreria, ogni sei mesi avviene un rinnovo completo. Un italiano medio legge cinque libri l’anno. E’ quindi statisticamente confermato che le probabilità che io possa regalarvi un libro che avete già letto sono infinitamente basse. Statisticamente. Perchè poi in realtà passo buona parte dell’anno a consigliare libri e a regalare libri. Quindi, si sballa tutto. Va anche aggiunto che io, amando i libri e le loro storie, regalo le storie che mi sono piaciute di più. Credo di aver regalato almeno cinquanta Versioni Di Barney e cento Novecento. Per non parlare di Oceano Mare, l’Amore ai Tempi del Colera. La Fata Carabina, Latte Solfato e Alby Stairvation. Neruda, ad esempio, è parecchio in debito con me. Ho regalato Neruda a tutti. E un giorno, volutamente, ho lasciato anche una copia, da me autografata, su una panchina del parco della Guastalla. Nella speranza che un giovine ne facesse tesoro. Sarà finita a pezzi, per filtrini di canne. Ma non voglio pensarlo.

Beh, insomma, io regalerò libri, come tutti gli anni.

Il libro è anche un regalo estremamente onesto. Perchè può essere riciclato senza colpo ferire. Non si tratta della sciarpa di tonalità nero,marrone e giallo che il cugino della sorella del cognato ti ha regalato. Quello è impiazzabile. Il libro è sempre un libro. Una storia bellissima.

E le storie, rimangono per una vita intera. Forse, sono il più bel regalo possibile. Perchè sembra un discutibile e piccolo investimento, ma una bella storia, rimane davvero per sempre.

Beh, insomma, io regalerò libri. Come sempre.

Sono quasi sicuro che sia diventata già leggenda, questa storia del vecchio Franz che regala solo libri. Ma non è colpa mia se io ti indico la luna e tu osservi attentamente il dito.

Regalatemi libri. Non ho bisogno di nessun altro oggetto. Possiedo tutti gli oggetti che mi sono necessari, come la moto. E molti superflui. Desidero, come tutti, possedere sempre più oggetti, perchè ogni tanto li confondo con la felicità. Ma poi mi riprendo.

Regalatemi libri. Ho bisogno di molte cose, ma pochissime potete regalarmele voi.

Quali libri? Arrogatevi il diritto di scegliere per me. Male che vi vada, il vostro regalo finirà ordinatamente intonso nella libreria. Non abbiate paura di scegliere per le storie più belle.

Al massimo,riciclo al portinaio.

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