Compro, Dunque Sono

Siamo arrivati in libreria senza che io mi ricordassi perché. Addirittura, siamo arrivati in centro senza che io capissi bene perché. Poi ho comprato un paio di pantaloni, di tessuto, marroni. Roba hipster che si associa alla mia barba hipster. 

Poi il Piccolo si è incamminato verso la libreria. Lui prende a grandi passi qualsiasi orizzonte gli si ponga davanti. Inizia semplicemente a camminare. Non fa domande, parte entusiasta. Le braccia larghe, a bilanciare l’ondeggio dei piedi, la testa bassa, a guardare per terra. Parte. E’ in grado di camminare circa tre minuti filati. Entro questo tempo limite cade, prevalentemente per tre ragioni: urta un oggetto, si dimentica la corretta sequenza di movimenti per camminare, si stufa. Quando cade piange. Ma tenta subito di rialzarsi da solo. Mi piace il suo carattere. Si lamenta, cerca di ottenere consenso, ma poi si sbatte da solo. 

Immaginate il Piccolo, in centro, di sabato. Una creatura alta circa sessanta centimetri, che cammina serenamente in mezzo a centinaia di starnazzanti adolescenti e bavosi quarantenni. In questi casi mi affido al mio sviluppatissimo senso paterno. Lo seguo e cerco di evitare ferimenti profondi, rapimenti, ustioni. 

Penso che questo, in fondo, sia il ruolo di un padre. 

La libreria non è propriamente il posto perfetto dove portare il Piccolo. Migliaia di oggetti a portata di mano, pronti per essere lanciati o usati come appiglio. Ma, penso che questo, in fondo, sia il ruolo di un padre. Andare in libreria con il figlio. Magari, è un po’ prestino. Ma mi piace la precocità. 

Avendo davanti tredici ore filate di aereo, più tre di attesa più altre due di volo, tutte in un giorno, sento forte il bisogno di comprare un libro. Un libro che mi faccia godere, che mi tenga attaccato mentre sorvolo mezzo mondo, che mi incolli alla sedia mentre aspetto, che mi tenga sveglio mentre mi collassa il mondo addosso dopo quaranta ore sveglio. 

Libri così, ne converrete, non ne scrivono molti. E poi, fortunatamente, c’è il Digital Entertainment dell’aereo. Ovvero quella sfilza di film che ti si parano a venticinque centimetri dal naso. Io adoro guardare i documentari sulle città di destinazione. Mi piacciono le colonne sonore. O anche le compilation per rilassarsi. Quelle per chi ha paura di volare. Quelle che ti fanno dormire subito. 

Mentre il Piccolo faceva a pezzi un libro della Parodi, senza che ne io ne nessun altro avventore facessimo nulla per impedirlo, ho trovato il nuovo libro di Mughini. 

E l’ho comprato. 

Mi faceva ridere. 

Lo porterò in volo con me. 

Se non si tratta di un gran libro, giuro che mi incazzo. A settemila miglia di distanza, ma mi incazzo. 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...