condivisioni impossibili, ammettilo cazzo

Sto lavorando molto sul controllo delle mie emozioni. Questo per chi adora leggere del country da cowboys in questo heavy metal da eroinomani con i camperos. In pratica mi si sfalda la vita tra le dita, ma cerco di darmi un tono come i discendenti delle famiglie nobiliari in rovina. Provo rabbia, frustrazione, dolore, alienazione. E in quanto a decodifica delle emozioni, tutto bene. Ma fatico parecchio a controllare il flusso. Giro per il castello di famiglia con il mio frac, ma non ho i soldi per le sigarette.

Questo, in parte, giustifica la latitanza intellettuale. Tutte le, poche, risorse emotive, sono destinate al controllo del fronte caldo. Battaglia di trincea con la bestia.

Ma, seguendo il filone da libro di auto aiuto da Autogrill, conoscere il nemico è già un grande passo avanti. Col cazzo, avrebbe detto mia nonna, in una delle sue grandiose crisi glicemiche nelle quali veniva posseduta da un simpatico camionista bulgaro.

Oggi, o ieri, insomma nelle due notti passate tra sedili economy e poltroncine di sperduti Gates asiatici, ho pensato di sbattermene per un po’. Io non sono molto collerico. Anzi. Pacificamente convivo con alcuni dei piú grandi idioti del nostro tempo. Quindi, pensavo, basterebbe tornare a quella sana, atea, dolce, indifferenza totale.

Poi ho preso un taxi. Siamo andati per una buona mezz’ora per autostrade e ponti. Ti devi fidare, quando non sei in grado nemmeno di tradurre i cartelli stradali.

Sono arrivato da Winston in perfetto orario. Winston è il boss di Rough Craft. Roba che se appena appena ti piacciono i vecchi piaceri della vita, come una moto, del ferro e tanta fantasia, hai trovato la tua Disney World. Infilata tra i palazzi della periferia di Taipei, due stanzoni.
Ho chiacchierato con Winston, ho osservato i miracoli delle mani che piegano l’acciaio, mi sono gustato il piacere silenzioso delle dita che scorrono sulla vernice glitterata. Una splendida gita.

Ma sono uscito ancora più incazzato di prima. Seduto in un 7/11, con in mano un orrendo caffe con dentro due etti di ghiaccio e tre dita di latte caldo, ho pensato che bisognerá accontentarsi. Più che controllare le emozioni, si tratterá di una convivenza tra due ex amanti.

Speriamo solo che sia la rabbia ad abbandonare il mio corpo, e non il mio corpo ad abbandonarmi.

In aereo ho visto Savages, il film tratto dall’omonimo di Winslow.
Presupponendo che di cinema non mi interessa capire, e confermando che un buon libro è sempre meglio di un buon film, è stato divertente vederlo.

Adess ascolto Bob Marley mentre cerco di pensare a una poesia che sia bella come la notte asiatica che si affaccia alla mia finestra. Uno scarafaggio sta tentando l’irruzione nella mia stanza, strisciando sulla finestra.
Adoro le cittá che non dormono mai. La notte, da solo, ti senti meno solo, se sai che sotto il tuo hotel c’è un SevenEleven aperto, con noodles caldi e odore di unto.

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