Cinque ottime ragioni per diventare padre

Seduto al bancone di un bar, fumo lentamente cercando di non guardare i cinque soldati che davanti a me mangiano e bevono.
Di fianco, seduti a un tavolino nell’angolo, due ragazzi, lei biondissima, bevono lentamente due rhum più qualcosa. Per mischiare il rhum ci vuole cultura, e un barista. Di quelli veri. Che tutti sputano su una delle professioni più importanti e nobili del mondo. Dalla vecchia che sta appoggiata sulla cassa non mi farei fare nemmeno un bicchiere d’acqua, ma in posti come questo si fa di necessità virtù.
La vecchia ha zoccoli pesanti, che sbattono per terra ogni volta che si avvicina ai soldati per portare birra. Diavolo, quanta birra.

Sono venuto qua per scrivere. Fuori c’è una notte perfetta, stelle luminose e vento caldo che tira verso il lago. Alle spalle le alpi bianche. In strada nessuno. Sono paesi in cui le anime vengono per dormire. Uno sputo dalle grandi città, per questi villaggi fantasma. C’è anche la chiesa. Con il campanile. Prima che la vecchia mettesse una radio immonda che manda jazz, musica napoletana, grandi successi tedeschi e colonne sonore di film americani senza nessuna logica, si sentivano anche le campane.
La mia stanza da esattamente sulla canonica. I soldati alzano la voce senza accorgersene. Ridono, urlando. La fortuna di non capire una parola non mi salva dal rumore assordante. Festeggiano.
La bionda si toglie lentamente la felpa, lasciando che tutti gli occhi guardino la vita che spunta da una maglietta.
Sono posti, sono situazioni, in cui potrebbe non succedere nulla per anni. Forse per secoli.
A parte il rumore assordante delle risate dei soldati, ubriachi.

Non c’è niente di peggio che avere in testa una poesia per tutto un viaggio. Tra curve e tornanti, tra passi di montagna e statali infinite, le parole che scorrono chiarissime in testa. E poi arrivare e non ricordare nulla. Forse per i soldati. Forse per la stanchezza.

Ci sono tantissime ragioni per cui ho voluto un figlio. Tutti validissimi argomenti di discussione tra uomini che non hanno figli. Poi, il test di gravidanza, il pancione, i mesi infiniti di coccole, visite, abbracci, lavori in casa. E tutte queste ottime ragioni ti sembrano la cosa più ovviamente giusta del mondo. Ti ci vuole solo un po’ ad abituarti al fatto che sei diventato padre. Solitamente mesi. I più bravi ci mettono poche settimane. I peggiori una vita. E non sempre, avere di fianco una donna che diventa madre aiuta. Quelli che ci mettono pochi giorni vanno tenuti lontani. Sicuramente presto o tardi imbracceranno un fucile automatico e raderanno al suolo una scuola o un’ospizio. Nel migliore dei casi si schianteranno dopo essere andati a travestiti in una statale sperduta, ubriachi fradici del loro finto splendore.

(la vecchia mi serve dell’Havana 7, i soldati abbandonano in gruppo il posto, comincio a sentire Frank Turner nelle cuffie, la vita mi sorride).

Sembra scontato, ma diventare padre è una rivoluzione. Una di quelle rivoluzioni che nella vita sono necessarie. Niente sarà come ti aspetti, e tutti quei cazzo di libri che stravendono a genitori psicotici servono giusto a ingannare il tempo tra il test di gravidanza e la sala parto.

Per diventare padre serve incoscienza, serve coraggio, serve una donna, serve un sacco di amore.
E servono delle ragioni. Più del coraggio e più dell’amore.

Forse una delle ragioni è proprio l’amore.

Guardando mio figli negli occhi sento tutto l’infinito di una nuova vita, una nuova persona, un nuovo futuro. Mentre gioca, impegnatissimo, con un pezzo di qualsiasi cosa che per noi è insignificante, sento tutto il brivido del suo futuro. Ecco un’altra ottima ragione: il senso del futuro. La continuazione di qualcosa di immenso. Mio figlio vivrà anni che io non posso nemmeno immaginare. Mi spetta di dargli in mano un mondo il più possibile umano, o meglio la capacità di sopravvivere in tutto questo. Poi vivrà, amando, odiando, godendo e soffrendo, per conto suo. Roba da vertigine.

Un figlio è il miglior modo di dire ti amo. Alla vita, alla donna che ha il coraggio di averti al fianco, al tuo passato e al tuo futuro. Ecco la terza ragione: un figlio, di questi tempi, è un gesto sconsiderato, economicamente svantaggioso, un’incognita, quasi folle, insomma un gesto d’amore.

(la vecchia alza il volume mentre Sting canta. Presa da un improvvisa voglia di movimento si mette a pulire un tavolino)

Un figlio, quarta ragione, è il viaggio più lungo e vero che tu possa fare. Dura una vita e non ne conosci la destinazione.

In fondo, hai ragione tu, siamo davvero pochi. I giardinetti sono pieni di vecchi e badanti. Dovrebbero togliere i giochi e le altalene, e sostituirle con degli svuota catetere o con delle cabine telefoniche. Non mi spetta di analizzare il problema, non mi spetta di giudicarlo.
Posso solo dirti che, se puoi appena appena farlo, ti suggerisco vivamente di fare un figlio.

Anche e soprattutto per goderti la quinta ragione. Che capirai solo dopo averlo fatto ed aver compreso di essere diventato padre: è la cosa più totale che tu possa provare. È un orgia di sentimenti, una nausea di sensazioni. È il totale di una somma che credevi di aver già calcolato. È la provvisorietà di tutte le cose che credevi certe.

C’è della poesia nella fatica di tutti i giorni, nelle aspettative, nelle notti insonni, nei sorrisi.

Sono ottime ragioni per fare un figlio. Lo stesso provarci, se fatto con continuità, è una gran bella ragione. E almeno per questo, non dovresti aver bisogno di libri.

(la vecchia spegne lo stereo con decisione. Sono rimasto solo, con la mia poesia appesa chissà dove. Maledetta memoria).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...