Bulldog, polli e sfigati

Mi cammina davanti, impettita come una involontaria gallina 10 e lode Amadori.
Colpa del tacco troppo impegnativo, unito al pavimento misteriosamente perennemente scivoloso di Malpensa.
Questo posto ha perso tutta la poesia magica degli aereoporti, diventando una specie di museo gigante, intasato di low cost e pieno di spazi vuoti che spingono da tutti gli angoli.
Sulla teoria del pavimento scivoloso mi sono didlettato per anni, sta di fatto che e’ praticamente impossibile accelerare il passo in quasi tutto il Terminal 1.
Si rischiano strappi e osceni tentativi di proto-pattinaggio.
Ho ancora vivido il ricordo dello strappo inguinale da corsetta e delle dieci ore di volo subito dopo. Sembrava avessi un joypad in mezzo alle cosce.

Lei cammina quasi correndo, seguita fedelmente da un trolley di pelle, con le cerniere dorate e il prezzo top. Quelli che un giorno un misteriosamente famoso stilista ha chiesto di produrre al suo staff.

“facciamo i trolley”
“ma noi facciamo borsette e portafogli!”
“tu chi cazzo sei?”
“enrique portolej, stagista da cinque anni, junior product manager per i bottoni destri della borsa”.
“esci dalla mia elegante vita e rifugiati nella tua futura povertà’…ti licenzio! Ho sempre sospettato tu fossi eterosessuale e polemico. Ahhh, ucciderete la moda!! Audrey, portami una tisana di carcade’, finocchio, mojito e passiflora….”
“dicevo, facciamomi trolley.”
“prendere il marchio, ripeterlo ossessivamente per un metro di pelle, et voila’. Il prezzo deve essere meno di un motorino ma molto di più’ di un vibratore di platino”.
” ma mio signore, nessuno pagherà’ così’ tanto per un oggetto poco funzionale. Il trolley e’ uno strumento di lavoro…”
“tu vuoi ancora dire ai tuoi amici che hai un lavoro nella moda. Tu vuoi ancora che quando loro guardano dai loro divani ceto medio, Il Diavolo Veste Prada, ti pensino mandandoti sms? Vuoi avere uno stipendio inferiore alla soglia di poverta’? Vuoi lavorare in centro? Tu vuoi tutto questo?”
“ok, ci lavoreremo. Possiamo almeno mettere delle cerniere dorate e una maniglia allungabile di finta pelle?”

E’ alta, elegante, pettinata disordinatamente come la maggior parte di noi, svegli troppo presto per avere tempo di guardarsi in uno specchio.

Riceve una telefonata sul BlackBerry, rallenta, la collisione e’ prossima, provo una manovra d’emergenza, ma i miei riflessi sono fotovoltaici. Senza luce solare so di non potercela fare.

Tecnicamente si tratta di un tamponamento da check in.
Ne succedono spesso. E’ difficile spiegare perché’ ma gli esseri umani tendono a raggrupparsi in ordinate file mentre procedono per gli spazi immensi dei check in. E trotterellano come formiche. Si ferma uno, si fermano tutti. E’ uno dei momenti di prossimità’ con le scimmie più’ accentuati della moderna vita umana.

Le chiedo scusa, lei si gira, scosta il telefono e

Finale Uno, per tutta la famiglia, bambini accompagnati.

Lei si gira, scosta il telefono e con un sorriso appena accennato mi dice “e’ stato un piacere”.
Poi ride sommessamente. La ritrovo in coda per salire sull’aereo.
Il volo passa sereno, mentre ci teniamo d’occhio. Sembra che la primavera sia arrivata prima, e questa odiosa low cost sembra una poltrona gigante.
Sara’ una stupenda cena sul mare, a Barcellona. Saremo amici per sempre, forse amanti.

Finale Due, vietato ai minori di quattordici anni

Lei si gira, scosta il telefono e mi urla: ” ma brutto fijo de na mignotta, vatte a palpa’ tu madre. Stronzo. No ma lo avete visto sto pezzo de merda, provolone de sto cazzo”. Urlando riesce persino a svegliare i poliziotti, quelli che vivono in piedi sotto i monitor dei terminal. Mi scoprono l’orologio patacca. Mi arrestano, mentre lei urla ancora incamminandosi dentro l’aereo. Monti mi addita, qualche giorno dopo, sul Corriere, come il modello del piccolo evasore, il fastidio d’Italia. Mi faccio sei mesi a San Vittore, in cella con quattro magrebini, due slavi e un camorrista. Un luogo comune in tutti i sensi.

Invece grugnisce. Da un viso così’, ovale, elegante, pulito, esce un verso decisamente più’ adatto a un bulldog inglese con problemi respiratori. Grugnisce.
La gente, la mattina, grugnisce.
Le donne eleganti, la mattina, grugniscono.

E’ così’ che va il mondo. Ma e’ bene che tu, studente universitario sotto i 28 anni, e quindi ancora in tempo per essere dichiarato intelligente nonché’ futuro stagista a vita ( ma intelligente, perdio).
E’ meglio che tu non sappia che nel mondo del lavoro, la gente grugnisce dalle sei della mattina.

Nessuna pietà’. Non hai studiato per questo. Nel 70% dei casi, hai comunque studiato cose che ti serviranno solo per annoiare tuo figlio. Non ti hanno insegnato le regole di ingaggio. Sei fanteria da macello.
In un mondo di bulldog sei un delizioso golden retriver…

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