Fratello metallo

Del metallo, della pietra e del legno ho una grande ammirazione. Mi piace il senso di divenire. Mi piace ancora di più conoscere le persone che lavorano su questo divenire. Ma ho un debole per il metallo. Se dovessi scegliere tra i tre, e’ il metallo ad affascinarmi di più. Una lastra che diventa, battuta con la saggezza che solo un’idiota scambia per violenza, qualcosa di definitivamente solido, perenne. Il legno e la pietra mi incutono riverenza, con la loro storia. Millenni di mani, scalpelli e lame. Il legno e la pietra, questa forse e’ la differenza più violenta, sono volumi che si assottigliano per diventare qualcosa. C’e’ occhio, genio e mano. Pazienza e visione. Il metallo si piega, contorce, dilata, per diventare qualcosa di completamente diverso. Il metallo e’ l’infinito dell’industria, e’ il potere della forza di chi lo sa piegare. Il metallo e’ molto più presente, se il legno e la pietra sono un nobile passato.

Ragionamento opinabile, opinione decisamente personale, forse troppo rock n roll.

Credo nei santi che negli anni hanno lavorato sui metalli, creando utensili, mezzi, oggetti, inutilità quotidiane.

E ho un debole, fin dai primi mesi estivi delle elementari, per le officine meccaniche. Per gli odori, per le luci, per la viscosità dell’olio.
Ho imparato a fumare con lentezza, guardando la battitura di un pezzo di acciaio.
Ad accarezzarlo, per sentire le imperfezioni.

E poi mi sono innamorato delle moto di ferro, perché sono un modo supremo di lavorare il metallo. Mi sono innamorato dell’acciaio, delle leghe leggere, dei rumori di un carburatore battuto male.

Ho smontato la prima Vespa con la religiosità di un sacerdote che apre il tabernacolo.

E, crescendo, ho imparato ad apprezzare il mondo dei battitori di lamiere e delle loro creature su due ruote. Forse per questo giro su un pezzo di acciaio, kevlar, gomma acida. Vibra, e’ scomodo, e non ha nulla a che vedere con la perfezione di alcune creature molto più veloci, stabili e possenti.
Ma si sentono le mani che lo hanno disegnato, si sente il gusto di chi l’ha costruito.

La mia motocicletta e’ maschio, perché prima di essere motocicletta e un pezzo di acciaio, un affronto all’aerodinamica e al progresso.

La mia motocicletta e’ odori di fabbrica e rumore di una forza che brucia le gomme.
E’ la storia di un viaggio, e’ la linea senza tempo di un classico far motociclette.
Ma prima di tutto e’ un pezzo di acciaio.

Questa sera a Milano c’era il freddo assordante che anticipa la neve. Pungente, silenzioso, assordante. Forse non nevicherà.

E gironzolavo, tra grosse strade, lampioni e ponti, con il rombante tossicchiare del mio pezzo di acciaio.

Mi sono fermato sotto un grande cartello luminoso. Del circo.
E mi sono acceso una sigaretta. Fumare in santa pace la sigaretta della domenica. Fosse l’unica, sarebbe un gran progresso. Ma in fondo non ho voglia di smettere di fumare, come non ho voglia di smettere di correre e di sognare. Di viaggiare, di provare, e di amare. Le pagherò tutte queste cose. Splendidi verbi, maledetti vizi. Ma sono felice.

Insomma,fumavo lunghe boccate di freddo e nicotina e ho sorriso guardando il culo perfetto del mio pezzo di ferro. E’ davanti a queste curve, al loro luccicante inseguire i riflessi, che mi emoziono. Mi piace sentirla strillare sui tornati, mi piace buttarla a casaccio tra le curve, mi piace lanciarla sulle strade che vanno fuori città. Ma mi piace anche, terribilmente, fermarmi a guardare tutto questo metallo, messo insieme così bene da far sorridere.

Forse un giorno mi passerà la smania di farli correre, questi pezzi di metallo. Forse mi passerà quando avrò smesso di scappare.

Ma non smetterò di godermi, mentre fumo, la storia che immagino dietro a ognuno di questi pezzi di metallo, gli odori che posso sentire, il viscido olio lubrificante delle presse, il rumore assordante, e la perfezione di un pensiero, geniale, che diventa tutto questo.

Cambiando discorso, rovinando la poesia di metallo, si avvicina una delle mie feste favorite. Chi mi segue dal vecchio e polveroso blog, sa quanto sia importante per me San Valentino.
Perché mi permette di far polemica, di essere cinico, di sproloquiare.
Tutte cose che adoro fare.
Questo San Valentino, festeggiatelo con un oggetto di cui siete innamorati. Lasciate perdere le persone. Fottetevene delle persone. Le persone hanno delle grandi aspettative su San Valentino. Gli oggetti no. Festeggiate San Valentino con il vostro libro preferito, con la vostra caffettiera, con la vostra moto. Il vostro televisore, la lavatrice, i pattini…

Ma avremo tempo per tornarci…
Nuovo blog vecchie abitudini

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