La mia agenda per un tozzo di pane

Io ho un problema di memoria. Credo sia qualcosa di serio, tipo qualche patologia incurabile. I sintomi sono chiari, e credo che stia peggiorando. Dimentico alcuni dettagli di alcune cose. Dimentico in parte. Non faccio distinzione tra cose importanti, appuntamenti non fondamentali , numeri di telefono, date, codici. Dimentico un po’ di tutto, ma solo in parte.

Fin dagli albori delle mie prime esperienze di gestione del tempo, quanti ricordi di splendidi master di time management che ricordo solo parzialmente, ho imparato la centralità del ruolo di un pezzo di carta nella vita di un uomo.

Porto sempre con me la mia agenda. Che per sicurezza ho duplicato anche in formato elettronico. Ho una agenda cartacea in grado di sostenermi quando il WiFi non c’è, e ho una agenda elettronica che rimbalza tra iPod, telefono, smartphone e iPad.

Sono in grado di fissare un appuntamento a dicembre in meno di trenta secondi, semplicemente scorrendo il dito sulla mia agenda.

Poi, di tanto in tanto, riscrivo a mano sulla agenda di carta. Sincronizzazione preistorica tra quaderno e schermo.

Avere ventisette agende che mi dicono cosa fare mi da sicurezza. Non è un risultato ottimale, ne convengo, ma è una soluzione parzialmente funzionante.

Il problema si presenta quando ricordo l’appuntamento, che è anche scritto sull’iPad e sul Blackberry, e anche sull’iPod e anche sul quaderno, ma non ricordi i dettagli, che non sono scritti da nessuna parte.

Perchè ti sembrava così evidente, facile, immediato, che dall’appuntamento derivassero nella tua mente, come da una fonte di montagna, flussi di informazioni relative ai dettagli.

E invece nulla, siccità mnemonica.

Porca puttana.

Così, ballonzolo per la hall di un cazzo di hotel cinque stelle più una, sapendo di avere una cena, ma non ricordando il nome del commensale. Penso, mi riconoscerà. La mia foto è ovunque. Linkedin, Facebook, Evernote, MSN.

Penso, mi chiamerà.

Mi do un tono, strisciando il dito indice sul bancone del bar, mentre un barman mi serve un vino rosso.

Arriva il conto, mi ero dimenticato che è assolutamente idiota ordinare un calice di vino in un hotel così.

Non c’è nessuna splendida donna su cui fare colpo, anzi, sto aspettando uno sconosciuto di cui non ricordo il nome.

Sono in una situazione di stallo, davanti a diciotto euro di calice di vino. Maledetto Morellino di Scansano.

Poi sento una mano sulla spalla.

Mi giro. Io ricordo tutte le facce. E’ il mio lavoro.

Ricordo la faccia. Non ricordo il nome.

Ma, per fortuna, sono abbastanza famoso. O perlomeno, la persona che mi ha invitato a una cena di gala personalmente, si ricorda il mio nome e la mia faccia.

 

 

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