Amore, harley e macedonia

Mi sveglio con un preoccupante ritardo sulla tabella di marcia, che già vive di perenne ritardo di suo. In pratica mi restano sette minuti netti per le rituali ablazioni mattutine, chiusura bagaglio, occhiata agli angeli che sparpagliati per casa dormono più o meno russando, per arrivare al taxi, al quale devo chiedere di correre (già previsto dal normale piano), per arrivare in aeroporto in tempo per saltare la coda, per salire sull’aereo attraversando il terminal correndo.
Con il tempo ho sviluppato tutte le prerogative che rendono animali unici i permanent travellers. Una è il costante restringimento dei tempi previsti per arrivare in aeroporto o in stazione.
Una specie di sfida con se stessi. Poi so prepararmi un bagaglio a mano per una o due notti fuori in sei minuti netti, prevedendo cambio elegante, cambio sportivo, generi di primo conforto, sacchetto per le grandi emergenze mediche tipiche, libri, e anche un comodissimo cambio aggiuntivo, utile a chi ama viaggiare con compagnie dalla cancellazione facile.
La perenne sfida con me stesso sui tempi mi porta a svegliarmi sessanta minuti prima della partenza del mio volo, al quale mi presento un minuto prima della chiusura dell’imbarco. Togliessi la sigaretta, guadagnerei in salute e tempo, ma non sarei più io.

Mi riaddormento, ma sono nel pieno di un sogno umido, pieno di musica, faticosissimo. Mi sveglio sulla carrozza numero 8, a 301 km/h, nel mezzo del nulla che è il mezzo della Spagna.
Adoro il treno. Adoro osservare tutta la vita scorrermi dal finestrino, senza saper minimamente dove sono.

Ricordati, se vuoi intraprendere un qualsiasi lavoro che ti porti a dormire fuori casa più del 50% del tuo tempo, che la prima cosa da imparare è come ordinare riso e pollo in tutte le lingue possibili. Per garantirti la stabilità intestinale necessaria a non morire accasciato nel bagno di una stazione di provincia o nelle spaziali aree di servizio austriache.
È l’unica cosa che devi davvero imparare. Il resto viene da se. Se sei uno dei numerosissimi schizzinosi del cuscino,quelli che se cambia un centimetro di cuscino non dormono due notti, oppure se sei tra quelli che non vedono nessuna possibilità di utilizzare una tazza diversa da quella del loro cesso, a costo di pericolose implosioni gastriche, ecco se sei tra questi, non ti preoccupare.
Niente come crollare di sonno su una tazza di un cesso per fumatori di un aeroporto cinese ti insegnerà in primis quanto sia fondamentale tenere separate le due attività, e poi quanto é facile adattarsi quando si ha davvero bisogno.

Mi godo un tramonto surreale. Faccio incetta di tramonti. Non ricordo quando ho iniziato a dormire ovunque. Ricordo solo di aver imparato a legarmi la borsa alla caviglia destra. Mi serve la musica.

Giusto ieri, uscendo dall’ufficio di corsa per evitare il lancio della macchinetta del caffè contro qualche collega, ho deciso il titolo del 2012. Ogni anno ha un titolo. Solitamente ricevo da me stesso la lista delle nomination verso ottobre. Così nel novembre 2002 potevo confermarti che si trattava di “noia, arachidi e mojito”. Come il 1997 fu l’anno del “ma porca di quella puttana”.
Grandi gioie per un 2003 all’insegna del “guanti, guantoni, ossa, sassi”.

Questo 2012 ha una copertina molto anni 70. Molto piena di quella psichedelica pittura apprezzabile solo con un uso massiccio di LSD. Comunque vada a finire, a oggi il titolo è “Amore, macedonia e Harley”.

Mi sono, preoccupantemente, già ampiamente rotto il cazzo (espressione gergale per indicare che mi sono rotto il cazzo) di sentire le lamentele, le preoccupazioni, le statistiche, le promesse, le aspettative, le lamentele, le preoccupazioni, le statistiche, le promesse e le aspettative. Le lamentele, le preoccupazioni, insomma un pericolosissimo circolo vizioso di lamentevoli voci.
Solitamente mi succede a luglio, quando giallognolo e con occhiaie spaventose, mi prendo clamorose sbronze di recupero per uscire dal tunnel dei fogli di excel e dei grafici.

Forse sto invecchiando. Ieri mi spogliavo insieme alla Signora, appoggiati ai bordi del letto. Spogliarsi ai bordi del letto nei primi sei mesi di fidanzamento solitamente corrisponde al massiccio utilizzo del letto stesso e dei mobili prossimi al letto per lussuriose complicazioni di carni. Spogliarsi ai bordi del letto per due sposi, solitamente corrisponde a un buon momento per litigare sulle vacanze. Spogliarsi ai bordi del letto per due neo genitori, corrisponde all’unico momento in cui parlarsi, tra mutande e perizomi e qualche immancabile gioco di silicone dalle forme lievemente falliche.
Insomma, io e la Signora ci spogliavamo osservando che forse, forse, forse, stia o davvero invecchiando. Solo un poco. Nulla di drammatico. Solo un sensibile movimento dell’orologio biologico. Una tacca in più. Io ci pensavo da qualche settimana. Ci metto due giorni a rimediare una sbronza, passo intere ore a cercare di ricordare dove ho nascosto qualcosa, sento freddo alla schiena quando vado in moto, e ho una cartella medica di cinque centimetri di spessore. Ma forse questo è solo per svariati anni di ipocondria.

Forse sto invecchiando. In ogni caso, sia chiaro, questo psichedelico anno, dal numero nobilmente tondo e pari, non mi vede gettare la spugna con anticipo. Non sia mai. Il mio vecchio spirito da piazzista porta a porta non ammette di gettare mai la spugna. Ma ho deciso che, perfetto sincronismo con la primavera esplosiva, questo sia l’anno dove re imparare ad amare.
Sempre altruista, in primis amare me medesimo. Insomma, qualche attenzione in più nei miei confronti non la vedo nemmeno male in un anno in cui i metrosessuali sono diventati ufficialmente un popolo. Non sai cosa sono i metro sessuali? Nessuno, prima che venisse inventato il maNscara, lo sapeva con certezza. Sono gli eterosessuali attenti al proprio corpo come gli omosessuali. Bistecconi palestrati, con ciglia perfette, addome depilato, eyeliner oppure maNscara, ossessiva attenzione per un discutibile genere di vestiti. Come tutte le brutte malattie, li trovi in palestra, in piscina, in discoteca e nei luoghi affollati. Ah, se provi dissenso, forte disorientamento, disapprovazione, sappi che pare che il metrosessuale sia il principale desiderio nascosto della maggior parte delle donne. Statistiche alla mano. Ergo, depilati, oliati, palestrati, dimagrisciti, dai al tuo lato etero uno schiaffo molto omo. Ma non emo.
Tu, io continuo a bere. Che prima o poi ritorno di moda. In qualche sottocultura di strada sono ancora in auge.
Comunque quest’anno mi vorrò tremendamente bene.
Poi amerò tutti. Molto più di prima. E seguendo la teoria delle cerchie di Google+. Partirò dai più vicini, ma prima o poi arriverò anche ai lontani. Pioggia di amore incondizionato.
Amerò, per chiarezza di intenti, anche alcuni oggetti. Tra cui la mia adorata moto.
Alla quale riserverò attenzioni e tempo.
Amerò la natura, anche se nel suo piccolo mi fa incazzare non poco.

Tra i primi gesti di questo nuovo trend, segnalo al grande pubblico una settantina di buoni propositi che vanno sotto la categoria “mi amo” e che so che non manterrò mai. Voglio smettere con il fumo, il caffè, grassi saturi, latticini, carni rosse, verdure filanti, cioccolato, alcool ma non rhum, ibuprofene. Voglio correre, nuotare, sciare, surfare, scalare. Vado sulla teoria dei grandi numeri. Su una scala di ottanta cose, è probabile che almeno una io riesca a farla.
Altro eclatante segnale è nel destino del mio balcone. Voglio piantare una pianta da frutto. Ma dato che mi piacciono sia i limoni, sia le fragoline di bosco, sia i pompelmi che le pesche, ho deciso di piantare una pianta di macedonia.
Pr questo sto accumulando lattine di macedonia in scatola vicino al vaso più grosso, per prepararlo al suo destino.

Sarà un anno così. L’amore starà a me come il sesso tantrico a Sting. Potrò garantire anche io ore, voci dicono otto di fila, di amore incondizionato.

Presto, molto presto tanto da poter dire prestissimo, mi amerò facendo l’incredibile sforzo di mettere ordine dentro Radiocorrida.
Avrà un titolo bellissimo.

Come questo 2012.

Life is short fritz, love, harley and fruit salad to all!

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