Fatti non foste per i fasti dei fusti

Oddio, sembra davvero che tutta questa sconvolgente attualità ci stia drammaticamente portando a dover avere un’opinione.
Farmi un’opinione su un argomento, solitamente, mi richiede uno sforzo non commisurato ai risultati. Io ho avuto numerose opinioni, costruite con la fatica di raggiungere le fonti, costruirsi un’idea, confrontarsi. Ma, maledetti trent’anni, con il tempo ho imparato una drammatica verità: nella maggior parte dei casi, non serve quasi a nulla avere un opinione fondata su realistiche fonti.

Metti la storia della camorra a Milano. Metti anche uno stordito, tontolone, un po’ ritardato, insomma uno di quelli che non ci arriva subito al nocciolo della questione. Uno così, ci avrebbe messo meno di venti minuti, girando a zonzo per Milano, a capire che qualcosa, camorra, mafie, ndrine, qualcosa nel network dell’onestà era cambiato. Qualcosa nelle facce, nella spocchiositá, nella gestualità.

Metti la storia, infinita, di questa classe politica. Le note spese, i pranzi a scrocco, le jeep comprate perché nevica, le fatture sottobanco. Metti il nostro amico tontolone, quello che abbiamo mandato a Milano per venti minuti nella zona dei locali della Movida. Avrà avuto da ridire con il parcheggiatore abusivo, o con lo spacciatore di coca, ma sarà riuscito ad uscirne. Ecco, mettilo davanti a questa classe politica. Anche lui ci metterà davvero poco a capire. C’è del marcio da anni, da generazioni. Andiamo avanti a ventenni, nel senso di periodi di venti anni.
Ed è un ventennio, tondo e pieno, che questa storia va avanti. Dai ruggenti anni ottanta dello Zampetti, ai deprimenti anni dieci di Zambetti.

La cronaca, le prime cinque pagine di ogni quotidiano, mi schiacciano nella solitudine delle mie opinioni. Costruite su dubbi, insinuati osservando, e dai fatti, trovati cercando.

Ogni volta che osservo la Minetti, osservo crescere in me la certezza dell’utilità della depilazione definitiva, la necessità dell’uso corretto delle narici, l’importanza della figa per un uomo che supera i cinquanta, e le promesse che si fanno per un pompino. Poi mi viene una tristezza infinita. Una solitudine amara.

Sono mesi che mi intristisco a leggere i giornali, ad ascoltare la radio, a guardare i telegiornali.

Sono mesi che mi costringo a tenere a bada, tirando il guinzaglio, le mie fottute opinioni.
Come tutti i catto comunisti, balzello tra la gioia infinita per l’autodistruzione del berlusconismo e l’ansia per la sparizione della sinistra.
Guardo Grillo attraversare a nuoto lo Stretto, vedo Mussolini in canotta.

Sento la crisi stritolare le mie comode abitudini di cittadino pigro. Ma non cambio i miei vizi. Confermo le mie opinioni.

E le porto a passeggio con me.

Dio mi tenga lontano dall’attualità. Adoro la storia, ecco datemi la storia. Leggerò di Grillo e della Minetti fra qualche anno. Con calma.
Sono pessimista. Questo mi ha sempre salvato.

Ma, vi prego, risparmiatemi tutto questo.

Vado via per un po’.
Leggerò di voi. O per lo meno, leggerò.

surf it fritz

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